Lo storico team manager racconta come ha gestito Valentino Rossi e Lorenzo, la nascita del muro nel box. I test del 46 con la Ferrari: "Quando Vale pensava alla F1 noi iniziammo a pensare a Jorge. Barcellona 2009? Ci fu un equivoco"
15 agosto 2026
Davide Brivio, storico team manager Yamaha ora in Trackhouse e dal 2027 in HRC, ha ripercorso gli anni d'oro con Valentino Rossi e Jorge Lorenzo.
Brivio ha raccontato la nascita del progetto Lorenzo, la difficile convivenza nel box con gomme diverse e il muro, Barcellona 2009 e la scelta di restare legato a Valentino fino alla fine dell'esperienza in Yamaha.
Qui sotto il VIDEO dell'intervista, a seguire la trascrizione completa.
La F1 e Lorenzo
Eravamo rimasti che mi hai raccontato l'arrivo di Valentino e ora volevo che la chiacchierata continuasse andando dopo i primi due mondiali vinti, quando c'erano le voci di Valentino in Formula 1. Come li vivevi tu, come li viveva il team? Perché poi da lì si arriva a Rossi-Lorenzo...
"Valentino vince i due mondiali 2004 e 2005 e fra l'altro il 2005 è un po' il completamento dell'operazione Valentino, perché l'obiettivo iniziale della Yamaha era vincere il mondiale nel 2005, in occasione del 50º anniversario di fondazione dell'azienda. Quell'anno vincemmo il titolo piloti, il titolo costruttori e il titolo team, la triple crown. Eravamo ormai in corsa, però dopo arriva il 2006, dove perdiamo il mondiale, moto Camel gialla, contro Nicky Hayden all'ultima gara di Valencia. Poi arriva il 2007 con Casey Stoner, Ducati, la 800, e perdiamo un altro campionato. Da lì ci preparammo alla riscossa"
Ma in quegli anni com'erano le voci di Valentino in Formula 1? Tu ci parlavi, gli chiedevi, eri informato?
"Sì, certo. Erano molto concrete. Mi ricordo bene che fece un primo test nel 2004, un po' così, per gioco, ma fu un test importante. Poi a febbraio 2006 a Valencia insieme a tutti i piloti di Formula 1: era a metà classifica, credo, come posizione. Da Valencia arrivò quasi direttamente in Qatar, dove avevamo i primi test della MotoGP. Mi ricordo che appena arrivato, a cena, gli chiedevamo com'era andata la Formula 1, e lui ci raccontava tutte le sue sensazioni. La nostra sensazione era che la MotoGP gli fosse ancora nel cuore, forse un lavoro non ancora finito. Bellissima la Formula 1, ma la MotoGP forse anche meglio, non era così scontato. Poi però la cosa andò avanti e ci fu un vero interesse, una vera proposta di Ferrari per il 2007"
...
"E qui si apre il capitolo Jorge Lorenzo, perché sapevamo che Valentino sarebbe potuto andare in Formula 1 nel 2007 ed eravamo molto preoccupati. Ci eravamo abituati a vincere, 2004, 2005, una casa come la Yamaha che non vinceva da molti anni, e l'appetito vien mangiando. Ma se Valentino fosse andato via, cosa avremmo fatto? Bisognava cercare un giovane che potesse provare a essere un top rider come lui. Lì nacque l'idea di Jorge Lorenzo. Cominciammo a guardare tra i giovani: ricordo una lista di vari piloti della 250 dell'epoca, e ricordo bene una riunione nel camion con tutto il management giapponese in cui valutavamo questa lista. Tra i nomi c'era Jorge Lorenzo. A un certo punto dissi: io andrei su Jorge Lorenzo. Cominciammo a parlarci, e io incontrai il suo manager prima della prima gara del 2006. Lui cominciò a correre con noi nel 2008"
Quindi era una trattativa nata perché, se Valentino fosse andato via, dovevate prepararvi
"Esatto, questo era. Poi Valentino è rimasto, anzi ha smesso dopo Lorenzo (ride, ndr), ma questa era stata la strategia iniziale: cercare di sostituire Valentino. Facemmo il 2006 e il 2007 senza vincere il titolo per vari motivi, e poi ci preparammo alla riscossa del 2008"
Ti ricordi quando poi Valentino disse: Davide, rimango in MotoGP, ma chi c'è come compagno? Lorenzo...
