Le conoscenze di Siino, dal colonnello Russo al sindaco Giuseppe Insalaco

Sentito il 1° settembre 1977 nell’ambito delle indagini per il delitto, Angelo Siino affermava di aver conosciuto Russo durante una cerimonia per la concessione di un’onorificenza a suo favore: «Mi prospettò la possibilità per me di prendere l’appalto per la costruzione di un albergo a Sciacca»

Su Domani prosegue il Blog mafie, da un’idea di Attilio Bolzoni e curato insieme a Francesco Trotta. Potete seguirlo a questa pagina. Ogni mese un macro-tema, approfondito con un nuovo contenuto al giorno in collaborazione con l’associazione Cosa vostra. Questa nuova serie sarà dedicata al dossier Mafia e Appalti.


A questo punto appare necessario soffermarsi nuovamente su Angelo SIINO che gli accertamenti sin qui svolti fanno considerare, con ogni evidenza, come un personaggio di spicco nelle file dell'organizzazione criminale mafiosa.

Egli senz'altro dispone di un ampio potere decisionale nello specifico settore, per cui si può identificare come il fiduciario della gestione delle attività economico-imprenditoriali di "Cosa Nostra" in Sicilia e buona parte del territorio nazionale. La sua manageriale capacità di districarsi nel delicato campo dei lavori pubblici e di inserirsi con successo tra i livelli più alti dell'economia nazionale autorizzano e convalidano simile ipotesi. Per collocare definitivamente il SIINO nel contesto mafioso occorre infine valutare quanto acquisito dall'esame della documentazione disponibile.

Il 23.08.1983, alle ore 19:00, una telefonata anonima giunta al centralino del Gruppo CC. di Palermo segnalava Siino Angelo, residente a Palermo in via Croce Rossa n. 81, come detentore di armi e munizioni clandestine.

Gli accertamenti disposti e le perquisizioni domiciliari eseguite permettevano di accertare che presso la sua abitazione erano custodite cinquanta tra pistole, revolver e fucili, nonché tredici armi antiche. Il 29 successivo il SIINO, presentatosi in caserma perché prima fuori città, chiariva la sua posizione esibendo le autorizzazioni alla detenzione e alla collezione.

Il 27 agosto precedente, però, un equipaggio del Nucleo Radiomobile della Compagnia CC. di Monreale, transitando, durante un normale servizio preventivo, in località Spartiviolo, alle 13:00 circa, aveva rinvenuto al ciglio della strada una borsa in pelle marrone, contenente:

una pistola Steyr mod. 1912 cal. 9mm matr. 449 (Austria);

una pistola Browning cal. 22 L.r. mod. da tiro matr. 71301;

una pistola Nambu cal. 8mm matr. 6040 (Giappone);

un revolver madreperlato cal. 22 corto matr. 5759;

27 cartucce cal. 5,7 Velodog marca Fiocchi;

6 cartucce cal. 22 corto;

1 cartuccia cal. 22 Police marca Fiocchi.

Poiché le prime tre armi risultavano appartenere al Siino, venivano eseguite perquisizioni domiciliari nelle pertinenze del predetto, ove si rinveniva:

nell'abitazione di S. Giuseppe Jato, via S. Francesco n. 3, n. 50 cartucce cal. 45 marca Fiocchi, una cartuccia per pistola 7.65 marca M.C.M., un bossolo cal. 38 marca Norma, un bossolo cal. 30 Luger, un pugnale marca "Patent";

nel villino in località Cerasa, un bossolo cal. 357 Magnum, un bossolo cal. 7.65, un bossolo cal. 22, 17 bossoli cal. 32 nonché scatole vuote di munizioni e materiale per pulizia armi;

nel magazzino sito in S. Giuseppe Jato al civico 384 della via Umberto I, due sacchetti contenenti polvere nera per complessivi kg 2,700 e un rotolo di miccia a lenta combustione lunga m 150 circa.

Contestato al SIINO il rinvenimento delle armi, egli aveva giustificato l'episodio con l'ipotesi che, dato l'elevato numero di armi possedute, le tre pistole gli fossero state sottratte senza che lui se ne fosse reso conto.

