La Russia ha ancora soldati da mandare al fronte: incentivi, detenuti e stranieri sono la sua ricetta. E l'Ucraina deve chiedere aiuto agli Usa

La Russia ha ancora soldati da mandare al fronte: incentivi, detenuti e stranieri sono la sua ricetta. E l’Ucraina chiede aiuto agli Usa

Negli ultimi due anni, la guerra in Ucraina è stata combattuta soprattutto con attacchi aerei. Droni tecnologicamente avanzati e in grado di coprire distanze sempre maggiori, missili ipersonici irrintracciabili dai sistemi di difesa e scudi protettivi sempre più efficaci sono stati i termini di paragone con i quali sono state giudicate le operazioni di Mosca e Kiev. Ma per ottenere nuove conquiste, l’unica carta di valore al tavolo negoziale, servono gli uomini che quei territori vadano ad occuparli. Così, con il numero dei morti al fronte che continua a crescere, Russia e Ucraina hanno sempre più bisogno di nuovi soldati da schierare contro il nemico. Mosca, che vuole evitare una nuova mobilitazione, rovista nelle proprie carceri e continua ad accogliere combattenti provenienti dai Paesi alleati, mentre Kiev prova a stanare i renitenti alla leva invocando, in parallelo, l’aiuto di Stati Uniti e Israele.

La Russia ha più ‘carne da cannone’

Dopo l’impopolare mobilitazione parziale ordinata nel settembre 2022, Mosca ha cercato altre strade per alimentare il flusso di combattenti verso il fronte ucraino. Putin ha la necessità di mantenere alta la pressione su Kiev ma, allo stesso tempo, evitare di provocare malumore tra la popolazione. Così, invece di continuare a ordinare nuovi reclutamenti di massa, ha deciso per il momento di percorrere altre due strade: quella degli incentivi economici e legali e quella del supporto militare straniero.

Un’approfondita analisi dell’esperto di Russia del German Institute for International and Security Affairs, Janis Kluge, parla di un ritmo medio nel 2025 di circa 30-36mila nuovi contratti al mese, con un calo di circa il 20%, in parte fisiologico, nel primo trimestre del 2026. Questo significa che in tutto il 2025 la Russia è riuscita a reclutare tra i 400mila e i 420mila soldati. Numeri che trovano conferma anche nei dati in possesso del governo ucraino, dato che, secondo quanto dichiarato da Volodymyr Zelensky, in meno di sette mesi, quest’anno 221mila persone si sono arruolate nelle Forze Armate russe.

Un ritmo che, secondo il presidente ucraino, rimane comunque insufficiente a coprire le perdite sul campo di battaglia: “Nello stesso periodo – ha dichiarato -, le perdite russe ammontano a quasi 225.500, di cui 131mila morti e quasi 93mila feriti. Una parte significativa di questi feriti è grave, poiché l’assistenza medica in prima linea in Russia è catastroficamente carente“. E ha concluso: “Putin si sta semplicemente preparando a mandare più russi in guerra. Lo maschera con parole e segnali diversi, ma è questo che si sta preparando a fare”.

Diversi fattori confermano la previsione di Zelensky. Ciò che, però, il capo dello Stato non dice è che il Cremlino gode di maggiori risorse interne che gli permettono di mantenere, almeno inizialmente, tali ritmi di reclutamento senza imporre una nuova mobilitazione di massa. Innanzitutto, come è noto, il Paese offre incentivi federali e regionali per coloro che decidono di imbracciare le armi per combattere in Ucraina, oltre a uno stipendio e a degli indennizzi, non sempre riconosciuti secondo alcune testimonianze, in caso di morte o ferimento. Le cifre sono cresciute col tempo proprio nel tentativo di convincere sempre più persone ad arruolarsi.

