Litofonie: le pietre sonore di Amalia Del Ponte risuonano a Bergamo

Amalia Del Ponte, Litofonie, veduta della mostra, Oratorio di San Lupo, Bergamo, foto Gianluca Di Ioia - GDI STUDIO

Votata a stimolare il dialogo fra discipline artistiche, la Fondazione Piero Cattaneo propone, nel suggestivo spazio dell’Oratorio di San Lupo a Bergamo, la mostra Litofonie di Amalia Del Ponte (1936-2025), artista che coniuga in modo originale scultura e suono, materia e percezione acustica, «Forma (luce) e timbro (qualità)», come scrive lei stessa.

Roberto Pini e Nicol Longoni Del Ponte, foto Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

L’esposizione, curata da Marcella Cattaneo, Nicol Longoni Del Ponte e Roberto Pini e presentata nell’ambito del progetto Officine della Scultura, distilla l’esperienza tattile nell’invito rivolto al visitatore a intervenire per produrre suono sia sul travertino rosa del Pakistan di Potnia e sulle bellissime lastre di Serpentino d’Italia di Acqua nell’acqua, opere situate al piano terra, che in Musica in gocce, installazione composta da 28 elementi in marmo verde della Turchia, distribuiti nello spazio ipogeo.

Foto Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

La mostra è stata aperta da due “azioni acustiche performative” che hanno esemplato la natura multidisciplinare del lavoro di Del Ponte, non solo per via dell’integrazione fra suono e visione ma anche per le connessioni fra discipline diverse, come psicologia e antropologia. Il percussionista Elio Marchesini e la voce della figlia dell’artista Nicol hanno inventato un coinvolgente intervento nel quale le opere esposte agivano come strumenti musicali, il tutto seguito dal pubblico affacciato ai matronei dell’oratorio, luogo pietoso, forse antico cimitero parrocchiale, oggi appannaggio del Museo Diocesano Bernareggi.

Foto Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

A Litofonie si affianca Disegnare il suono, schizzi su carta delle opere esposte a Bergamo, presentati presso lo studio milanese dell’artista.

Amalia Del Ponte, la biografia

Artista, scultrice e designer, Amalia Del Ponte tra le figure più originali della ricerca sviluppatasi in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta attorno ai rapporti tra forma, percezione, materia, suono e scienza. Nel corso della sua attività il suo lavoro è stato seguito, tra gli altri, da Guido Ballo, Bruno Munari, Gillo Dorfles, Arturo Schwarz, Tommaso Trini e Flaminio Gualdoni.

Dopo il liceo artistico, dal 1956 al 1961 studia scultura all’Accademia di Brera con Marino Marini, insieme ad artisti come Kengiro Azuma, Gianni Colombo e Mario Robaudi. Negli anni Sessanta concentra la propria ricerca sui materiali e sulle forme essenziali e geometriche, realizzando le prime sculture in plexiglas, definite Tropi da Vittorio Fagone in occasione della personale alla Galleria Vismara di Milano nel 1967.

Amalia Del Ponte, Litofonie, veduta della mostra, Oratorio di San Lupo, Bergamo, foto Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Nel 1973, invitata da Bruno Munari e Umbro Apollonio, partecipa alla Biennale di San Paolo, dove presenta Area percettiva e ottiene il Primo Premio per la Scultura. Nel 1986 prende parte alla XLII Biennale d’Arte di Venezia e vi torna nel 1995, su invito di Gillo Dorfles, con una sala personale nel Padiglione Italia. In quell’occasione presenta i Litofoni, pietre sonore attraverso le quali indagare le relazioni tra forma geometrica, vibrazione, colore e scale musicali.

Amalia Del Ponte, Litofonie, veduta della mostra, Oratorio di San Lupo, Bergamo, foto Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Il dialogo tra arte e scienza resta centrale anche nei lavori successivi. Nel 2010 realizza sull’Isola della Certosa, nella Laguna di Venezia, Regno dei possibili, invisibili, progetto di videoinstallazioni allestito nelle quattro Case Matte e dedicato alle possibilità dell’arte e della conoscenza scientifica di rendere percepibili dimensioni non immediatamente visibili della realtà.

Amalia Del Ponte, Litofonie, veduta della mostra, Oratorio di San Lupo, Bergamo, foto Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Parallelamente alla pratica artistica, Del Ponte sviluppò fin dagli anni Sessanta un’attività nel campo del design e della progettazione di interni. Tra il 1965 e il 1967 realizzò gli spazi del negozio Gulp! di via Santo Spirito a Milano e collaborò con Elio Fiorucci al progetto del primo punto vendita Fiorucci in Galleria Passarella.

Amalia Del Ponte, Litofonie, veduta della mostra, Oratorio di San Lupo, Bergamo, foto Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

Negli ultimi anni il suo lavoro è stato oggetto di nuove ricognizioni istituzionali. Nel 2017 le vengono dedicate mostre al Museo del Novecento e al Museo Studio Francesco Messina di Milano. mentre nel 2023 riceve un premio alla carriera alla Florence Biennale. È morta a Milano, il 16 agosto 2025.