La storia del Corallo è in vendita: “Do via tutto prima della demolizione”. Il tempio ha ospitato anche Domenico Modugno, Ligabue e Renato Zero

Reggio Emilia, 15 settembre 2026 – Un’ultima chiamata per varcare la soglia del locale che ha fatto da colonna sonora a ben quattro generazioni. Da domani fino a venerdì 25 settembre il Corallo riapre per un’ultima volta le sue porte: giusto il tempo per un ultimo viaggio, per permettere ai suoi storici clienti di raccogliere un pezzo di storia e portarlo via con sé, prima che le luci si spengano e rimanga solo il ricordo.

A raccontare questo imperdibile appuntamento è il proprietario, Giorgio Zambelli, attraverso il viaggio nella memoria di un locale capace, nei suoi 74 anni di storia, di lasciare un’impronta culturale profonda sul territorio reggiano, travalicandone i confini.

Zambelli, in che cosa consiste questa iniziativa?

“Prima della demolizione, abbiamo voluto organizzare un’iniziativa speciale per permettere a tutti i frequentatori di portare via un ricordo del locale. Chi passerà di qui troverà le iconiche poltrone vintage, le magliette storiche, quadri, insegne, tavoli, impianti audio e persino la console principale in legno. Alcuni oggetti saranno disponibili gratuitamente, mentre per tanti altri basterà un piccolo contributo simbolico”.

Iniziamo dal principio: come si riassume la storia di questo locale?

“Nel 1951, mio padre Guelfo e suo cugino Ido Abbati acquistarono un deposito di vino e legna, trasformandolo in una sala da ballo. Nel 1981 io e mio fratello Gianni ereditammo la struttura e la convertimmo nel tempio del rock per eccellenza: il Corallo. Dopo le prime collaborazioni con Mondo Radio, che vedeva tra i conduttori anche Ligabue, nel 1990 fondammo K-Rock con Fausto Sassi e Bruno Bocedi. Dall’81 abbiamo cavalcato l’onda della musica rock per oltre vent’anni, fino al 2009, riempiendo il locale con migliaia di ragazzi ogni serata. Il Corallo ha poi chiuso ufficialmente i battenti il 18 maggio 2025”.

Zambelli davanti all'ingresso del Corallo

Zambelli davanti all'ingresso del Corallo

Ha qualche ricordo d’infanzia o aneddoto legato ai primi anni di gestione familiare del locale?

“Ricordo ancora bene com’era il locale all’epoca. E ricordo anche che, quando era gestito da mio padre e suo cugino, le loro mogli lo pulivano da cima a fondo. Proprio in quegli anni, nei primi anni ‘60, è nato il mio soprannome, ’Pepsi’: amavo collezionare i tappi della Pepsi-Cola, cercando il ’Jolly’ nascosto sotto la rondella, che ti regalava un’altra bottiglietta gratis”.

Dai tempi del Festival degli Incompresi condotto da giganti come Mike Bongiorno, Corrado e Pippo Baudo, fino ai concerti di Modugno e Renato Zero: quando ha capito di aver fatto qualcosa di unico per Scandiano?

“Fin dall’inizio. Abbiamo semplicemente continuato il lavoro di mio padre, che ingaggiava i cantanti più in voga del momento. Nelle sue sale sono passati nomi degli anni ‘40 e ‘50 come Carla Boni, Gino Latilla e Luciano Tajoli, oltre a star internazionali come l’americano Gene Pitney. Un grande colpo fu Gigliola Cinquetti, che mio padre ingaggiò prima che vincesse Sanremo con Non ho l’età, e fu un successo enorme. Per il Corallo, il vero boom fu Claudio Baglioni nel suo periodo d’oro, con una folla tale da registrare il tutto esaurito. Organizzammo concerti anche per Venditti e Vasco Rossi nel 1981 (al Dama Club, ndr), prima che i suoi ingaggi schizzassero alle stelle. Il nostro segreto era proprio questo: intuire il potenziale di un artista al primo disco e metterlo subito sotto contratto”.

Alcuni dei cimeli del Corallo

Alcuni dei cimeli del Corallo

Fuori dal palco con chi ha stretto amicizia? E chi le ha fatto la richiesta più strana in camerino?

“Nel 2023 abbiamo ospitato l’attore turco Can Yaman. Oltre a un ingaggio da 30mila euro, ha preteso cose assurde: per accontentarlo ho dovuto guidare fino a Modena per dei sigari speciali e girare tutta Reggio per trovare due bottiglie di whisky introvabili. Con altri, invece, è nato un bel rapporto: come con Zuzzurro e Gaspare, i famosi cabarettisti. Una sera eravamo ancora nel locale, dove in un angolo avevamo un flipper che usavamo a fine serata. A un certo punto sentimmo bussare all’uscita di sicurezza. Andammo ad aprire ed erano proprio loro: ’Passavamo di qua e siamo venuti a salutare!’, ci dissero. Finimmo per giocare a flipper insieme fino alle sette del mattino”.

Una delle serate al Corallo

Una delle serate al Corallo

Se dovesse scegliere un’unica canzone da far risuonare per l’ultima volta nell’impianto audio del locale prima che entrino in azione le ruspe, quale sarebbe e perché?

“Sceglierei senza ombra di dubbio Easy, cantata da Lionel Richie (Commodores, ndr). Era il brano che chiudeva sempre le nostre serate, quindi lo trovo perfetto per suggellare la fine di questo grande capitolo”.