Le banche italiane continuano a guadagnare tantissimo

Le settimane a cavallo tra fine luglio e inizio agosto sono quelle in cui le società quotate in borsa, e quindi anche le banche, pubblicano le cosiddette trimestrali, cioè in questo caso i risultati economici dei mesi da aprile a giugno che, insieme ai risultati dei primi tre mesi, consentono già di vedere come sono andate le cose nella prima metà dell’anno.

In questo primo semestre le banche italiane hanno fatto profitti eccezionali e impensabili rispetto a qualche anno fa, con aumenti percentuali in molti casi a doppia cifra, che si aggiungono ad almeno tre anni di altrettanti guadagni altrettanto straordinari. Per questa ragione il governo italiano torna periodicamente a ventilare l’ipotesi di tassarle di più, anche perché non è che le banche italiane sono diventate improvvisamente più capaci di fare soldi: guadagnano di più per una ragione esogena, indipendente da loro, cioè per le politiche monetarie della Banca Centrale Europea, che dal 2022 ha innalzato i tassi di interesse per contrastare la grande inflazione di questi anni.

I tassi di interesse sono il costo dei prestiti e quelli della BCE fanno da riferimento per tutto il mercato. Significa che a parità di condizioni sono aumentati i tassi che le banche applicano sui mutui che concedono ai loro clienti e quelli sui prestiti alle imprese.

L’idea è che con tassi più alti, gli investimenti e i consumi diventino meno convenienti: è più costoso chiedere un mutuo per comprare una casa, un prestito per comprare un’auto, o un finanziamento per aprire una nuova azienda. Il risultato è che le persone e le aziende rimandano gli investimenti, provocando così un rallentamento dell’economia e dunque una diminuzione dell’inflazione. Si compra meno, si investe meno, e i prezzi crescono di meno.

Alcune banche, in particolare quelle più generiche dove si apre il conto corrente o si chiede un mutuo, fanno da tramite a tutto questo meccanismo, e ci hanno guadagnato moltissimo perché hanno di fatto aumentato i prezzi dei loro prestiti senza cambiare niente nel loro business. Nel grafico qui sotto l’area grigia rappresenta il cosiddetto margine d’interesse, cioè il guadagno delle banche dalle attività di prestito al netto degli interessi che devono pagare ai clienti.

E i guadagni continuano ad aumentare nonostante i tassi di interesse della BCE siano ora molto più bassi rispetto ai picchi del 2022-2023, quando l’inflazione era ai massimi storici: questo perché la situazione internazionale, la generale incertezza, le guerre e le politiche erratiche di Donald Trump innescano dinamiche che alla fine tengono i tassi di interesse elevati (qui lo avevamo spiegato in modo più approfondito).

Partiamo dalle due banche italiane più grandi, UniCredit e Intesa Sanpaolo.

Unicredit ha registrato il miglior trimestre di sempre e complessivamente anche il miglior semestre, con 6,3 miliardi di euro di profitti: è un aumento del 3 per cento rispetto allo stesso semestre dell’anno scorso, ma del 24 per cento se si escludono i costi dell’operazione straordinaria con cui sta comprando Commerzbank, una delle più importanti banche tedesche.

I grandi profitti di questi anni hanno infatti consentito alle banche italiane non solo di distribuire buoni dividendi agli azionisti, ma anche di potersi permettere di comprare altre banche. Sono stati cioè il “carburante” dell’articolato insieme di acquisizioni e fusioni a cui ci si riferisce con l’espressione “risiko bancario”. Prima dei rialzi dei tassi della BCE, le banche italiane ed europee venivano da anni che invece erano stati pessimi: prima c’era stata la crisi finanziaria del 2008, poi quella dei debiti sovrani in Europa, poi anni di tassi di interesse molto bassi e quindi margini di guadagno ristretti, e infine la pandemia.

– Leggi anche: Cosa cambiano per noi comuni mortali tutte queste acquisizioni tra banche

A sua volta anche Intesa Sanpaolo è impegnata in un tentativo di acquisto, con l’offerta che ha fatto per comprare il gruppo MPS-Mediobanca. Nel primo semestre dell’anno Intesa ha registrato un profitto di 5,6 miliardi di euro, in aumento del 6,5 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2025.

L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, l’8 giugno 2026 (Claudio Furlan/LaPresse)

Anche i conti delle banche italiane di media dimensione sono andati benissimo. Il gruppo MPS-Mediobanca ha ottenuto un profitto di 1,1 miliardi di euro nel primo semestre dell’anno, in crescita del 25 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2025.

Prima ancora che MPS comprasse Mediobanca, a settembre del 2025 e con un’operazione tra le più clamorose di sempre, la banca era stata sottoposta a un grande piano di rilancio e riduzione dei costi, con risultati in miglioramento da anni dopo oltre un decennio di crisi. L’inclusione di Mediobanca ha avuto un effetto positivo, e il gruppo dice che quasi la metà dei ricavi derivano proprio dal business di Mediobanca.

BPER ha detto di aver concluso il miglior semestre di sempre, con un profitto di 1,3 miliardi di euro, in aumento del 14 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2025. Nel primo semestre del 2026 Banco BPM ha fatto 1,077 miliardi di euro di profitti, in aumento del 7 per cento rispetto all’anno precedente e anche in questo caso il miglior risultato di sempre.

Questi sono i risultati delle prime cinque banche italiane per capitalizzazione di mercato, cioè per il valore complessivo di tutte le loro azioni (e quindi in sintesi per il loro valore). La tendenza è simile per il resto del settore bancario. Tutti questi soldi guadagnati negli ultimi mesi si aggiungono a quelli degli ultimi anni.

Una filiale di Banco BPM a Milano (Francesca Volpi/Bloomberg)

Secondo uno studio di Unimpresa, nel 2025 le banche italiane hanno ottenuto profitti per 47,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 46,5 miliardi del 2025 e i 40,6 del 2023. Per avere un paragone: nel 2019, l’anno prima della pandemia e l’ultimo anno “normale” con cui è possibile un confronto, i profitti complessivi furono di 15,8 miliardi, un terzo di quelli del 2025.

Il governo italiano ha provato più volte a tassare quelli che ha definito “extraprofitti”, cioè i profitti in più che le banche hanno ottenuto solo grazie alle decisioni della BCE. Ma i tentativi sono stati perlopiù inconcludenti soprattutto per una ragione: al governo c’è anche Forza Italia, su cui ha una profonda influenza la famiglia Berlusconi, che ha a cuore soprattutto i propri affari e per questo non vuole che le banche vengano tassate.

Nei giorni scorsi è tornato a parlarne il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, l’esponente del governo che più ha insistito su questo tema negli anni, anche con dichiarazioni improvvide e confusionarie che in alcune occasioni hanno fatto scendere il prezzo delle azioni delle banche. Ha detto che il suo partito propone di raccogliere da una tassa sugli extraprofitti delle banche i fondi per finanziare per lo sconto sulle accise sui carburanti. È lo sconto attualmente in essere solo sul gasolio, che ha l’obiettivo di far scendere almeno un po’ il prezzo alla pompa, in rialzo per via della guerra in Medio Oriente.