Lo show di Amanda Knox nel mirino: “Ci spieghi la condanna per calunnia. E magari cosa ci faceva in quella casa”

Amanda Knox, 39 anni, accusata di aver ucciso Meredith Kercher, è stata assolta in Cassazione.

Amanda Knox, 39 anni, accusata di aver ucciso Meredith Kercher, è stata assolta in Cassazione.

Perugia, 10 agosto 2026 – Una ferita che non si rimargina, per la famiglia di Meredith Kercher e per Perugia. A gettare sale è, ancora, Amanda Knox che porta in scena a Edimburgo, in un monologo comico, la sua storia giudiziaria, culminata nell’assoluzione definitiva (con Raffaele Sollecito) dall’accusa di aver ucciso la studentessa inglese.

Avvocato Nicodemo Gentile, lei è stato il legale di Rudy Guede dal novembre 2007 al gennaio 2016. Sembra proprio che Meredith non debba trovare pace. Che cosa pensa dello spettacolo di Amanda Knox sull’omicidio?

“Amanda Knox è una donna adulta e libera di dire e fare ciò che ritiene. Forse, però, prima di trasformare questa tragica vicenda in materiale da spettacolo, farebbe meglio a spiegare perché accusò di uno dei reati più spregevoli una persona che sapeva essere innocente (Patricl Lumumba, ndr). La sua condanna definitiva per calunnia non ha nulla di comico. La Corte di Cassazione, nella sentenza del 2015 che l’ha assolta definitivamente dall’accusa di omicidio, ha inoltre affermato la sua presenza nell’abitazione al momento dei fatti. Mi auguro che, durante lo spettacolo, trovi finalmente il modo di chiarire anche questo. La libertà di espressione resta un diritto; il rispetto per la vittima e per la verità dovrebbe essere un dovere”.

Rudy Guede è stato condannato per concorso in omicidio

Rudy Guede è stato condannato per concorso in omicidio

In un post sui social, avvocato, ha affermato di conoscere la verità. Può aiutarci a capire che cosa accadde a Perugia?

“Posso dire con certezza che la ricostruzione è diversa di quanto emerso dalle sentenze. A mio giudizio, le imperfette indagini, hanno prodotto un guazzabuglio giudiziario. Vi sono poi aspetti centrali – compresa la ricostruzione della presunta violenza sessuale – che meriterebbero di essere riletti con più rigore e equilibrio. Ho il dovere deontologico, professionale e morale di custodire in eterno quanto appreso nell’esercizio della mia attività. Posso aggiungere che, oltre alle persone interessate, almeno altre due conoscono la stessa verità”.

Con gli strumenti tecnico-scientifici di oggi, sarebbe possibile fare più chiarezza?

“No, almeno per quanto riguarda l’omicidio di Meredith. Il problema non è stato la mancanza di strumenti scientifici adeguati: la scienza ha funzionato. Sono stati commessi errori decisivi nelle fasi preliminari dell’indagine, a partire dal sopralluogo e dalla repertazione delle prove. Non sono stati rispettati protocolli operativi fondamentali. Non è solo una mia valutazione. La Corte di Cassazione, nella sentenza del 2015, ha evidenziato gravi lacune investigative”.

Con le dovute differenze, è possibile un parallelismo tra il delitto di Perugia e uno dei casi più discussi oggi?

“Il più immediato è con l’omicidio di Chiara Poggi. Sono vicende con verità percepite come instabili, incapaci di restituire una risposta soddisfacente all’opinione pubblica e, soprattutto, alle persone coinvolte. Due tragedie diventate enormi casi mediatici che, tra condanne, assoluzioni, nuovi accertamenti e ricostruzioni contrapposte, continuano ad alimentare interrogativi. Quando un processo si conclude ma il dibattito non si chiude, significa che la verità giudiziaria non è riuscita a ricomporre tutte le fratture della vicenda”.