Marzorati L’ingegnere che fa volare Cantù

Lo chiamavano l’ingegnere volante. Volante perché quando partiva in contropiede, non ce n’era per nessuno. Quanto al titolo di ingegnere, nulla di immeritato, anzi. Perché Pierluigi Marzorati, nato a Figine Serenza (Como) il 12 settembre 1952, la laurea l’ha davvero conseguita al Politecnico di Milano, alternando l’attività di cestista di successo a quello di studente altrettanto capace. Tanto bravo da laurearsi (nel 1982) in Ingegneria Civile e di esercitare ancora. Pierlo, l’altro soprannome che si è portato indietro per i palazzetti di tutta Italia è titolare dello studio Pfm & Partners, che si occupa di ingegneria, architettura ed efficientamento energetico.

Ma è il Marzorati dei canestri, quello che ci interessa e che è titolare di alcuni record difficili, se non impossibili, da battere. Pensiamo alla Nazionale, per esempio. Tutti convinti che il primatista di partite in maglia azzurra (come giocatore) sia Dino Meneghin. E invece il titolare del primo posto è il Pierlo da Cantù con 277 presenze, sei in più di SuperDino e con un vantaggio di ventitré lunghezze su Roberto Brunamonti, il capitano per antonomasia in casa Virtus. E in azzurro, oltre a starci benissimo, Pierlo scrive alcune delle pagine leggendarie della nostra storia. Nel 1983, agli Europei di Nantes, il partente nel ruolo di playmaker è lui. E’ Marzorati che deve dare la prima spallata agli avversari. Al resto ci devono pensare Charlie Caglieris e Roberto Brunamonti, passato e presente della Virtus, di quegli anni.

Marzorati costruisce tutta la lunga carriera con la maglia di Cantù. Al palasport di Piazza Azzarita, nella prima metà degli anni Settanta, viene accolto dal coro, ritmato, ma senza tamburi "Forst, ricorda, che vincerà la Norda". E’ una pallacanestro dove gli sponsor si identificano con la città e i club. Pensiamo, in quello stesso periodo, a Sinudyne, Eldorado, Alco, Ignis, Billy e Simac. C’è un altro coro che accompagnerà lui e il club canturino. Politicamente poco corretto, verrebbe da dire, perché l’accoglienza era… davvero infernale al grido di "Bruceremo Cantù". Forse perché la Brianza, dove si trova lo storico club, è nota per i mobili?

Marzorati è un asso in contropiede e Cantù è una delle grandi realtà italiane già a partire dalla fine degli anni Sessanta. I canestri vivono sul duopolio Milano-Varese? Beh, Cantù ci si inserisce nel modo migliore. Pierlo in campo è l’esecutore in campo della idee di Arnaldo Taurisano e Valerio Bianchini, i coach che gli permettono di vincere, in quegli anni, ben due scudetti. Ma i tricolori sono solo la minima parte della produzione canturina che, insieme con i mobili, esporta un modello di pallacanestro che fa faville in tutta Europa. Sono gli anni in cui siamo molto legati alle immagini a stelle e strisce. E quindi Cantù, diventa Cantucky, in omaggio ai Wildcats e all’università del Kentucky, uno degli atenei più titolati nel mondo Ncaa.

Insieme con i due scudetti (sui tre portati a casa da Cantù), ci sono due trionfi in Coppa dei Campioni (uno con Giancarlo Primo in panchina nella finale contro l’Olimpia di Dan Peterson), due Coppe Intercontinentali, quattro Coppe delle Coppe (una nel 1978, a Milano, nella finale tricolore con la Virtus di Dan Peterson, ancora lui…) e quattro Coppe Korac. Sono solo quattro i giocatori ad avere vinto quattro volta la Coppa delle Coppe (trofeo che non esiste più) a livello italiano: Renzo Bariviera, Umberto Cappelletti, Renzo Tombolato e, appunto, l’ingegnere volante.

Finita qui? Macché. In un mondo, quello attuale, dove i giocatori cambiano casacca ogni anno (per non dire di peggio), Pierlo resta fedele a Cantù dal 1969 al 1991, quando si ritira con 692 presenze. Ma c’è un gettone ulteriore: 693 non è un record. Ma Pierlo torna in campo nel 2006. Ha 54 anni, sfida Treviso (è l’8 ottobre) e diventa l’unico atleta ad aver giocato per cinque decenni. Ci sono anche i trionfi azzurri, ovviamente. Già detto dell’oro (il primo per gli azzurri) a Nantes nel 1983, ci sono altri tre bronzi europei (1971, 1975 e 1985) e un altro risultato storico. L’argento alle Olimpiadi di Mosca nel 1980, il primo podio azzurro che ai Giochi non è che abbia raccolto molto altro, se non l’argento di Atene 2004, con Charly Recalcati in panchina, altro cuore canturino (e non solo) diviso dal Pierlo da un solo giorno di nascita (11 settembre contro il 12) e da qualche anno.

Resta un grande appassionato di canestri, Pierlo. E nel mondo del basket, tra un record e l’altro, coltiva tante amicizie. Ce n’è una particolare, con il presidente della Virtus, Massimo Zanetti. Marzorati si è visto diverse volte all’Arena bianconera, perché la Virtus degli ultimi anni gli è piaciuta parecchio. Non tanto da trasformarlo in tifoso bianconero, perché Cantù (club del quale è stato pure vice presidente e pure numero uno del Coni Lombardia) è sempre nei suoi pensieri. Ma un’occhiata alla V nera, della quale è stato fiero rivale, la dà sempre volentieri.

(104. continua)

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