La storia dell'abito "impossibile" di Paco Rabanne indossato da Audrey Hepburn

Due per la strada è un film che andrebbe guardo anche solo per i costumi. La pellicola di Stanley Donen, infatti, riesce come poche altre a raccontare l'evoluzione dei personaggi attraverso i vestiti culminando in uno degli abiti più celebri: un mini dress in metallo firmato Paco Rabanne. Nonostante il successo tra gli appassionati di moda, tra i fan di Audrey Hepburn, nei panni della protagonista, il film non ha avuto la stessa accoglienza.

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Il personaggio principale si allontana da quel prototipo ingenuo e sognatore che aveva sempre interpretato l'attrice belga: Jeannine Wallace è vivace, audace e seducente, motivo per cui gli eterei abiti firmati Givenchy che avevano vestito la Hepburn fin dai suoi esordi non sembravano in linea con il personaggio. La loro eleganza composta avrebbe finito per attenuare la personalità di Joanna, che invece richiedeva un guardaroba contemporaneo, mutevole e profondamente legato alla cultura giovanile della Swinging London. Proprio per questo i look non vengono realizzati su misura, ma comprati appositamente per prendere parte a un film che ripercorre oltre dieci anni di relazione burrascosa attraverso una narrazione frammentata in cui sono proprio gli abiti il filo conduttore della storia, capaci di dare un ordine temporale alle scene.

two for the road

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Realizzato nel 1967, sullo schermo si alternano capi e designer tra i più celebri dell'epoca: dai jeans Levi's 501, alla minigonna futuristica di André Courrèges, fino all'abito dalle maniche a pipistrello e la stampa psichedelica firmato René Mancini. Quella che viene rappresentato e lo stile Mod, tipico di una classe sociale inglese degli anni Sessanta. I costumi raccontano l'evoluzione non solo del personaggio, del suo status e della sua relazione, ma anche quella della moda, in un susseguirsi di scene scollegate rese lineari solo dagli abiti. Tra i 32 look sfoggiati, però, uno è quello rimasto impresso e che, non a caso, viene indossato in una delle scene finali, una delle più emblematiche: l'abito metallico di Paco Rabanne, passato alla storia come "unwearble", impossibile da indossare.

Il vestito impossibile di Paco Rabanne

Nonostante gli abiti avanguardisti di Paco Rabanne siano storicamente associati a Jane Fonda e alla sua accattivante interpretazione in Barbarella, la prima apparizione cinematografica delle creazioni dello stilista materico fu proprio in Due per la strada. L'abito che veste Audrey Hepburn ha le lunghezze tipiche degli anni Sessanta, una silhouette corta e lineare realizzata con dischi acrilici argentati uniti da piccoli anelli che riflettono la luce trasformando il copro dell'attrice in una scultura. Quello che l'abito rappresenta è una donna sofisticata e cosmopolita, che incarna perfettamente l'emancipazione della Swinging London degli anni Sessanta, ma le origini di quella creazione sono bene diverse.

modèle paco rabanne

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Il 1° febbraio 1966, a Parigi, il trentaduenne Paco Rabanne presentò la sua prima collezione couture dal titolo: 12 Robes importables en matériaux contemporains. Il termine "importables", perde una sua sfumatura nella traduzione inglese "unwearable": in francese, infatti, significa letteralmente "impossibile da indossare", "insopportabile da portare" e si trattava di una provocazione rivolta sia al pubblico che alla Chambre Syndicale della Haute Couture. All'epoca, infatti, l'Alta Moda era ancora dominata da case come Balenciaga, Dior, Balmain e Givenchy, fondate sulla maestria del taglio, della cucitura e del ricamo. Rabanne propose invece un linguaggio completamente diverso: eliminò quasi del tutto il tessuto e costruì gli abiti come oggetti assemblati. La critica rimase spiazzata. Alcuni parlarono di "abiti impossibili", altri li considerarono più vicini alla scultura che alla moda. Proprio questa ambiguità era il punto del progetto.

mademoiselle 1966

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Con ogni probabilità, l'abito indossato da Audrey Hepburn non è uno dei dodici pezzi originali della sfilata manifesto, ma una versione sviluppata a partire da quella collezione e realizzata con la stessa tecnica. Ancora oggi molti musei, tra cui il Metropolitan Museum of Art, conservano modelli commerciali quasi identici derivati direttamente dai dodici "impossibili da indossare".

vogue april 01, 1966 fashion

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In ogni caso, quel vestito ebbe un ruolo duplice: se da un lato portò sul grande schermo la sperimentazione della couture Space Age che Rabanne avrebbe poi consacrato con Barbarella, dall'altro contribuì a ridefinire l'immagine di Audrey Hepburn. Per la prima volta l'attrice abbandonava l'eleganza senza tempo costruita insieme a Givenchy per incarnare una femminilità più moderna, libera e persino provocatoria. Quello che sul corpo sembrava un'armatura metallica finì così per diventare il simbolo di una nuova idea di donna e di una nuova idea di moda.

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