Morta investita a Napoli, la lettera della mamma di Rita: «Ho perso una figlia anche io noi insieme per la sicurezza»

«Cara mamma, ti scrivo con le mani che tremano e il cuore a pezzi, consapevole che in questo momento nessuna parola può lenire l'inferno che stai attraversando. Non ci conosciamo, ma volevo che tu sapessi che capisce esattamente ogni singolo millimetro del tuo dolore. Anche io sono una mamma, e anche io 2 anni fa ho perso mia figlia Rita nello stesso identico, ingiusto modo. Anche la mia bambina è stata strappata alla vita troppo presto mentre attraversava la strada, su quelle strisce pedonali che avrebbero dovuto proteggerla».

IL DOLORE

La lettera continua. «Quando ho letto la notizia il mondo mi è crollato addosso una seconda volta. Ho vissuto quell'asfalto, quel vuoto improvviso, quella rabbia feroce contro un destino assurdo. So cosa significa sentire il cuore che si spezza in un modo che sembra impossibile continuare a respirare. In questo momento così buio desidero solo stringermi al tuo dolore con immenso rispetto, sapendo che non esistono parole capaci di alleviare un vuoto così grande. Ti stringo in un abbraccio silenzioso e profondo, come solo una madre che cammina sul tuo stesso sentiero può fare. Con tutto il mio affetto e la mia più sincera vicinanza, la mamma di Rita Granata». La mamma di Rita, Maria Ceccucci, scrive alla mamma della giovane turista pugliese che ha perso la vita investita da un'auto in viale Dohrn. Rita era una ragazza di 27 anni la cui vita è stata spezzata nella notte del 5 maggio di due anni fa a Fuorigrotta. Era appena scesa da un taxi e stava tornando a casa. Attraversava la strada sulle strisce pedonali, in via Leopardi, quando venne travolta da un'automobile. L'impatto fu violentissimo e la giovane riportò ferite gravissime. Dopo essere stata soccorsa e trasportata inizialmente all'ospedale San Paolo, venne trasferita all'ospedale di Nocera Inferiore. Rita morì l'8 maggio, dopo tre giorni di ricovero.

LA DONAZIONE

La sua morte lasciò una ferita profonda nella famiglia e in quanti l'avevano conosciuta. Ma anche nel momento più drammatico, i genitori decisero di compiere un gesto di enorme solidarietà: autorizzarono la donazione degli organi di Rita, permettendo così ad altre persone in attesa di trapianto di ricevere una nuova speranza di vita. Poi è arrivata la giustizia. Il conducente dell'auto è stato condannato in primo grado a otto anni di reclusione con rito abbreviato. Secondo quanto emerso dalle indagini, al momento dell'investimento era sotto l'effetto di alcol e droga e dopo l'impatto si era allontanato senza prestare soccorso. Nel luglio 2025 la Corte d'Appello di Napoli ha confermato la condanna a otto anni. A distanza di due anni, il nome di Rita continua così a vivere anche attraverso le parole della sua famiglia e attraverso la battaglia per una maggiore sicurezza sulle strade. Nel 2026, nel secondo anniversario della tragedia, familiari e amici sono tornati a ricordare Rita e Sara Romano, altra giovane vittima della stessa notte, chiedendo ancora una volta maggiore sicurezza e giustizia.

LA PROTESTA

Parlando di sicurezza è dell'altro giorno la manifestazione organizzata sul Lungomare per ricordare le vittime degli investimenti stradali e riportare al centro dell'attenzione il tema della sicurezza di pedoni e automobilisti. All'iniziativa ha partecipato anche il deputato Francesco Emilio Borrelli, da tempo impegnato nel denunciare il fenomeno degli incidenti stradali in città. La manifestazione ha rappresentato anche un momento per dare voce alle famiglie che hanno perso i propri cari. Tra loro, anche i familiari di Rita Granata, che continuano a chiedere che tragedie come quella della figlia non vengano considerate semplicemente fatalità: «La morte della nostra ragazza non deve essere stata vana, continueremo a combattere affinché episodi come questo non accadano più. La vita è un bene troppo prezioso per perderla così».