La rivincita del pangolino: il docufilm di Pippa Ehrlich sul mammifero più trafficato del mondo trionfa al 29° Gran Paradiso Film Festival

Il pangolino, il mammifero tristemente noto per essere il più trafficato al mondo, si prende la scena al Gran Paradiso Film Festival, in Valle d'Aosta. Lo Stambecco d'Oro della 29esima edizione dell'evento cinematografico è stato assegnato a “Pangolin: Kulu's Journey” della regista premio Oscar Pippa Ehrlich

3 Agosto 2026

@PANGOLIN: KULU’S JOURNEY (Pippa Ehrlich)/GPFF

Indice

  • Un premio che accende i riflettori su un mammifero iconico da salvare
  • Gli altri riconoscimenti
  • Perché abbiamo bisogno del Gran Paradiso Film Festival

Il Gran Paradiso Film Festival 2026 ha incoronato il documentario “Pangolin: Kulu’s Journey” di Pippa Ehrlich, che si è aggiudicato lo Stambecco d’Oro. Un premio prestigioso, conferito nel corso della cerimonia che si è svolta sabato 1° agosto alla Maison de la Grivola di Cogne, che accende i riflettori sul commercio illegale (e crudele) del mammifero più trafficato al mondo.

Il cinema può fare qualcosa che il dibattito mediatico non riesce più a fare: emozionare senza semplificare. – ha sottolineato Luisa Vuillermoz, Direttrice Artistica del Gran Paradiso Film Festival, che ha intervistato la regista sudafricana che nel 2021 ha trionfato agli Oscar con il docufilm My Octopus Teacher – L’immagine di un pangolino che torna in libertà, girata da Pippa Ehrlich, ti resta addosso per giorni, non passa nel tempo di un reel. Il cinema documentario ha la pazienza del tempo lungo — lo stesso tempo della natura. Non credo che risolva i grandi problemi della coesistenza tra uomo e wildlife, ma può ricostruire il terreno emotivo su cui poi le decisioni si prendono. Le agende cambiano quando cambia l’immaginario collettivo.

A Pippa Ehrlich, che già nella 24esima edizione del festival aveva portato a casa lo Stambecco d’oro per “My Octopus Teacher”, è stato conferito il premio Gran Paradiso Film Festival Legacy Award 2026, per essere riuscita a coniugare eccellenza artistica, innovazione narrativa e profondo impegno civile, trasformando il cinema naturalistico in uno strumento attivo di consapevolezza e cambiamento.

Il docufilm “Pangolin: Kulu’s Journey” ha conquistato anche lo Stambecco d’Oro Junior, confermando la sua capacità di parlare a spettatori di ogni età attraverso una storia emozionante che diventa denuncia globale: quella di Kulu, un cucciolo di pangolino salvato dai trafficanti – grazie all’intervento prodigioso di un uomo – e accompagnato in un delicato percorso verso il ritorno in natura. Si tratta di un riconoscimento che assume un importante valore simbolico in un festival giunto alla sua 29esima edizione e nato per raccontare il rapporto tra esseri umani e mondo naturale e che, quest’anno più che mai, invita il pubblico a interrogarsi sulla coesistenza, una dinamica antica quanto la vita stessa e condizione fondamentale per la sopravvivenza.

C’è un aspetto che caratterizza il Gran Paradiso Film Festival, ovvero il ruolo centrale del pubblico, chiamato ad assegnare i principali riconoscimenti della kermesse. Sono stati proprio gli spettatori, attraverso il loro voto, a scegliere chi meritava il premio Stambecco d’Oro e lo Stambecco d’Oro junior, entrambi assegnati a “Pangolin: Kulu’s journey”. Inoltre, la giuria del pubblico ha attribuito il premio CortoNatura a “For deer life” della giovane regista austriaca Yaz Ellis.

Un premio che accende i riflettori su un mammifero iconico da salvare

Il trionfo di “Pangolin: Kulu’s Journey” porta al centro del dibattito uno degli animali meno conosciuti ma fra i più minacciati del mondo. I pangolini, infatti, sono gli unici mammiferi completamente ricoperti di scaglie di cheratina e vivono tra Asia e Africa. Dal 2016 tutte le otto specie di pangolino sono protette dalla convenzione CITES, che ne vieta il commercio internazionale. Eppure il bracconaggio continua, alimentato dalla domanda per la loro carne e le scaglie, utilizzate nella medicina tradizionale nonostante non vi siano prove scientifiche sulle loro proprietà curative.

pangolin docufilm

@PANGOLIN: KULU’S JOURNEY (Pippa Ehrlich)/GPFF

Per il suo docufilm, la regista sudafricana Ehrlich ha deciso di evitare il linguaggio sensazionalistico, optando invece per la strada dell’empatia. Seguendo il legame che si crea tra il piccolo Kulu e il suo custode, racconta quanto sia complesso restituire un animale selvatico al suo habitat e quanto ogni esemplare salvato rappresenti una piccola vittoria in una battaglia molto più ampia contro il commercio illegale di fauna selvatica.

