
Una foto del Teatro Comunale gremito per la cerimonia conclusiva del Premio Estense. In prima file le autorità (Businesspress)

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Gianluca Di Feo, giornalista di Repubblica. Vincitore della 62esima edizione del Premio Estense. Si aspettava di conquistare questo risultato? "No, anzi. Personalmente ritenevo che vincesse Monica Mastrobuoni con il suo ‘La Peste’ perché ritengo molto più urgente l’allarme dell’ascesa dell’estremismo neo nazista in Germania piuttosto che il tema affrontato nel mio libro".
Benché il suo ‘Cielo sporto’ sia di assoluta attualità. Perché orientare un’opera alla descrizione dell’evoluzione dei conflitti in particolare sul versante tecnologico e dei droni segnatamente? "Per la verità non lo volevo scrivere. Mi ha convinto l’amico Marco Belpoliti, secondo il quale era necessario scrivere un libro che aumentasse la consapevolezza su queste tematiche e in particolare sull’utilizzo dei droni, che rappresentano, assieme all’intelligenza artificiale, la nuova frontiera dei conflitti cui stiamo assistendo. Basti pensare che gli Ucraini quest’anno costruiranno cinquemilioni di droni, i russi sei milioni. Sono numeri che dovrebbero far riflettere".
A proposito di Ucraina e del conflitto innescato dalla Russia, cosa ci può dire al di là dei numeri? "Un aneddoto secondo me è significativo. Le prime persone che incontrai là quando andai ormai tre anni fa, furono tre ragazzi messicani che erano partiti volontari per la guerra in Ucraina per fare i Droneros ossia i piloti di droni. Di più, la Russia ha introdotto come materia scolastica la guida dei droni. Perché non solo ha l’obiettivo di mandare alla guerra giovani soldati, ma perché pilotare i droni, a distanza, con il joystick, è facilmente assimilabile al gaming".
È un libro angosciante. "Sì, lo è. Si tratta di un’opera immaginata per accendere un faro su una realtà che ci proietta in una dimensione che fino a oggi non avevamo neanche lontanamente immaginato. C’è bisogno di consapevolezza, di sapere. La guerra con i droni e l’intelligenza artificiale sovvertono tutto".
A proposito di consapevolezza. Che riscontri ha su questi temi da parte della politica italiana? "Nessuno. Il livello di consapevolezza è pressoché inesistente. Ed è un dramma perché quella rappresentata dall’intelligenza artificiale, non solo applicata all’ambito bellico, è la più grande rivoluzione che l’umanità si è trovata a vivere, se non altro in termini di velocità e impatto. Eppure, nessuno in campagna elettorale e più in generale, nel dibattito politico, ne parla".
Al di fuori della politica, intravede qualche spiraglio in termini di conoscenza del fenomeno? "Solo la Chiesa parla molto, e a ragione, dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulle nostre vite (non solo sul piano etico, evidentemente). Non è un caso, infatti, che l’enciclica di papa Leone XIV sia dedicata proprio a questo. Ma, già papa Francesco durante il suo magistero, aveva detto parole illuminanti su questo tema".
f. d. b.
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