Leggero, tattile, artigianale: Bottega Veneta Primavera Estate 2027

Louise Trotter sbuca da dietro una parete bianca, abbozza una sorriso e se ne va in mezzo secondo, con il piglio di chi, evidentemente, al côté pubblico del proprio mestiere è interessata il giusto, nonostante guidi una maison del lusso tra le più desiderate del globo. In compenso il guardaroba progettato per questa Bottega Veneta Primavera Estate 2027 è molto meno understated di lei; è tattile, è voluminoso, è cinetico, un florilegio di crochet e frange, di drappeggi e linee balloon, di intrecci ed esuberi di stoffa. Come nel look di chiusura, addosso a una super top e tanto vale cominciare da lì: Kendall Jenner, tra i panneggi di un gigantesco peplo nero, in sandali rasoterra tressé, le radici artigianali della griffe a fare da scheletro al nuovo corso della stilista inglese, non importa se su un cappello in pelle effetto paglia da campesino deluxe, su un foulard sfrangiato annodato attorno alla vita, o sul colletto macramè di un abito bianco indossato sotto al coat over e annodato su un lato.

la review della sfilata bottega veneta primavera estate 2027pinterest

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È una sinfonia amabile di pannelli che avvolgono il corpo, di gonne (o abiti) filamentosi e lucidissimi per cui Instagram e i suoi slow motion finalmente hanno la loro ragione d’essere – ammirateli così, uno spettacolo – di trench galattici con le mostrine a sciogliersi in fettucce oscillanti, di maglie (si fa per dire) con il bordo a peplo che sono un intrigo di ricami multicolore che ingarbuglia la vista, di gonne che sull’Intrecciato della maison hanno innesti di piume.

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Perfino l’abito sottoveste subisce il trattamento à la Bottega Veneta con composé di fiori in pelle 3D, mentre uno dei grandi classici della moda come la camicia bianca, si dota di davantino con eco dei gesti che l’hanno realizzato. Si potrebbe dire quasi troppo, ma non sarebbe giusto per una maison che, del resto, ha fatto di una lavorazione artigianale il proprio, riconoscibilissimo logo e il défilé è un ottimo mélange di ricchezza e sottrazione: blazer impeccabili, pantaloni in seta con la riga generosi quanto basta, monopetto che disegnano la silhouette senza fare una grinza, coat in nappa su gonne pencil che vestono in leggerezza, una palette con note dolci di rosa pastello e lilla, saettate di scarlatto e corallo ad interrompere con energia la gradazione degli assoluti.

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Dice la stilista di essersi ispirata al passaggio delle stagioni, alla (s)vestizione fisica e mentale che dalla primavera accompagna all’estate, motivo per cui le linee qui accarezzano il corpo, al bando il ritorno di certe silhouette strizzate che vestono ben poche donne. Eppure, a colpire è sempre quella matericità che è firma della griffe, quella tattilità che qui, sin dalla fondazione nel 1966, ha sempre coinciso con l’essenza stessa del lusso. “Restano visibili l’intelligenza e la sensibilità della mano, così come l’imperfezione del suo gesto”, racconta infatti Trotter nella nota stampa.

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Un saper fare che è “il lavoro di discipline, gesti e persone”, con più volume, con un tratto scenografico che non mortifica mai la vestibilità, il passo svelto su décolleté dalla punta arrotondata o ballerine morbide come un guanto (o anche scarpine da jazz come quelle calzate da lui e che ruberemmo volentieri) ed è inutile indugiare sulle borsette, un repertorio sfaccettato di shopper immacolate e maxi-bag porta tutto, di sacchettini e clutch allungate con cui stringere tra le dita un Intrecciato in rosso vivo indossando una gonna scenografica ma dall’appeal freschissimo.

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Come sostiene la direttrice creativa: “C’è ottimismo nella leggerezza; nel lasciare che il corpo, gli abiti e forse anche noi stessi possiamo muoverci più liberamente. L’estate come possibilità: indossare meno ma sentire di più”.

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