A seguito di ciò egli veniva denunciato con rapporto giudiziario n. 2859/1 dell'1.9.1983 alla Procura della Repubblica di Palermo.

La strana vicenda assume un aspetto sintomatico ove si considerino le risultanze investigative acquisite dalle indagini esperite a seguito dell'omicidio del Capitano CC. Mario D'Aleo, dell'Appuntato CC. Giuseppe Bommarito e del Carabiniere Pietro Morici. Con rapporto giudiziario n. 2637/14 del 18.08.1983, redatto dal Nucleo Operativo del Gruppo CC. di Palermo circa le indagini svolte in merito al gravissimo fatto di sangue, da pag. 30 a pag. 32, si ipotizzava quale movente del triplice omicidio l'interessamento dell'Ufficiale alla società LITOMIX, legata alla famiglia BRUSCA ed AGRIGENTO. Si riferiva, inoltre, l'intenzione del Cap. D'Aleo, peraltro minacciato dal capo famiglia Emanuele Brusca in occasione dell'arresto di Giovanni Brusca, avvenuto il 02.01.1982, di perseguire la suddetta famiglia che risultava inserita in illeciti traffici.

Il 9 luglio 1986, la Sezione Anticrimine della Legione CC. di Palermo, congiuntamente con il Nucleo Operativo del Gruppo CC. di Palermo II, consegnava al dott. Giovanni Falcone, all'epoca giudice istruttore presso il Tribunale di Palermo, ed alla Procura della Repubblica il rapporto giudiziario n. 2217/2 di prot.

In esso si riassumeva lo stato delle indagini svolte per l'omicidio dei militari. Testualmente si diceva:

«...dall'esame degli atti di p.g. redatti all'epoca dei fatti, si è accertato che effettivamente tra le altre ipotesi investigative relative al movente, valutate, veniva sostenuta quella che lo faceva derivare dalle indagini che il Cap. D'Aleo stava effettuando su detta società (Litomix).

Infatti, già all'epoca, particolari interessi investigativi scaturivano dal rinvenimento di una richiesta di perquisizione domiciliare formulata nei confronti della S.p.A. LITOMIX, motivata dalla necessità di acquisire elementi atti a provare il collegamento fra la stessa e la famiglia mafiosa dei BRUSCA di S. Giuseppe Jato, richiesta questa firmata dal Cap. D'Aleo in data 13.05.1983 e mai inviata alla Procura della Repubblica di Palermo, tanto che in data 2 luglio 1983, con motivata richiesta, venivano avviate intercettazioni telefoniche finalizzate a carico dei soci della società.

Dette indagini, conclusesi in data 18.05.1984, non consentivano, con gli elementi disponibili all'epoca, di accertare responsabilità in ordine all'omicidio né di verificare l'esistenza delle paventate collusioni mafiose tra la Litomix Calcestruzzi e la mafia di S. Giuseppe Jato.

Sulla scorta di tali risultanze e con la precisa finalità di proseguire le indagini anche al fine di verificare l'attendibilità delle notizie confidenziali acquisite, ed ottenere elementi da sviluppare per il prosieguo dell'indagine, si riteneva indispensabile riesaminare la documentazione relativa alle indagini in argomento, previa consultazione degli innumerevoli atti, fascicoli ed appunti giacenti negli archivi dei reparti che, per competenza, erano stati interessati dalla triste vicenda. Tale attività consentiva di acquisire documenti redatti e raccolti all'epoca dal Cap. D'ALEO che permettavano di stabilire che:

effettivamente nell'aprile 1983, il Cap. D'ALEO, sviluppando notizie recepite in S. Cipirello (PA) che indicavano la S.p.A. LITOMIX CALCESTRUZZI da S. Giuseppe Jato protetta dalla mafia, avviava scrupolosi accertamenti sui lavori per la costruzione della nuova casa comunale dati in appalto dall'amministrazione comunale di S. Cipirello, a seguito di gara espletata con il sistema della licitazione privata, alla ditta individuale BASILE Luigi;

tali accertamenti in data 15 aprile 1983 venivano riassunti nella nota 168/1 della Stazione CC. di S. Cipirello, che consentiva di acclarare che:

