La paura di ragni e serpenti è innata? L'esperimento sui neonati ha la risposta

La paura di ragni e serpenti potrebbe avere radici molto più profonde dell’educazione o delle esperienze vissute. Un esperimento condotto su bambini di appena sei mesi ha mostrato che il loro organismo reagisce in modo diverso quando davanti agli occhi compaiono questi animali.

I ricercatori hanno fatto sedere i piccoli sulle ginocchia dei genitori, in una stanza controllata, mostrando fotografie di ragni alternate a immagini di fiori simili per dimensioni, colori e luminosità. Un sistema a infrarossi ha seguito ogni variazione delle pupille, rivelando una dilatazione media di 0,14 millimetri davanti ai ragni, contro appena 0,03 millimetri osservati con i fiori (c'è chi trascorre 72 ore "intrappolato" con serpenti velenosissimi).

Come è stato condotto l’esperimento

Il dettaglio è importante perché, mantenendo costante la luce, l’allargamento della pupilla può indicare una maggiore attivazione del sistema noradrenergico, coinvolto nei meccanismi di attenzione e stress. Per evitare che i bambini fossero influenzati dalle reazioni degli adulti, i genitori indossavano occhiali oscurati e non potevano vedere le immagini proiettate. I risultati, quindi, non dipendevano da un sussulto, da una smorfia o da un movimento involontario della persona che teneva il neonato in braccio.

I risultati sui serpenti

La prova con i serpenti ha restituito un quadro più complesso e in una prima fase, gli stessi sedici bambini hanno osservato serpenti e pesci abbinati per caratteristiche visive, senza mostrare differenze significative nella dilatazione pupillare. I ricercatori hanno allora organizzato un secondo test con altri trentadue neonati, divisi in due gruppi: uno guardava soltanto serpenti, l’altro soltanto pesci. In questo caso la risposta media è stata di 0,29 millimetri davanti ai serpenti e di 0,17 davanti ai pesci.

Cosa suggerisce lo studio

Lo studio non dimostra però che i bambini nascano già terrorizzati. Una pupilla più ampia segnala eccitazione fisiologica e attenzione e non necessariamente paura cosciente. Secondo gli autori, il cervello umano potrebbe possedere una predisposizione evolutiva a riconoscere rapidamente forme associate per milioni di anni a possibili minacce, rendendo più facile imparare in seguito a temerle. Esperienze negative, comportamento dei genitori e vulnerabilità individuale potrebbero poi trasformare questa sensibilità iniziale in una vera fobia.

I limiti della ricerca

La ricerca resta limitata dal numero ridotto di partecipanti e dalla difficoltà di separare completamente la minaccia dalla complessità visiva delle immagini. Ragni e serpenti potrebbero attirare maggiormente lo sguardo anche per la loro forma articolata o perché sono animali. Il risultato più prudente è che la paura non è scritta alla nascita, ma che il nostro cervello possa essere preparato fin dai primi mesi a notarli più rapidamente, concentrando l’attenzione.

Quanto possono vivere i serpenti? La durata di questo è impressionante.

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