Due vertenze segnate da due cambi di marcia, seppur differenti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso in mano la situazione Ericsson e, "a seguito delle interlocuzioni avviate personalmente dalla premier con i vertici dell'azienda", come fanno sapere alcune fonti di Palazzo Chigi, "la società ha deciso di ritirare la procedura di licenziamento collettivo" che interessava 131 lavoratori della sede di Genova. Un cambio di approccio che, per certi versi, si è verificato anche per i lavoratori in esubero di Electrolux, con l'azienda che ha invece avanzato la proposta di un piano di incentivazione per uscite volontarie fino a 1.250 lavoratori in totale, tra impiegati e operai, nell'arco di tre anni. Due annunci che sono arrivati nel giorno di due importanti tavoli al Mimit proprio per affrontare entrambe le vertenze insieme ai sindacati e i vertici delle aziende coinvolte. Per quanto riguarda Ericsson, le stesse fonti di Palazzo Chigi hanno spiegato che "di fronte alla strumentalizzazione politica che si è sviluppata attorno alla vicenda", la premier "è intervenuta personalmente, telefonando all'amministratore delegato di Ericsson, Andrea Missori".
A rischio erano i lavoratori del polo degli Erzelli, a Genova, nell'ambito di un processo di riorganizzazione aziendale e della chiusura dell'intero reparto Ricerca e Sviluppo Ottica. Diverso, invece, è stato l'esito del tavolo Electrolux al Mimit, in quello che il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha definito "un passo verso la giusta direzione". Nel dettaglio, gli iniziali 1.719 esuberi, poi scesi a 1.450 in estate, saranno gestiti attraverso incentivi all'uscita di circa 600 impiegati e 650 operai in tre anni. Durante l'incontro con i sindacati, l'azienda ha anche introdotto il tema di un piano di ammortizzatori sociali per gestire la transizione, prevedendo inoltre per l'Italia un piano di investimenti pari a 90 milioni di euro. "Siamo pronti a sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari - ha detto Urso -, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio". Una sorte diversa rispetto a quanto dichiarato precedentemente dall'azienda spetta allo stabilimento di Cerreto d'Esi, nelle Marche. La dismissione è stata comunque confermata, ma avverrà in tempi ancora da definire, non più entro il 31 dicembre, in attesa che si possa compiere un processo di reindustrializzazione e riorganizzazione. A questo si è affiancato anche una revisione del piano prodotti, con volumi che dovrebbero superare tre milioni di unità. La crisi di Electrolux si inserisce, più in generale, in quella del settore degli elettrodomestici. Urso ha portato il tema anche a Bruxelles negli scorsi giorni, in occasione del Consiglio Competitività, ricevendo proprio oggi una risposta.
"La linea italiana ha fatto breccia in Europa", ha detto ai sindacati e ai vertici di Electrolux. In Ue "sono pronti ad agire". Il riferimento è al documento promosso anche da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia, che ha l'obiettivo di dichiarare l'elettrodomestico comparto strategico per consentire misure di salvaguardia dalla concorrenza sleale asiatica. I sindacati si sono espressi con soddisfazione, ma lo sguardo resta ora puntato al prossimo 29 ottobre, data del prossimo tavolo. L'obiettivo, infatti, è quello di definire "in pochi giorni un piano sostenibile e condivisibile".
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