"Lì fu una situazione un po' ingarbugliata. Noi volevamo prendere Jorge Lorenzo, ma l'idea iniziale era prenderlo come terza moto, in un team a parte. La squadra rimaneva Valentino-Colin Edwards, perché funzionava bene e comunque, se Valentino fosse andato via, avevamo bisogno di uno con esperienza. Jorge intanto sarebbe cresciuto in una struttura a parte — tant'è che cominciammo a ingaggiare Ramon Forcada come terzo crew chief, per costruire la squadra intorno a lui. Se non che, dopo un mese o due, la Yamaha cambiò i piani. Dal Giappone arrivò una sorta di ordine: tre moto non ce la facciamo, devono essere due, squadra Valentino-Lorenzo. Fu un cambio di programma in corsa. Da lì partirono il 2008, il 2009, il 2010 con Lorenzo e Valentino insieme, con tutto quello che poi è stata la storia. Lorenzo andò subito in un team ufficiale, un po' come ha fatto Marquez, compagno di squadra di Valentino da subito"
A quell'epoca però il team aveva gomme diverse...
"Sì. Valentino chiese di passare alle Bridgestone, che cominciavano ad andare bene, avevamo vinto con loro l'anno prima, con la Ducati che andava forte. La Bridgestone non aveva più capienza per fornire altri team: dopo lunghe trattative riuscimmo a ottenere le gomme, ma solo per un pilota. Quindi Valentino con le Bridgestone, Lorenzo con le Michelin, nello stesso team. Era un bel casino da gestire. Il team era in realtà diviso in due, un po' separati in casa anche per questo: i dati non si potevano scambiare, bisognava stare attenti. Immagina il retrobox, il gommista di Valentino con le Bridgestone e quello di Lorenzo con le Michelin che dovevano restare separati, perché né Michelin né Bridgestone volevano scambi di informazioni. A livello organizzativo fu un po' complicato"
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Il famoso muro nel box
E il famoso muro, quando nasce?
"Nasce un po' per il discorso delle gomme diverse, quell'anno lì, il 2008. Nasce anche per non scambiarci i dati, per tenere le cose confidenziali. Non era una volontà di Valentino, forse a quell'epoca non gli dispiaceva, diciamo, ma nacque per quel discorso"
Valentino capì subito che Lorenzo era fortissimo?
"Sì, ma anche perché adesso si guarda molto ai rookie, però ci si dimentica che in quegli anni i rookie andavano davvero forte. Anche Pedrosa nel 2006 vinse la prima gara da rookie, Stoner fece pole position in Turchia e un podio da rookie. Lorenzo arrivò forse un po' aiutato dalla Michelin, che aveva una gomma da qualifica migliore, fece tre pole position nelle prime tre gare e vinse la terza, a Istanbul. Che fosse forte si vide subito. Poi ebbe un anno difficile: una brutta caduta in Cina, si spaccò le clavicole, e impiegò diverse gare a rientrare, tornando veloce verso agosto-settembre. Fu un contraccolpo alla sua crescita, ma quando arrivò era forte"
E tu quando pensasti: questa convivenza è tosta da gestire?
"Per via del discorso delle gomme e del team, a quell'epoca non c'era solo il muro in mezzo, era proprio separato. Io feci un passo indietro, per amore di Valentino, perché volevo rimanere legato a lui: ero team director della squadra, diventai team manager solo della squadra di Valentino, e la Yamaha mise Daniele Romagnoli, l'attuale capo tecnico di Martin, come team manager della squadra di Lorenzo. Quello che successe nel 2009 fu per me una bellissima esperienza professionale, perché Valentino e Lorenzo lottavano entrambi per il mondiale nella stessa squadra. Quando due compagni di squadra lottano per il titolo diventa quasi un altro sport. Se tu lotti con il pilota di un'altra Casa, cerchi di trovare qualche vantaggio, un'idea, un pezzo nuovo. Lì invece era tutto a disposizione di entrambi: se arrivava un telaio e Valentino diceva che funzionava bene, era a disposizione anche di Lorenzo. Qualunque cosa uno provasse, se andava bene, era a disposizione dell'altro. Non riuscivi ad avere vantaggi tecnici. Quando sei compagno di squadra è ancora più stressante, perché contro un altro team è come un esercito contro l'altro esercito. Qui no, eri la stessa squadra, la stessa casa, dovevi condividere tutto. È stata un'esperienza interessante"
Marquez ha raccontato che quando lui e Pedrosa erano forti, a volte c'era qualche pezzo che piaceva anche a Pedrosa e lui diceva: no, questo non lo voglio dare...
