Le lacrime amare di Messi e Scaloni  - L'Unione Sarda.it

Qui Argentina.

21 luglio 2026 alle 00:12

epa13106330 Lionel Messi of Argentina in action during the FIFA World Cup 2026 quarterfinals match Argentina vs Switzerland, in Kansas City, Missouri, USA, 11 July 2026. EPA/CHRISTOPHER NEUNDORF

epa13106330 Lionel Messi of Argentina in action during the FIFA World Cup 2026 quarterfinals match Argentina vs Switzerland, in Kansas City, Missouri, USA, 11 July 2026. EPA/CHRISTOPHER NEUNDORF

epa13106330 Lionel Messi of Argentina in action during the FIFA World Cup 2026 quarterfinals match Argentina vs Switzerland, in Kansas City, Missouri, USA, 11 July 2026. EPA/CHRISTOPHER NEUNDORF

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La furia cieca e ingiustificata, le lacrime, la dignità, la gioia oltre il risultato. Sfumature di sconfitta che l’Albiceleste ha toccato tutte dopo il fischio finale di New York, che cozzano l’una con l’altra eppure si tengono, nelle mille contraddizioni di una nazionale e di un Paese come l’Argentina.

I temi

Da una parte l’indole da bullo di Leandro Paredes che perde le staffe con Gavi ed Eric García, attaccando ancora una volta - l’ultima - briga in questo Mondiale; dall’altra, la compostezza di Lionel Scaloni, che in campo si piega sulle ginocchia provando a tener rannicchiate dentro di sé tutte le emozioni e poi in conferenza, tra l’orgoglio per quanto fatto e l’incertezza su cosa sarà, si trova costretto a lasciarle esondare. Una dimostrazione d’amore, così come quella dei tifosi che a Buenos Aires si sono riversati attorno all’Obelisco come se avessero vinto, perché l’affetto che la Selección ha saputo raccogliere attorno a sé negli ultimi cinque anni di trionfi vale più di una Coppa del Mondo sfuggita all’atto conclusivo, perché la nazionale ha insegnato loro a essere felici insieme. E al MetLife Stadium hanno imparato a condividere la tristezza, dopo una premiazione in cui nessuno dei calciatori si è tolto la medaglia d’argento dal collo: una lunga, lunghissima, comunione silenziosa sotto la curva. Davano le spalle alla premiazione, come in tanti sottolineano in queste ore, ma non per un motivo così ignobile. E altro che boys don’t cry , los pibes argentinos piangono eccome.

Delusione

Su tutte ci sono le lacrime di Messi, davanti ai suoi tifosi. Non parla la Pulce di Rosario dopo la partita, con la fine che lo accarezza e i pensieri che scorrono a mille, lo tirano qua e là tra l’abbandonarsi e il resistere ancora, magari prendendosi una pausa nel frattempo, almeno fino alla Coppa America del 2028. Il suo contratto con l’Inter Miami dura altri due anni, poi chissà. Certo, vederlo così protagonista sarà impossibile, soprattutto per una questione di minutaggio.

L’altro Lionel

E poi c’è l’altro Lionel, il ct, i cui argini si rompono e abbandona la sala stampa con «un dolore nell’anima», perché «un gruppo come questo difficilmente si potrà riformare». È stata questa la forza della sua Selección, per due Coppe America e per due Mondiali, è stato lui l’artefice che ha saputo crearla umanamente tanto che l’Argentina di questi anni è stata chiamata pacificamente Scaloneta da tutti. Mentre molti dei suoi giocatori si sparpagliano, tornando a casa o andando in vacanza per i fatti propri, lui tornerà assieme ai pochi rimasti della nazionale.

Solitario

Alcuni tifosi, nella notte, lo hanno visto fare su e giù nel parcheggio dell’hotel, ancora in preda alle lacrime. «Stava davvero male», raccontano. «Triste, solitario y final», in ossequio alla letteratura, alle prese con un incantesimo che dopo tempo si è sciolto. E la consapevolezza dolce-amara che niente potrà cancellare quanto vissuto. Da segnalare che in Argentina, durante e dopo la finale, si sono registrati tre morti.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sottoscrivi

Sottoscrivi