. in data 21.2.1981, a mezzo di licitazione privata, veniva aggiudicata alla ditta BASILE Luigi, con un ribasso del 6,60%, la gara di appalto relativa alla costruzione di un edificio da adibire a casa comunale per un importo a base d'asta di lire 491.390.550;

. i lavori, affidati all'impresa BASILE il 27.7.1981, in data 6.10.1981 a seguito di istanza della ditta appaltatrice, venivano sospesi poiché veniva ritenuta indispensabile una perizia di variante e suppletiva riguardante le opere di fondazione ed i muri di sostegno, che redatta ed approvata dall'Ufficio del Genio Civile, in data 18.1.1983, permetteva la ripresa dei lavori;

. in data 25.1.1983, l'impresa Basile chiedeva all'amministrazione comunale di S. Cipirello di essere autorizzata ad affidare l'esecuzione di opere fondamentali speciali palitrivellate alla S.r.l. SICILPALI con sede in Palermo alla Via Isidoro La Lumia 19/c, rappresentata legalmente da CANZONERI Domenico, nato a Prizzi il 20.11.1951;

. tale richiesta veniva accolta in data 16.03.1983 permettendo così il sub-appalto dei lavori palitrivellati alla S.r.l. Sicilpali;

. in data 01.02.1983 l'impresa Basile, con il dichiarato fine di potenziare la propria organizzazione, stipulava un contratto di affitto di autocarri e mezzi meccanici dalla ditta DI MAGGIO Vincenza Movimento Terra, con sede in S. Cipirello alla via S. Filippo n. 62;

. i mezzi della suddetta ditta erano di proprietà di AGRIGENTO Giuseppe di Romualdo, nato a S. Cipirello il 25.11.1941, indiziato mafioso, marito di Di Maggio Vincenza titolare della ditta movimento terra;

. l'Agrigento, nell'intestare la società alla propria consorte, continuava ad espletare attività imprenditoriali pur essendo pluripregiudicato ed indiziato di appartenere alla mafia ed avendo in pendenza il procedimento relativo all'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale, udienza fissata per il 06.01.1983 successivo;

. l'Agrigento veniva continuamente constatato presente sul cantiere dell'erigenda casa comunale ove operava la ditta Basile, sito a poca distanza dalla caserma Carabinieri del luogo, dimostrando personale interesse nelle attività svolte dai camion della ditta Di Maggio, condotti dai fratelli Pirrone Antonino, nato a S. Giuseppe Jato il 19.01.1950 e Pirrone Michele, nato a S. Cipirello il 09.03.1952;

. la ditta Basile, adducendo a pretesto di essere creditrice dell'impresa LITOMIX con sede in S. Giuseppe Jato, affidava a questa il compito di fornire il calcestruzzo occorrente per i lavori;

. in detto cantiere durante la fornitura di calcestruzzo era stata notata più volte la presenza di BRUSCA Giovanni, figlio di Brusca Bernardo, che all'epoca era irreperibile poiché sottrattosi all'esecuzione di un ordine di custodia preventiva per l'assegnazione al soggiorno obbligato;

il giorno 27.04.1983 alle ore 18:00 il Cap. D'ALEO aveva un colloquio definito in appunto "il primo", con MIRTO Giulio che già dagli atti precedenti risultava essere amministratore unico della S.p.A. Fratelli MIRTO ex ditta MIRTO Giovanni & figli;

in data 29 aprile 1983 alle ore 16:45 negli uffici della Stazione Carabinieri di S. Cipirello, escuteva a s.i.t., presumibilmente nell'ambito della stessa indagine, SGROI Vincenzo, nato a San Cipirello il 06.07.1947, imprenditore edile, al quale rivolgeva domande circa la sua attività. Dall'esame del verbale, sottoscritto dal Cap. D'ALEO e dallo Sgroi, si evince che:

. lo SGROI dal 1980 alla data della compilazione del verbale aveva partecipato a circa 30 appalti di opere pubbliche in diversi comuni della provincia, S. Cipirello compreso, e per una "serie di circostanze" non era mai riuscito ad aggiudicarsi un appalto;