"Questo Valentino non l'ha mai fatto. Valentino è sempre stato onesto, corretto, leale, l'ho visto in molte sfaccettature, durante una trattativa di contratto, durante una scelta tecnica, magari furbo nel senso sportivo, intelligente nella battaglia, nell'inventarsi una strategia di gara. Ma a livello di correttezza e onestà non ho mai avuto problemi, lo posso dire ad alta voce"
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Barcellona 2009
Barcellona 2009: quella gara è forse il punto più alto della rivalità. Tu come la vivesti?
"È stata trasformata nel punto più alto della rivalità, ma ci fu anche un grande fraintendimento, un equivoco. Successe che Valentino, all'ultima curva, supera Lorenzo, e il box di Valentino esulta. Il box di Lorenzo colse quell'esultanza come rivolta contro di loro. In realtà era l'esultanza per aver vinto la gara con un sorpasso all'ultima curva — poteva essere chiunque lì, Pedrosa, Stoner, l'esultanza sarebbe stata la stessa. Il lato Lorenzo invece la interpretò come un'esultanza contro di loro. Durante la settimana facemmo delle riunioni nel team per chiarire questa cosa, per spiegare che era un'esultanza dovuta a una vittoria spettacolare e unica. Poi la rivalità era forse molto più tra i piloti che all'interno del team: tra meccanici c'è sempre stato un ottimo rapporto, chiaramente giocandoti un mondiale qualche piccola tensione c'era, ma è stato un bel campionato, e a me è piaciuto molto come esperienza professionale"
Quali sono le tue vittorie preferite di Valentino?
"La prima con la Yamaha, perché ha un grande significato. Poi ricordo la vittoria in Cina 2008, la seconda o terza gara della stagione: dopo gli anni difficili del 2006-2007 fu il ritorno, il momento in cui dicemmo ok, siamo tornati. Anche se poteva sembrare una vittoria qualunque, per me è stato l'inizio del riscatto. Da lì iniziò una serie di vittorie consecutive e vincemmo il titolo che mancava da due anni"
Quei due mondiali, uno con Stoner e uno con Stoner e Lorenzo, sono stati un po' particolari rispetto ai primi due. Qual è stato secondo te il più difficile?
"No no, il 2004. Lì la Yamaha non vinceva un mondiale da dodici anni, nel 2003 la squadra ufficiale non fece neanche un podio. Vincemmo la prima gara ma ci fu un inizio difficile, ricordo due quarti posti di fila. Arrivammo a Jerez che Valentino non era in testa al mondiale. Mi disse una frase che ricordo: sai che sono due o tre anni che sono in testa al mondiale? Nel 2004 eravamo consapevoli che avremmo affrontato una stagione difficile, era difficile vincere subito con la Yamaha anche se lui voleva farlo. Quei segnali sembravano dire che potevamo non farcela, poi le cose andarono meglio"
L'altro giorno ho intervistato Marc e gli ho chiesto cosa prenderebbe da ognuno dei Big 5. Di Lorenzo la costanza, di Stoner l'esplosività, di Pedrosa il talento, di Valentino la gestione delle gare. Secondo me c'è un aspetto di Valentino che negli ultimi anni ci si è un po' dimenticati, il fatto che lui in gara, e soprattutto negli ultimi giri, fosse qualcosa di unico. Riusciva a giocare, a divertirsi, laddove gli altri vivevano la cosa con tensione. Secondo te si divertiva davvero?
