Lo studiolo rosso e la stanza gialla e verde, Casa Balla si riarreda - Arte - Ansa.it

Il cuore di casa Balla, il piccolo studiolo 'rosso futurista', il pensatoio dell'artista dove dipinti e decorazioni ricoprono interamente le pareti e i soffitti, fa un salto indietro nel tempo e si riprende la sua identità. Tornano infatti nella casa di Giacomo Balla a via Oslavia a Roma alcuni arredi che erano rimasti in possesso degli eredi: tra questi quelli che facevano parte dello studiolo, un piccolo locale con la finestra sulle scale interne, che era pieno di oggetti e di quadri, panchette e libri. E sul cui muro ancora si conserva inciso un vecchio numero di telefono dei pompieri - la cui caserma è tuttora a pochi metri dall'abitazione - che la figlia Elica aveva prudentemente scolpito sulla parete.
Una fotografia reale di come arte e vita nella visione futurista dell'artista combaciavano alla perfezione, nello stile e nella concezione dello spazio domestico come parte integrante della ricerca artistica. In quella che è un'opera d'arte totale, Balla aveva infatti provveduto a progettare, dipingere e costruirsi tutto, o quasi, con le sue stesse mani: scaffali, armadi, tavoli, sedie, sgabelli, posaceneri, oggetti vari, pareti e paraventi, cornici ed anche abiti.
Oltre agli arredi dello studiolo dall'acceso rosso futurista, e a altre tre opere su carta dell'artista, tornano a via Oslavia anche 11 elementi della Stanza gialla e verde, quelli che nella precedente abitazione ai Parioli arredavano la camera da pranzo e che diventa poi nella casa del quartiere Della Vittoria la camera da letto della figlia Elica Balla. Si tratta di un nucleo di arredi che che documenta anche la storia della casa successiva alla morte dell'artista, avvenuta nel 1958, quando Balla aveva 87 anni. Il mobilio dello studiolo rosso arriva infatti dai tre fratelli Balla, eredi in quanto discendono dallo zio di Giacomo Balla, mentre dal lato di Elica Balla, tramite il nipote dell'avvocato Roberto Donati, arrivano i mobili della stanza giallo-verde, compreso il letto e la credenza che ora andranno nella stanza in cui attualmente c'è una piattaforma soppalcata, anch'essa dipinta, che Elica si fece costruire negli anni '60. Stipi, mobili e quanto resta dell'arredamento originario della casa serviranno a custodire e provare a contenere l'enorme materiale archivistico che custodisce la casa: dai disegni di Balla e delle figlie, alla corrispondenza, alle fotografie, libri che si aggiungono all'oggettistica, ai complementi d'arredo, alle suppellettili, ai piatti, bicchieri, tovaglie, anche questi decorate e ricamate a mano dalle figlie di Balla in stile futurista. Oltre ai rinomanti vestiti disegnati da lui, gli abiti futuristi "antineutrali", volutamente all'opposto della sobrietà e dei colori spenti della moda tradizionale.
Una grande quantità di oggetti, la maggior parte dei quali gli eredi di Balla avevano accantonato in una stanza adiacente alla cucina che era stata chiusa, blindata, negli anni in cui la casa era stata già aperta alle visite. E che ora - in vista della riapertura al pubblico - sono in via di catalogazione e risistemazione nell'appartamento da cui non potranno mai più uscire. Fermando al ventennio del secolo scorso, e poco più oltre, il tempo tra le pareti di quella casa futurista che è un'opera d'arte, "totale", come voleva il suo geniale inquilino.