. era proprietario di 4 mezzi inutilizzati poiché senza lavoro;

. non era a conoscenza del fatto che l'impresa Agrigento stasse lavorando. Comunque nella circostanza lo Sgroi ci teneva a precisare che se i mezzi dell'Agrigento lavoravano ed i suoi no, ciò non gli creava alcun problema;

. lo Sgroi non riusciva ad interloquire sull'attività di altre imprese simili alla sua, operanti in S. Cipirello, poiché preferiva farsi sempre i fatti propri;

nello sviluppo delle indagini, il Cap. D'ALEO disponeva taluni accertamenti riguardanti l'impresa LITOMIX, quella di tale SIINO Angelo, via Vittorio Veneto n. 30, Palermo, GRIPPI Rosario da S. Cipirello, proprietario del terreno ove era in costruzione la nuova casa comunale, l'impresa Agrigento, facendo riferimento presumibilmente ad una perquisizione effettuata il 28.4.1983 ed altro, riassumendo ciò in appunti, acquisendo nel contempo un atto costitutivo della società Litomix e fotocopie di cambiali datate 11.08.1976 emesse da Agrigento Giuseppe nei confronti di Siino Giuseppe non meglio identificato.

Tali risultanze e forse altri elementi che il Cap. D'ALEO acquisiva di persona, non rendendoli noti ai suoi collaboratori né riportandoli in appunti o altra memoria, e tra queste certamente una telefonata anonima pervenutagli il 23.04.1983 alle ore 19:00, portavano l'Ufficiale a minutare prima una richiesta di perquisizione nei confronti della S.p.A. Litomix Calcestruzzi diretta al Pretore di Piana degli Albanesi, e poi a far redigere la stessa richiesta indirizzata alla Procura della Repubblica di Palermo, che come già detto non veniva mai spedita.

Nel contempo il Cap. D'ALEO era venuto a conoscenza, e di ciò lasciava traccia in un appunto, che l'amministratore unico della LITOMIX Calcestruzzi GUCCIONE Leoluca, nato a Palermo il 04.03.1937, era fratello di GUCCIONE Giovanni, nato a Palermo il 10.06.1939, coniugato con MESSINA Giuseppina, nata a Favara il 04.03.1945, figlia del Generale CC in pensione MESSINA Fortunato, nato a Capo d'Orlando (ME) il 10.10.1920. Ritenendo di poter sfruttare questo rapporto di affinità con l'Ufficiale in congedo dell'Arma, avrebbe ritenuto più opportuno proseguire l'attività investigativa, senza uscire allo scoperto, contattando per ben due volte, in via informale, il Guccione Leoluca e tanto si evince dal processo verbale di s.i.t. rese dal predetto in data 22.06.1983, dal quale si evince che informalmente il Cap. D'ALEO aveva appunto chiesto al GUCCIONE notizie su un finanziamento di 616 milioni che la Litomix stava per ottenere dal Banco di Sicilia.

Tutto ciò premesso ed in considerazione del fatto che:

AGRIGENTO Giuseppe, fratello di Gregorio nato a S. Cipirello l'8.02.1935 indiziato mafioso, in data 6 ottobre 1984 veniva sottoposto con decreto della 1ª Sezione del Tribunale di Palermo alla sorveglianza speciale di anni tre, nonché alla confisca dei beni, fatta eccezione per gli autocarri ed i mezzi meccanici che gli interessati riuscivano a dimostrare essere di proprietà del summenzionato Pirrone Michele. Tale decreto, accogliendo la proposta formulata in data 26 marzo 1982 dalla Compagnia CC. di Monreale e sottoscritta dal Cap. D'ALEO Mario, focalizza la pericolosità sociale dell'Agrigento, interloquendo compiutamente sui rapporti intrattenuti dal medesimo con i più noti BAGARELLA Leoluca e ANSELMO Rosario, "uomini d'onore" della "COSA NOSTRA" siciliana, emersi dalla scoperta operata dalla Polizia di Stato del covo di via Pecori Giraldi n. 36, avvenuta il 7.7.1979. In tale operazione di servizio si rinvenivano, tra l'altro, eroina, armi e materiale documentale che ricollegavano i fratelli Agrigento al corleonese Bagarella Leoluca e comunque al gruppo di mafia da questi rappresentata.

