Manovra 2027, come cambiano i bonus casa: dalle detrazioni agli sconti per gli under 36. E spunta una card per gli anziani

Il conto alla rovescia è cominciato, e chi ha in mente di rifare il bagno o cambiare gli infissi farebbe bene a guardare il calendario. Se la manovra non interverrà, dal primo gennaio il bonus ristrutturazioni, l'ecobonus e il sismabonus perderanno un pezzo: lo sconto sulla prima casa scenderà dal 50 al 36%, quello sulle seconde case dal 36 al 30%. Su un cantiere da 20mila euro vuol dire rinunciare a 2.800 euro di detrazione. È da qui, dal mattone, che parte la legge di bilancio da 23,5 miliardi che Giancarlo Giorgetti si prepara a portare in Consiglio dei ministri tra martedì e mercoledì, con una premessa che il ministro ripete a ogni occasione: «La coperta è corta».

Bonus casa

Sulla casa, però, il governo non sembra disposto a lasciar correre. Il viceministro Maurizio Leo vuole congelare le aliquote attuali e rilancia persino un ecobonus al 65%, riservato ai lavori che tagliano davvero i consumi, dai cappotti termici alle pompe di calore. Tenere in piedi l'impianto, bonus mobili compreso, costerebbe intorno al mezzo miliardo. Nel pacchetto entrano anche gli affitti: la cedolare secca sui contratti a canone concordato potrebbe dimezzarsi dal 10 al 5%, con un risparmio di oltre 400 euro l'anno per chi incassa 700 euro al mese. E torna l'idea di riaprire le agevolazioni per gli under 36 che comprano la prima casa, senza imposte di registro, ipotecaria e catastale.

Per i cantieri pubblici, invece, sul piatto ci sono quasi 8 miliardi in tre anni tra ferrovie e reti energetiche, mentre dalla Bei è in arrivo un prestito da un miliardo per metropolitane e treni a emissioni zero nelle grandi città.

Il taglio dell'Irpef

Più complicata la partita delle tasse. Il taglio promesso al ceto medio, cioè l'aliquota Irpef del 33% estesa fino a 60mila euro di reddito, interesserebbe 3,3 milioni di contribuenti ma costa 2,7 miliardi, più di quanto la manovra mette sull'intero capitolo fiscale. Così l'operazione resta sospesa, e in maggioranza c'è chi propone di farla a rate, fermandosi per ora a 55mila euro. Tutto dipende dalle coperture: la fetta più grande arriva dalla flessibilità europea, oltre 14 miliardi su cui Bruxelles deve ancora dare l'ok, il resto da giochi, banche e assicurazioni. Agli istituti il governo chiede 5 miliardi, ma il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, mette le mani avanti: disponibili a trattare, purché il nuovo accordo non abbia «l'inconsistenza del precedente».

Start tax per i giovani

Se c'è un terreno su cui Palazzo Chigi vuole davvero lasciare il segno, è quello dei giovani. La carta di Giorgetti si chiama "start tax": una tassa piatta del 5% sugli aumenti di stipendio degli under 35, per rendere più conveniente alzare le buste paga di chi è all'inizio della carriera. Ma le ricette nella coalizione non coincidono. Forza Italia sogna una no tax area per i più giovani, la Lega guarda a una flat tax per i primi anni di lavoro, i tecnici del Tesoro studiano una mini Irpef per gli under 30 al primo impiego o un bonus in busta paga. Alle imprese che assumono andrebbe una deduzione più generosa, fino al 180% del costo per le giovani madri.
Poi c'è la sanità, che vale circa 2,4 miliardi nel 2027.

La card per gli anziani

La novità che potrebbe toccare più famiglie porta la firma di Antonio Tajani: una card per gli anziani, da usare subito per dentista, oculista e farmaci costosi che il Servizio sanitario nazionale non copre, invece di aspettare la detrazione del 19% con la dichiarazione dei redditi dell'anno dopo. Si parla di 300-500 euro per gli over 75 con redditi medio-bassi, oppure di un cashback sui pagamenti tracciabili. È un segnale, non certo la soluzione. Le Regioni, che fanno i conti con personale e liste d'attesa, chiedono 6,8 miliardi solo per il prossimo anno. 
Umberto Mancini

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