"Penso che abbia sempre vissuto quello che faceva con grande divertimento, e in gara con grande lucidità. Ricordo i meeting tecnici dopo la gara, dove lui parlava per venti minuti da solo — ho provato a cronometrarlo. Partiva dai primi giri, la mappa, le gomme, e raccontava tutto quello che succedeva sulla moto. È impressionante quanto fosse lucido e attento. Ti diceva: ho cambiato la mappa quando ho girato in 1'28", oppure parlava anche degli altri: secondo me loro hanno un'elettronica che funziona in questo modo. I suoi meeting tecnici erano uno spettacolo. C'era anche l'onestà di dire: qui ho sbagliato, lì non dovevo fare così, molto apertamente. Era molto aperto e trasparente"
Segui un po' il calcio? C'è il racconto di un compagno di squadra di Maradona sul gol all'86: sotto la doccia, Maradona rifà tutta l'azione a memoria, con la stessa lucidità...
"Secondo me sono questo tipo di atleti, potremmo citare i grandi, Federer, Sinner, Djokovic, Michael Jordan. Hanno una visione, un'intelligenza e un controllo delle cose magistrali, perché avevano registrato durante la gara un sacco di informazioni che erano tutte al loro servizio in quel momento, per performare anche in maniera un po' inconscia"
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Il 2010
Perché facesti quel passo indietro nella gestione del team, restando solo dalla parte di Valentino? Era difficile gestire due ego di quel tipo?
"Avevamo le due gomme diverse, il muro in mezzo, e come Yamaha prevedevamo che potesse esserci un rapporto difficile. Si decise di dividere il team così. Io feci quel passo indietro per rimanere con Valentino, e non me ne sono mai pentito, perché mi sono divertito tanto. Mi sarei pentito di non averlo fatto"
Ma forse anche per correttezza verso Lorenzo, sennò la cosa poteva sembrare sbilanciata...
"Si può disquisire sul fatto che, nella mia posizione di team director, avrei dovuto gestire sia Valentino sia Lorenzo, ma mi sarei divertito meno, sarebbe stato un lavoro diverso. Devi mantenere l'equilibrio: io ero molto legato a Valentino, ed è inutile nasconderlo. Sarebbe stato difficile non far percepire a Lorenzo questo attaccamento, avrebbe potuto essere geloso, e io avrei dovuto diventare più freddo con Valentino per non dargli quella sensazione. Sono aspetti che poi, nella posizione in cui sono adesso, mi portano sempre a cercare di rimanere equilibrato tra i piloti. Lì invece mi volevo godere appieno Valentino Rossi, quegli anni, e mi sono divertito molto. Questo forse mi è anche un po' costato in termini di futuro, perché quando Valentino ha lasciato la Yamaha siamo dovuti andare via tutti, eravamo troppo legati a lui. Andammo via in dodici, meccanici, hospitality, alla fine del 2010. Ripeto, contentissimo di averlo fatto"
Nel 2010 se non ci fosse stato quell'infortunio Valentino avrebbe potuto vincere ancora...
"Ci fu quell'incidente al Mugello nel 2010, che interruppe la stagione. Era in testa o quasi al mondiale, in corsa per il titolo. Saltammo la gara del Mugello, poi c'era il Sachsenring e lui tornò facendo un podio, andò sul podio con le stampelle, proprio per tenere aperte le possibilità di vittoria. Ma tra le gare saltate e non essere al cento per cento, quell'anno lo vinse Lorenzo, sfumò"
L'ultima domanda: quel binomio è stato forse il più forte mai visto in epoca MotoGP. Sembrava potesse essere Bagnaia-Marquez, poi Marquez ha performato e Bagnaia è sceso. Potrebbe essere Marquez-Acosta una cosa simile?
"Non lo so. Quell'anno la Yamaha arrivò con quei due piloti a dominare il campionato, e anche negli anni successivi Valentino, insieme a Furusawa, responsabile tecnico Yamaha, contribuì a creare le basi di quello che è stato dieci anni di dominio Yamaha da un punto di vista tecnico. Il lavoro che Valentino fece nello sviluppo della moto fu notevole, ovviamente supportato dagli ingegneri giapponesi. Quando Valentino arrivò in Yamaha tra il 2003 e il 2004 furono messe delle pezze per sistemare i piccoli problemi, ma la vera moto Yamaha nacque per il 2005, sulla base di tutte quelle esperienze. Vincemmo tutti e tre i campionati e fu quella la base, secondo me, non sono un tecnico né un ingegnere, ma forse per i successivi dieci anni è rimasta la base della Yamaha, forse anche di più"
Grazie mille, è sempre un enorme piacere parlare con te, agari un'altra volta faremo la storia della Suzuki, di quel mondiale meraviglioso...
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