un appunto redatto all'epoca potrebbe dimostrare, qualora non fossero già sufficienti i rapporti esistenti tra l'Agrigento e Brusca Emanuele, che consci di essere controllati ponevano in essere tutti i possibili accorgimenti al fine di eludere le investigazioni.

se a dimostrare l'esistenza di interessi mafiosi e tra questi, nella fattispecie, dei "Corleonesi", nella gestione di appalti pubblici e di ogni altra attività redditizia, non bastasse quanto descritto nell'atto datato 15 aprile 1983 della Stazione CC di S. Cipirello, si ripropone l'inserimento non casuale in tale contesto della nota Sicilpali formalmente rappresentata all'epoca dall'amministratore unico CANZONERI Domenico, che veniva espressamente incaricato dal Basile ad effettuare l'esecuzione di opere speciali. È noto a codesti Uffici quali interessi erano riposti nella S.r.l. Sicilpali e nelle società ad essa collegate, o comunque facenti parte della famiglia mafiosa a cui la Sicilpali faceva capo.

Tutto ciò trova riscontro nel r.g. n. 2997/1 datato 11.10.1983 della Sezione Anticrimine della Legione CC. di Palermo, nel quale venivano evidenziati gli illeciti interessi riposti in tali società dai più noti "uomini d'onore" di Cosa Nostra: PROVENZANO Bernardo, nato a Corleone il 31.01.1933; CANNELLA Tommaso, nato a Corleone il 18.05.1940; LIPARI Giuseppe, nato a Campofiorito il 14.04.1935; PIPITONE Antonino, nato a Palermo il 02.10.1929; MESSICATI VITALE Pietro, nato a Villabate il 16.02.1947; PICCIURRO Raffaele, nato a Palermo il 26.02.1947; DI CARLO Giulio, nato a Altofonte il 10.01.1935 e CAPIZZI Benedetto, nato a Palermo il 28.06.1944.

in via Scobar n. 28-30, a poca distanza dal civico 24 ove veniva eseguito il triplice omicidio del Cap. D'ALEO, dell'App. BOMMARITO e del C.re MORICI, ha avuto sede la S.p.A. T.E.S. (Trasporti Espressi Sicilia) facente capo tra gli altri a DI CARLO Giulio, CANNELLA Tommaso e PIPITONE Federico, sopra generalizzati.»

Il referto terminava con la richiesta di intercettazione telefonica a carico delle utenze in uso a SIINO Andrea e CASTRONOVO Francesco.

L'attualità delle considerazioni espresse e la piena convinzione che la morte dell'Ufficiale fosse da ricercare proprio nella sua attività investigativa rivolta all'accertamento di responsabilità penali a carico della famiglia Brusca, dove già emergeva il SIINO, davano lo spunto per nuove indagini volte alla raccolta di ulteriori elementi di valutazione.

In tale ambito sono da considerare le dichiarazioni rese da Francesco MARINO MANNOIA, che permetteva di acquisire utili e attuali notizie in merito alle vicende interne a "Cosa Nostra". Egli, a proposito dell'omicidio del Capitano CC. Emanuele BASILE e del Capitano CC. Mario D'ALEO, dice che il primo era stato ucciso per aver intrapreso nella zona di Altofonte indagini contro gli interessi di Bernardo Brusca, già rappresentante di quella famiglia. Il secondo era stato assassinato perché aveva tentato di continuare quanto iniziato dal suo predecessore, ritenuto preparato e di buona cultura professionale. In sintesi «...i due ufficiali erano stati uccisi per la loro solerzia...». Per l'omicidio Basile, poi, veniva confermata dal MANNOIA la responsabilità di Vincenzo PUCCIO, Giuseppe MADONIA e Armando BONANNO.

Il sospetto che nei più gravi fatti di sangue degli ultimi anni il SIINO potesse aver svolto un ruolo non casuale assumeva contorni meno sbiaditi dopo un attento esame del fascicolo relativo all'omicidio del Ten. Col. CC. Giuseppe RUSSO e del prof. Filippo COSTA, avvenuto a Ficuzza (PA) il 20.08.1977.

