Milano, 18 ottobre 2026 – Alle 11.24 di domenica, mentre piazza Duomo sembra aver ritrovato la calma dopo gli scontri, nella chat Telegram «Rivoluzione d’Agosto», legata al «Fronte Rivoluzionario Italiano», tra i sostenitori più accesi delle manifestazioni di sabato, compare un messaggio. “Oggi manifestazioni al municipio di Milano”, scrive Nnige8. Un minuto dopo aggiunge “Direttamente da Sala”. In altri scambi rimbalza un appello: “Milanesi, oggi la gente è ancora lì in Duomo a combattere”. Già dalla mattina qualcuno annuncia nuove proteste, mentre nella stessa chat si discute animatamente sull'uso della violenza.

Monopattini lanciati contro le vetrine dei negozi a Milano
Dai social ai disordini
Poco dopo mezzogiorno l'Ansa descrive una piazza apparentemente normale, ripulita nella notte. Nel pomeriggio arrivano invece centinaia di ragazzi, alcuni incappucciati. Tra piazza Duomo e via Torino volano petardi, tavolini e sedie. Vengono colpite altre vetrine, saccheggiati negozi e un supermercato. Anche la seconda giornata di disordini è stata preceduta dal passaparola sui social. Nelle conversazioni, però, chi invita a tornare in strada si mescola a chi tenta di fermare la violenza.
Anche nelle chat c’è chi tenta di fermare la violenza
Basta leggere i messaggi della domenica. Qualcuno si rammarica che la protesta non sia stata capita. "È tutto il giorno che lo spiego ma nulla... Forse si dovrebbe replicare”, scrive lella 82, perché conoscenti difendono la polizia. Emily teme che l'entusiasmo finisca. “Spero veramente che questo fuoco che sento nell'aria non si spenga”. Ma non tutti intendono quel fuoco allo stesso modo.
Dai boicottaggi alle provocazioni
La discussione si fa più dura quando Emily domanda: “Qualcuno ha idee per non far arrivare cibo al governo?!”. Un iscritto risponde: “Se non mangiamo noi non devono mangiare nemmeno loro”. Un altro scherza su un'idea per gli chef dei politici che “non posso dirla”.
Dai boicottaggi come pressione economica si passa così alle provocazioni contro chi governa. C'è però anche chi riporta il discorso su importazioni alimentari, grande distribuzione, margini degli agricoltori e difficoltà degli autotrasportatori.

Incappucciati assaltano e saccheggiano il negozio Levi's nel centro di Milano
La violenza nei messaggi
Sulla violenza le posizioni sono opposte. Alcuni chiedono di scendere in piazza con coscienza, senza farsi trascinare da chi vuole rompere tutto. Serefia insiste che “la violenza non è partita da qui”. Francesco contesta chi invita ad azioni illegali in uno spazio frequentato anche da ragazzi appena maggiorenni.
Dall'altra parte, un partecipante sostiene che non esista rivoluzione senza scontro. Propone di prendere con la forza cibo dai ristoranti costosi e abiti dalle grandi firme per distribuirli ai senzatetto. Un altro obietta che distruggere un negozio non significa necessariamente colpire chi sfrutta.
Non credete ai social, credete al buon senso
Insinuazioni di una regia occulta
Il proprietario della chat, conosciuto come Draco, influencer molto seguito su TikTok, cerca di orientare il racconto degli scontri. Nei vocali invita a distinguere i manifestanti pacifici da chi indossa il passamontagna. Ipotizza che bastino cento persone pagate duecento euro ciascuna per screditare una protesta, insinuando una regia occulta senza documentarla. Chiede video dei cortei per contrastare chi attribuisce a tutti le devastazioni. Ma quando si discute se rompere vetrine sia un gesto rivoluzionario, la linea comune si sfilaccia.
"Non credete ai social”, scrive Draco alle 18.35 di domenica. Subito dopo aggiunge: “Credete al buon senso”. Nella piattaforma da cui viaggiano convocazioni, filmati e accuse, il responsabile del gruppo invita a diffidare di ciò che si legge online. Proprio lui che ha costruito il suo seguito su internet e che ha mobilitato la piazza da un cellulare.