Anziana nel mirino a Sforzacosta, il racconto del figlio "Le hanno detto che i miei dati erano stati rubati".

Anziana nel mirino a Sforzacosta, il racconto del figlio "Le hanno detto che i miei dati erano stati rubati".

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Diventano sempre più articolati i tentativi di truffe telefoniche ai danni delle persone più vulnerabili. Spesso per incentivare la "credibilità" della storia, il malvivente dall’altro capo della cornetta, fornisce dati sensibili di un parente stretto del malcapitato come capitato alla madre 94enne di David Carletta, residente a Sforzacosta. Il telefono della casa ha squillato intorno alle 14.30 di giovedì, a rispondere è stata l’anziana che fortunatamente non era sola in quel momento, pertanto il raggiro ha avuto esito negativo.
"Vorrei evitare che qualcun altro possa cascarci – racconta Carletta –. Mia madre ha ricevuto una telefonata da un finto maresciallo dei carabinieri, che si è presentato come maresciallo Primo. Questo truffatore le ha detto che i miei dati sensibili erano stati rubati e utilizzati per intestarmi un’Audi A4 nera, usata da una banda di albanesi per compiere dei furti nella zona. La scusa usata al telefono era che io o mia sorella saremmo dovuti andare con urgenza alla caserma dei carabinieri di Macerata per sbrigare delle pratiche di ‘disconoscimento’ – precisa –. Il loro vero obiettivo era isolare mia madre e far muovere noi, probabilmente per mandare un finto carabiniere o un complice a casa sua a colpo sicuro per rubare soldi o gioielli. Fortunatamente mia sorella non si è fidata. Ha chiuso la chiamata e ha contattato direttamente la vera caserma dei carabinieri di Macerata, che ha confermato l’ovvio: si trattava di un tentativo di truffa".
Carletta era al lavoro e una volta preso coscienza dell’episodio dalla sorella, le ha detto di contattare le forze dell’ordine con il cellulare, anziché con il fisso, in modo da evitare intercettazioni sulla linea telefonica. Non è nuovo questo modus operandi dei truffatori che telefonano, qualificandosi falsamente come appartenenti dell’Arma, rivolgendosi poi alla vittima per nome e cognome, facendo leva sui suoi sentimenti. Chiaro è che riescono inoltre a crearsi un accesso ai dati personali degli affetti più vicini.
"Prego di prestare massima attenzione e di avvisare soprattutto i genitori anziani o chi vive da solo – avvisa Carletta anche via social –. I carabinieri non telefonano per chiedere di andare in caserma inventando storie di auto intestate a vostra insaputa. Non date mai conferme di dati personali al telefono. Se avete un dubbio, riagganciate e chiamate voi stessi il 112 o la stazione locale".
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