Francesco Marino Mannoia riferisce a proposito che l'omicidio venne decretato sicuramente dalla Commissione in segreto e di nascosto a Stefano Bontate, che si lamentò dell'accaduto con Michele GRECO, il quale addossò la colpa ai corleonesi. Autori materiali furono Vincenzo PUCCIO, Pino GRECO "Scarpazzedda" e Leoluca BAGARELLA. Ciò dimostrava la volontà della Commissione e dello stesso Michele Greco, perché non era materialmente possibile che due dei migliori uomini della famiglia di Ciaculli partecipassero al delitto all'oscuro del loro capo-mandamento. Se ciò fosse stato vero avrebbe significato la condanna a morte del "Papa", cosa non avvenuta.

SIINO Angelo, sentito a sommarie informazioni il 1° settembre 1977 nell'ambito delle indagini per il delitto, affermava in quell'occasione di aver conosciuto l'Ufficiale durante una cerimonia per la concessione di un'onorificenza a suo favore. Tra l'altro affermava: «...mi suggerì ad esempio di prendere l'appalto, anzi mi prospettò la possibilità per me di prendere l'appalto per la costruzione di un albergo a Sciacca e ciò circa sei sette mesi fa, ma tale possibilità si esaurì in un nulla di fatto. Altra volta mi fece balenare la possibilità che io potessi prendere determinati lavori per la realizzazione di complessi industriali nella zona di Siracusa, ma ancora una volta anche questa possibilità non prese corpo e rimase allo stato di idea, dal che ebbi conferma dell'impressione che il Col. Russo fosse irrimediabilmente tagliato fuori da possibilità industriali ed anche un po' fuori dalla realtà. In sostanza tutti quei contatti, quei rapporti e quelle relazioni che era andato costituendosi durante la sua attività di sacrifici si erano per così dire dissolti, nel senso che su di essi egli non poteva fare alcun affidamento. Non sono in grado di spiegarmi l'uccisione del Col. Russo e purtroppo non ho elementi utili da fornirvi per uno sviluppo positivo delle indagini».

È indignante constatare la sprezzante sicurezza con la quale il Siino si permetteva di fornire giudizi sulla personalità del Ten. Col. Russo. Tale atteggiamento probabilmente derivava dalla coscienza che anche a suo carico l'Ufficiale aveva avviato discreti accertamenti. Questi non aveva alcuna intenzione di entrare nel mondo imprenditoriale delle società così come da più parti si vuol far credere, giustificando così l'elevato numero di relazioni intessute con costruttori e titolari di imprese siciliane e non. È questa la convinzione che ci si forma nell'esame dell'intera vicenda processuale e dal riesame di quanto conosciuto sulla vita e la personalità del Russo. Egli, tra l'altro, in quel periodo si stava interessando alle indagini relative alla costruzione della diga Garcia in agro di Roccamena. Riesaminando la requisitoria del Pubblico Ministero, cui si è già fatto cenno, si ritrovano tutti i nomi dei personaggi oggi inquisiti. Su di essi stava lavorando avendo compreso, con ammirevole lungimiranza, che proprio il settore dei lavori pubblici costituiva una delle fonti principali di ricchezza ma, soprattutto, di potere per l'intera struttura di "Cosa Nostra".

Tra gli appunti del Ten. Colonnello Russo figuravano numerose annotazioni relative al SIINO e, tra queste, i numeri di targa delle autovetture dell'imprenditore. Sentito per chiarire tale circostanza, Angelo Siino dichiarava che tra il 16 ed il 28 agosto 1977 era «...stato nell'abitazione sita in località Cerasa unitamente alle persone che io avevo regolarmente ospitato ed esattamente l'avv. Giuseppe Cottone di via Croce Rossa Palermo, civilista, e il dott. Giuseppe Insalaco da S. Giuseppe Jato. Posso precisare con sicurezza che la sera generalmente ero sempre a casa. Ovviamente mi spostavo nei dintorni sempre in compagnia delle persone che si avvicendavano come ospiti a casa mia».