Un altro punto riguarda la nuova legge con la quale la Duma ha deciso di allargare ulteriormente il bacino dei reati che non impediscono ai detenuti di essere inquadrati nei vari reparti militari. Potranno così arruolarsi anche coloro che sono accusati o condannati per partecipazione a una banda, a un’organizzazione criminale, per traffico di droga, perdita di documenti contenenti segreti di Stato, furto ed estorsione di materiali nucleari e “interferenza nel funzionamento di infrastrutture critiche”. In questo modo, con la promessa di compensi e sconti di pena, Mosca cerca di convincere le migliaia di detenuti nelle sue carceri a scegliere la guerra in cambio della libertà.

C’è poi il capitolo delle truppe straniere. Già in questi quattro anni e mezzo di conflitto, al fianco dei militari russi hanno combattuto soldati nordcoreani, ceceni, siriani fedeli al deposto presidente Bashar al-Assad, oltre ad altri reclutati attraverso il Gruppo Wagner o altri canali non ufficiali. Adesso, secondo Zelensky, è pronto l’invio di un nuovo contingente da Pyongyang di circa 30mila uomini più lanciatori di missili balistici. Se confermate, le operazioni sarebbero semplificate dall’imminente conclusione dei lavori del primo collegamento stradale permanente tra i due Paesi, un ponte che attraversa il fiume Tumen, tra Khasan, nell’estremo oriente russo, e Tumangang, in Corea del Nord.

Tutte queste possibilità, al momento, sembrano dare i loro frutti. Un decreto firmato dal presidente Putin alza di nuovo, dopo quello del 12 giugno scorso, il numero massimo di militari nelle forze armate russe di altre 25mila unità, portandolo a 1.535.000 dai precedenti 1.510.000. Una decisione, si legge nel documento, adottata “in relazione alla creazione di unità di costruzione militare nelle forze armate della Federazione Russa”.

L’Ucraina non ha i numeri, così chiede l’aiuto americano

Minori possibilità di verifica si hanno invece sui numeri riguardanti la mobilitazione ucraina, tanto che tutti gli analisti tendono ad allinearsi a quelli forniti direttamente dal presidente Zelensky secondo cui si registrano, in media, 30mila nuovi contratti al mese, per un totale di 360mila all’anno. Una cifra inferiore rispetto a quella russa che, se non fosse per le ingenti perdite registrate dall’esercito di Mosca, andrebbe ogni anno ad allargare sensibilmente la forbice tra i due eserciti. Ad oggi, sempre secondo le stime, Mosca può contare su 1,5 milioni di militari attivi, dei quali tra i 650mila e i 750mila sono impiegati sul fronte ucraino, mentre Kiev conta su un totale di 900mila militari, dei quali tra i 500mila e i 700mila utilizzati per contrastare l’offensiva della Federazione.

La vera disparità tra Russia e Ucraina non sta, però, nei numeri, ma, come detto, nel bacino dal quale poter attingere. Nel Paese di Zelensky è in corso ormai da quattro anni una mobilitazione generale che obbliga gran parte della popolazione maschile ad andare al fronte per combattere l’invasore. Tra chi è fuggito dal Paese ormai anni fa e chi, invece, continua a nascondersi per evitare di rispondere alla chiamata alle armi, trovare nuovi volontari da schierare in prima linea diventerà sempre più complicato per Kiev. Per questo, il governo ha iniziato a garantire contratti dalla durata prestabilita, mentre inizialmente gli uomini rimanevano al fronte praticamente a tempo indeterminato, paghe migliori, la possibilità di congedi temporanei e una maggior apertura al reclutamento di stranieri. Se questo sia sufficiente a contrastare l’avanzata del nemico non è dato saperlo. Intanto Zelensky è tornato a chiedere aiuto agli Stati Uniti, offrendo il proprio sul fronte mediorientale, sperando di ottenere le licenze per la produzione degli intercettori Patriot e un ulteriore sforzo di Washington per riaprire i canali diplomatici con la Federazione russa.

X: @GianniRosini