Leggi anche: Cos’è un pangolino? Curiosità e cose da sapere sul mammifero più contrabbandato al mondo 

Gli altri riconoscimenti

La Giuria tecnica del Gran Paradiso Film Festival ha inoltre attribuito sei riconoscimenti alle opere cinematografiche che si sono distinte per qualità artistica, narrativa e scientifica. Il Premio per il miglior cortometraggio è stato assegnato a “Elephant in the Room” di Jura Bakx; il Premio Fondazione Orestiadi di Gibellina a “Pelagos, voyage au large de la Méditerranée” di Frédéric Larrey e Thomas Roger; la Menzione speciale a “2000 jours au Paradis” di Véronique, Anne ed Erik Lapied.
Il Premio per la migliore immagine è andato a “Le Chant des forêts” di Vincent Munier; il Premio per il miglior sguardo scientifico a “Orchids: Darwin’s Conundrum” di Thomas Cassar; mentre il Premio per la migliore sceneggiatura è stato attribuito a “Escargot, le grand voyage du petit-gris” di Lucas Allain e Basile Gerbaud.
Ma il Gran Paradiso Film Festival, che quest’anno prevede ben 102 eventi e 80 proiezioni, non finisce qui. L’evento proseguirà, infatti, online fino al 7 agosto e nelle valli del Gran Paradiso con una serie di interessanti appuntamenti a Valsavarenche, Villeneuve, Rhêmes-Saint-Georges e Aymavilles.

Perché abbiamo bisogno del Gran Paradiso Film Festival

Il Gran Paradiso Film Festival, progetto ideato da Fondation Grand Paradis in collaborazione con l’Assessorato Opere pubbliche, Territorio e Ambiente della Regione autonoma Valle d’Aosta, nasce nel 1984 con l’intuizione di raccontare la natura attraverso il cinema per aiutare le persone a conoscerla, amarla e quindi proteggerla. Ospitato nel Parco Nazionale Gran Paradiso, il più antico d’Italia, è cresciuto fino a diventare uno dei più importanti festival internazionali dedicati al cinema wildlife, mantenendo intatta la sua vocazione: fare della cultura uno strumento di conservazione. Qui i vari film e documentari non ci mettono semplicemente di fronte a immagini spettacolari di animali e paesaggi incontaminati. Sono storie che parlano di equilibri fragili, di convivenza tra specie, di cambiamenti climatici, di perdita di biodiversità e del rapporto, spesso conflittuale, tra l’essere umano e la natura. Ogni proiezione diventa l’occasione per confrontarsi con registi, scienziati, artisti ed esperti.

Quest’anno per la prima volta ho avuto il piacere di partecipare dal vivo, seppur soltanto un paio di giorni, a questo evento e sono rimasta piacevolmente sorpresa, non soltanto dalla qualità delle opere presentate (in particolare ho apprezzato l’emozionante documentario Le Chant des Forêts diretto da Vincent Munier e ambientato nei boschi dei Vosgi. Al Gran Paradiso Film Festival, diretto magistralmente da Luisa Vuillermoz, la montagna e più in generale la natura sono davvero protagoniste indiscusse, non fanno semplicemente da cornice. E ciò che ho apprezzato maggiormente è stato il coinvolgimento del pubblico e della comunità. Per un paio di settimane Cogne e i vari borghi sparsi nelle valli del Gran Paradiso si animano e diventano parte attiva di questo straordinario evento gratuito per tutti. È un modo per ricordarci che la tutela dell’ambiente non è affatto una questione da delegare ad esperti, ma una responsabilità collettiva.

Oggi abbiamo bisogno del Gran Paradiso Film Festival più che mai. Non solo perché ci restituisce la scintilla dello stupore davanti alla maestosità di una montagna o alle dinamiche complesse del mondo animale, ma perché ci aiuta a leggere il mondo in cui siamo immersi con occhi nuovi e ad agire con maggiore rispetto. È un po’ come guardarsi allo specchio – attraverso uno schermo – e scorgere il futuro che stiamo costruendo (o distruggendo). E forse il messaggio più potente che ci lascia il Gran Paradiso Film Festival è che la natura non ha bisogno di spettatori, ma di alleati. E noi possiamo ancora decidere da che parte stare.

Tutti gli eventi del Gran Paradiso Film Festival sono gratuiti su prenotazione. Info e calendario su www.gpff.it.

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