Altra nota trovata tra le carte dell'Ufficiale delinea quello che era già il settore di azione del SIINO: "oltre 500 milioni (SITAS) demolizioni; ispettorato 'Siino-Scibilia', 'TAR=Siino=Catani'" ed altri.

Degli appunti del Ten. Col. Giuseppe Russo è in atto una completa rielaborazione.

Il nome di Angelo SIINO, peraltro, ricorre indirettamente in un altro grave fatto criminoso.

Il 06.08.1985, in via Croce Rossa n. 81, venivano assassinati il Vice Questore Antonino Cassarà e l'Agente Roberto Antiochia.

Gli accertamenti patrimoniali eseguiti a carico del Siino palesavano la proprietà di un appartamento sito in Palermo, via Croce Rossa n. 81, edificio n. 8, settimo piano.

Con atto n. 20833 del 13.07.1987 del notaio Restivo Girolamo in Palermo, l'immobile veniva ceduto a Bosco Bruno, nato a Trapani il 27.08.1941, e Lombardo Rachela, nata a Trapani il 10.01.1945, per la somma dichiarata di lire 118.000.000.

Lo stato delle indagini non consiglia, per il momento, di accertare chi, all'epoca della vicenda, abitasse nell'appartamento.

Angelo SIINO è proprietario di due aziende agricole di cui una intestata a lui in contrada "Pietralunga", zona Borgo Schirò di Monreale, ed una intestata alla madre in contrada "Montaperto" di Monreale, prossima a S. Cipirello. Consigliere comunale nel 1975 al comune di S. Giuseppe Jato per la Democrazia Cristiana, ha subito il 16.03.1981 nella sua villa in contrada "Cirasa" il furto di:

un fucile da caccia cal. 20 marca Bernardelli matr. 136081;

un fucile da caccia cal. 12 marca Browning matr. 6484757;

una carabina marca Krico cal. 22 matr. 223214;

un fucile marca Colt cal. 44 matr. senza;

n. 50 cartucce a pallini.

Con nota n. 145/8-3 del 13.01.1989, la Compagnia Carabinieri di Monreale informava il Gruppo CC. Palermo II che, in esito agli accertamenti esperiti a seguito di esposto anonimo, era risultato che il Siino era amico dell'ex sindaco di Palermo Giuseppe Insalaco e che era solito associarsi con Giovanni Brusca ed Emanuele Brusca, figli di Bernardo.

Con foglio n. 1903/10-3 "P" del 06.09.1979, il Capitano Emanuele Basile, in esito al f.n. Cat. 6 G/1979 div. 3 del 28.08.1979 della Questura di Palermo, confermava il parere contrario al rinnovo del porto d'armi per il SIINO. Con la precedente lettera (1903/10-1 del 4.7.1979) l'Ufficiale lo riteneva individuo pericoloso in quanto imparentato, tramite la madre, con i mafiosi Celeste di S. Cipirello e cugino di Salvatore Siino, nato a S. Giuseppe Jato il 15.09.1921, proposto per la diffida il 21.06.1979. Tuttavia il Commissariato di P.S. di Partinico, in data 3.12.1979, gli rilasciava porto d'armi per pistola n. 841384 D del libretto e n. 6-4/79 di prot.

Il 10.5.1990 la Stazione CC. di Partanna di Trapani (f.n. 34021/112-1 "P") richiedeva informazioni sul Siino alla Compagnia di Monreale, perché il 13.07.1990, in occasione di appositi servizi per i funerali di ACCARDO Stefano, classe 1930, considerato boss della Valle del Belice, veniva vista nei pressi di quel cimitero la Mercedes 300-D targata PA 815101 intestata al Siino. La circostanza è importante in quanto Accardo Stefano è fratello di Francesco, poi assassinato, padre di Accardo Rosa sposata con Onofrio CASCIO, nato a Partanna il 14.08.1960, figlio di Rosario CASCIO, nato a S. Margherita Belice il 3.10.1934.

In ultimo, appare illuminante per definire il "personaggio SIINO" una conversazione telefonica che, per la sua genuinità, è meritevole della massima attenzione.

