Legge elettorale, come la maggioranza è andata sotto sulle preferenze

Introduzione

La Camera dei Deputati ha bocciato l’emendamento della maggioranza sulle preferenze nella nuova legge elettorale. Il voto, come chiesto dalle opposizioni, è stato segreto: un’ipotesi contro cui la premier Giorgia Meloni si era già espressa, secondo alcuni per timore di scoprire alcuni franchi tiratori tra le file del centrodestra. L’emendamento alla fine non è passato per un solo voto: 188 contrari, 187 favorevoli. Come ha fatto il governo ad andare sotto?

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Quello che devi sapere

Le tensioni nella maggioranza sulle preferenze

La maggioranza era arrivata divisa all’inizio dell'esame della legge elettorale in Aula, proprio sul tema delle preferenze. Dopo settimane di contatti e proposte, di trattative e confronti a ogni livello, alla fine Fratelli d’Italia ha deciso di presentare ieri – poco prima dello scadere del termine per gli emendamenti - una proposta di modifica con Noi Moderati e Udc, sotto la quale inizialmente mancavano le firme di Forza Italia e Lega. 

Per approfondire: Legge elettorale, alla Camera non passa per un voto emendamento sulle preferenze

Il dietrofront di Lega e Forza Italia

Poi, dopo una riunione in mattinata, è arrivato il dietrofront del Carroccio e degli azzurri. "La Lega si è riunita per valutare l'emendamento proposto da FdI, Noi Moderati e Udc. Avendo riscontrato che si prevede un sistema misto che garantisce la governabilità e la possibilità di dare voce ai territori per la scelta dei propri rappresentanti, il partito darà indicazione al proprio gruppo alla Camera di esprimere un voto favorevole". Stessa linea annunciata poco dopo da Forza Italia. "Al termine della riunione dei gruppi di Forza Italia nella Sala Colletti alla Camera, dopo ampia discussione, sono emersi il parere favorevole e l'indicazione a votare sì all'emendamento sulle preferenze", hanno rivelato fonti del partito. 

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Meloni contro il voto segreto

Meloni ha spinto per un voto a scrutinio palese: "A questo punto credo sia doverosa un'operazione verità, per capire se i partiti di opposizione che da tempo invocano la possibilità per i cittadini di scegliere i propri parlamentari lo facciano per convinzione o soltanto per prendersi gioco degli italiani. C'è un solo modo per scoprirlo: che l'emendamento venga votato a scrutinio palese e non con voto segreto. Sfido le opposizioni a non chiedere il voto segreto. Ognuno si assuma la responsabilità del proprio voto e ci metta la faccia davanti agli italiani. Sì alle preferenze. No al voto segreto", commentava prima del voto stesso.

I franchi tiratori

L'emendamento è stato però inserito tra quelli su cui esprimersi con voto segreto. In molti adesso puntano il dito contro i franchi tiratori: la maggioranza, sulla carta, aveva 240 voti a disposizione. Se i pareri favorevoli si sono fermati a 187, significa che ci sarebbero 53 franchi tiratori.

Per approfondire: Chi sono i franchi tiratori e perché si chiamano così

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