Delusione e rabbia, ma anche commozione e speranza, quanti diversi sentimenti hanno accompagnato il calare del sipario sul Mondiale della Francia, e sui 14 anni di gestione di Didier Deschamps.
La sconfitta con la Spagna in semifinale ha ammorbato l'atmosfera entusiasta di un gruppo che sembrava destinato almeno a giocarsi il titolo. In campo si è notato il fastidio di dover giocare la finalina per il terzo posto con gli inglesi, che ha prodotto il disastroso 0-4 al 45', col ct impotente e Mbappè prima quasi divertito e poi incredulo per quella che in tempo reale i media d'Oltralpe definivano "umiliazione". Poi i cambi e la reazione nella ripresa, che però non sono bastati per la rimonta impossibile e alla fine Deschamps, in lacrime per l'addio più che per la sconfitta, si è attribuito la colpa, mentre un veterano come Adrien Rabiot ha puntato il dito contro l'atteggiamento "inaccettabile" di alcuni compagni.
In un clima ben diverso da quello sperato si è chiusa la storia di Deschamps con la nazionale, che tra pochi giorni dovrebbe essere affidata ufficialmente a Zinedine Zidane. La federcalcio francese appena dopo il fischio finale si è affrettata a pubblicare un lungo messaggio d'addio al condottiero che ha portato a casa un Mondiale, una Nations League e diverse finali, con uno score di 120 vittorie su 185 partite giocate. Poteva fare meglio, con quel bendidio di giocatori che ha avuto a disposizione, dicono i critici d'Oltralpe, ma di certo, come sottolinea la federazione "pochi hanno dato così tanto alla maglia come ha fatto lui" da giocatore poi da allenatore.
Per diversi minuti dopo il fischio finale, Deschamps è rimasto sul campo dell'Hard Rock Stadium, quasi incapace di prendere per l'ultima volta la strada degli spogliatoi, trattenendo pubbliche lacrime - ma fino a un certo punto, "non ho potuto fare a meno di piangere", ha ammesso - mentre tanti inglesi sono andati ad abbracciarlo e a dirgli qualche parola, dal collega Thomas Tuchel ad Harry Kane. E' mancato il giro d'onore con la medaglia al collo, all'ex juventino già campione del mondo sul campo nel 1998, ma gli avrà fatto piacere vedere quanto rispetto si è guadagnato fin qui nella sua lunga carriera.
"Io e lo staff abbiamo cercato di essere al servizio della squadra a lungo, forse troppo a lungo per alcuni - ha affermato in conferenza stampa -. Sono riuscito a mantenere la nazionale al vertice, anche se non al vertice assoluto, e penso che anche per il futuro abbiamo tutto ciò che ci serve, con giovani giocatori che cresceranno. Auguro a loro e alla squadra di restare in alto e raggiungere ulteriori successi. Sento di aver dato molto, mi sono divertito moltissimo in questo Mondiale, è stata pura gioia. Ora è finita", ha concluso il tecnico, che lascia le redini ad un altro campione '98 e anche Pallone d'Oro.
Il materiale umano non mancherà di certo, a Zidane. Anche nel folle 6-4 di ieri la pura qualità degli attaccanti bleus ha quasi accecato gli inglesi, facendo loro temere il peggio ma raddrizzare la barca dopo il primo tempo, "vergognoso" secondo un Rabiot furioso per il "comportamento di alcuni giocatori, che non avevo mai visto, è inammissibile". Uno sfogo che non è passato inosservato, come si è fatto notare anche l'atteggiamento di Cherki, partito titolare e sostituito, che ha seguito la ripresa disteso ai piedi della panchina, col muso lungo. Era stato uno dei più critici per la sconfitta con la Spagna, ma ieri pur senza grandi errori ha fatto poco per dimostrarsi all'altezza di colleghi come Kylian Mbappè.
L'attaccante è stato combattivo per tutti i 90' e che ha cercato di cambiare il corso della gara con la doppietta e mille altre azioni. "Avrei preferito giocare la finale che raggiungere il record di gol ai mondiali (22, ndr)", ha detto la punta del Real Madrid, che ha dedicato belle parole al ct: "Avremmo voluto offrire un finale migliore a chi ci ha dato così tanto, ma abbiamo fallito. Mi sento privilegiato per aver potuto stare accanto una delle più grandi leggende del nostro Paese". La classe di Mbappè sarà ora nelle mani di un'altra leggenda, attesa da anni sulla panchina bleu e alla quale spetterà il compito di portare a casa il terzo titolo mondiale.
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