Alle ore 18:59 del 14/02/1990 la signora PORRETTO chiamava il numero 091-6259741 intestato a Siino Giuseppe e conversava in tal senso:

S.: Pronto?

D.: Buonasera signor Siino... sono la moglie di Porretto... di Mimmo...

S.: Mi dica...

D.: Eh... non so io come esprimermi... signor...

S.: (incomprensibile) ...parlasse...

D.: Cioè... ci ho dei problemi...

S.: ...mi dicesse vossia...

D.: ...mio marito è da quattro giorni che manca di casa... e non ho sue notizie...

S.: Bah...

D.: Eh... non so... io tramite... ora voglio telefonare al signor Siino che ci ho una gran stima di lei...

S.: Signora...

D.: Ma... eh... veramente mi deve credere... siamo come abbiamo... presi... pigliati e buttati in un fosso... non... non abbiamo notizie, niente... siamo con quelli sfasati... che... che cosa ne pensa lei?

S.: ...cara signora... non è che io... penso... per suo marito... eh... eh... eh... uh... hoi... mm... pe... pe... per noi è un ladro... è un amico...

D.: Eh...

S.: (continua a respirare a fatica e soffiatone)

D.: ...io dissi... ma a chi devo telefonare, veramente dissi ma... mi rivolgo a questo signor Siino... non so va...

S.: Mah... io non lo vitti (visto) signora...

D.: ...non l'ha visto...

S.: Sì perché... quando... quando è stato... (incomprensibile) lavorava... (incomprensibile)...

D.: Quando vi siete visti ora... diciamo...

S.: E non ci siamo... è venuto... (incomprensibile)...

D.: ...non so... ma io non ho proprio chi... chi... chi pensare prima... ah...

S.: Beh... e... ste... stia... mm... tranquilla signora...

D.: La tranquillità è quella che... lei... mi deve capire signor Siino...

S.: Sì... sì... sì...

D.: Non so a chi rivolgermi prima... non mi deve credere... siamo come quelli nel... sfasati...

S.: Sì... sì... signora...

D.: Eh... feci la denuncia... do... con... il lunedì... domenica... perché sabato sera non si è ritirato più e... nn... mi sembra a me... che non lo so...

S.: Ma... eh... non è che ci disse dove doveva andare?

D.: Come?

S.: Non è che ci disse...

D.: Niente... non mi ha detto niente... è uscito eh... uh... non so che strada ha preso... se ha avuto qualche appuntamento... non lo so... no... no... niente... oscuro di tutto...

S.: Signora... qua... non è venuto per soldi né per quello... me firriai... eh... pe... nua... eh... magari... eh... aveva bisogno di... eh... eh... a... a... disposizione...

D.: ...magari lei può... ca... conoscere qualcuno...

S.: No... ah... signora lei... in merito a... a... (respira)...

D.: Come?

S.: In merito signora eh... che avvicino... vedo dove... che notizie ha lei?

D.: Lei dice di venire qua?

S.: ...no... signora eh... vuole... vuole... siccome deve venire il commissario... eh... che dice mi deve dare i soldi...

D.: Sì...

S.: Che... doveva venire oggi... oggi ho telefonato... e mi dissero che non c'era...

D.: Ho capito... comunque non so... io va... come vi dico... nn... né mi è... una cosa proprio ca...

S.: Ca... lei stessi tranquilla che... eh...

D.: Ca a tranquillità è quella... mio marito...

S.: Signora... ma lei si rivolge ai ca... carabinieri?

D.: Sì... e non l'ho fatto?

S.: Come?

D.: E non l'ho fatto?

S.: Come?

D.: E non l'ho fatto?

S.: No...

D.: Niente mi pare a me... che... non si sa niente... niente... niente... niente...

S.: Ma lei c'è andata da... da... carabinieri?

D.: Che... perciò... non le sto dicendo che ho fatto la denuncia...

S.: Ah... ho capito...

D.: Comunque... signor Siino... la ringrazio... io...

S.: Prego... ehh...

D.: (incomprensibile)...

S.: Osse... ossequi signora...

D.: Arrivederla...

S.: Ossequi.

(vds. all. n. 209)

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