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21 ottobre 2026 • 07:56Aggiornato, 21 ottobre 2026 • 09:31
Lo rivela il Financial Times: a trattenere il premier israeliano Trump, contrario a nuovi bombardamenti prima delle elezioni di midterm. Intanto, il figlio Don Jr esprime disapprovazione sulla guerra del padre
«Dobbiamo solo decidere in che modo vogliamo vincere. Vogliamo vincere in modo pacifico o in modo violento? In ogni caso stiamo andando molto bene». A parole, la linea di Donald Trump non cambia: gli Stati Uniti se la stanno giocando e sono sull’orlo della vittoria contro l’Iran, sul campo e geopoliticamente. L'impostazione di Washington punta dunque sull'asfissia finanziaria, elevando l'Operazione Esclusione Economica a perno strategico per piegare le resistenze dell'avversario. La risposta iraniana non si è fatta attendere e delinea un'architettura negoziale speculare e rigida.


La realtà dei fatti appare piuttosto diversa dai racconti del presidente, visto lo stallo che dura da mesi, ma considerate le elezioni di midterm alle porte, il presidente americano non ha intenzione di restare incastrato in ulteriori operazioni sul campo, difficilmente veicolabili all’elettorato americano.
Di avviso esattamente opposto è Benjamin Netanyahu, che pure deve affrontare un’elezione a breve, il prossimo 27 ottobre. Dal suo punto di vista, però, un attacco sarebbe stato utile per confermare la propria forza in vista delle urne: quantomeno una delle ragioni per cui stava per tornare a bombardare Teheran, a quanto riferisce il Financial Times, a inizio mese.
09:30
L'esercito israeliano ha iniziato le operazioni di voto per le elezioni nazionali, con poco meno di una settimana di anticipo rispetto al resto del paese, per consentire ai militari di stanza in località remote o all'interno di territorio nemico di esercitare il proprio diritto di voto. Secondo quanto reso noto dalle Idf, sono stati allestiti circa 850 seggi elettorali in tutto il paese e oltre i confini nazionali. I seggi rimarranno aperti fino al 27 ottobre, giorno in cui si recherà alle urne il resto della popolazione. Stando a quanto riferito dalle forze armate, circa 3.000 soldati - in gran parte giovani di leva - sono stati impiegati come personale addetto ai seggi.
09:08
Il leader del partito I Democratici, Yair Golan, ha chiesto al capo di stato maggiore dell'esercito israeliano e ai vertici della sicurezza di bloccare qualsiasi tentativo di utilizzare le forze armate per scopi politici, dopo l'indiscreazione apparsa oggi sul Financial Times, secondo cui il premier Benjamin Netanyahu voleva lanciare nuovi attacchi contro l'Iran a inizio ottobre. "Netanyahu è un leader malato e debole, che si aggrappa al potere con la forza ed è disposto a mettere a repentaglio la sicurezza di Israele pur di salvare se stesso", ha scritto Golan su X, aggiungendo che il premier "non ha alcuna legittimità per trascinare Israele in un'altra campagna militare per ragioni politiche e personali, alla vigilia delle elezioni". "Faccio appello al Capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) e ai vertici della sicurezza: la vostra responsabilità riguarda esclusivamente la sicurezza di Israele. E' vostro dovere erigervi come un baluardo contro ogni tentativo di sfruttare le Idf per fini politici. Bloccate qualsiasi iniziativa militare volta a perseguire interessi personali sotto le spoglie di esigenze di sicurezza", ha scritto il leader del partito di opposizione.
08:26
Le autorità israeliane hanno presentato al segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth, un elenco aggiornato di obiettivi in Iran, elaborato sulla base di nuove informazioni di intelligence, che comprende anche infrastrutture civili. Lo riporta oggi il Financial Times. Il segretario alla Difesa Usa è stato in visita in Israele lunedì scorso; secondo quanto riferito al Ft da un funzionario israeliano, ha incontrato il premier Benjamin Netanyahu e altri alti funzionari.
07:44
L'Iran non consegnerà il suo uranio arricchito, respingendo le proposte di trasferire circa 400 chili di materiale nucleare in Russia. L'annuncio, come riporta Al Jazeera, giunge mentre il capo dell'esercito pakistano, Asim Munir, è in visita a Teheran per promuovere una mediazione tra Iran e Stati Uniti. I funzionari iraniani insistono sul fatto che Washington debba ricostruire la fiducia prima che i negoziati possano riprendere, citando i precedenti attacchi statunitensi durante i colloqui diplomatici e rifiutandosi di scendere a compromessi sulla proposta formulata da Teheran. Nel frattempo, la Casa Bianca ha dichiarato ad Al Jazeera che gli Stati Uniti non hanno intenzione di attaccare l'Iran prima delle elezioni di midterm del 3 novembre. Tuttavia, resterebbero dubbi sulle intenzioni di Washington, alla luce del dispiegamento di tre portaerei statunitensi nella regione e della visita del Segretario alla Difesa Pete Hegseth in Israele.
07:42
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva pianificato di lanciare nuovi attacchi contro l'Iran all'inizio del mese, ma il presidente americano Donald Trump si è opposto a una ripresa del conflitto prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Lo riporta oggi il Financial Times, citando tre persone informate sui fatti, secondo cui le Forze di difesa israeliane (Idf) erano pronte a colpire il fine settimana del 10 ottobre, prendendo di mira impianti nucleari, siti legati al regime, ma anche infrastrutture civili, come impianti energetici. Secondo le fonti, gli attacchi sarebbero stati più intensi di quelli condotti da Stati Uniti e Israele lo scorso febbraio. Una fonte ha poi sottolineato che una ripresa delle ostilità nelle prossime settimane non è uno "scenario irragionevole".
07:30
Donald Trump Jr rompe con il padre sulla guerra in Iran. Il figlio maggiore di Donald Trump ha ripetutamente dato voce alla sua contrarietà al conflitto in Medio Oriente, al quale si è opposto fin dall'inizio facendo recapitare anche al presidente il suo scetticismo. Lo riporta The Atlantic citando alcuen fonti, secondo le quali Don Jr è da sempre contrario a interventi all'estero e sulla guerra in Iran era allineato con il suo amico Charlie Kirk, che aveva rotto con l'amministrazione Trump per l'Iran. All'interno dell'amministrazione molti si sono opposti alla guerra. Fra questi il vicepresidente JD Vance mentre il direttore della Cia John Ratcliffe e il segretario di Stato Marco Rubio avevano espresso il loro scetticismo sul piano del premier Benjamin Netanyahu per un cambio di regime in Iran.
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