Narcotraffico al porto di Gioia Tauro, 12 condanne al termine del processo "Tre Croci" - NOMI

Pubblicato il: 24/09/2026 – 14:16

REGGIO CALABRIA Centoquarantrè di carcere. È la pena decisa dal tribunale di Palmi nei confronti degli indagati coinvolti nell’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e denominata “Tre Croci”. Si tratta di uno dei procedimenti nati dalle indagini sulla presunta macchina del narcotraffico che aveva nel porto di Gioia Tauro uno dei suoi snodi fondamentali. Accolte dai giudici, le dodici richieste di condanna avanzate dall’accusa.

Dodici condanne ed una assoluzione

Vincenzo Giuseppe Albanese 10 anni e 45mila euro di multa
Domenico Cutrì 14 anni e 50mila euro di multa
Francesco Giovinazzo 18 anni e 61mila euro di multa
Francesco Gullace 9 anni e 39mila euro di multa
Michele Silvano Mazzeo 9 anni e 39mila euro di multa
Giuseppe Papalia 16 anni e 51mila euro di multa
Renato Papalia 12 e 46mila euro di multa
Antonio Pititto 11 anni e sei mesi e 50mila euro di multa
Damiano Rosarno 9 anni e sei mesi e 40mila euro di multa
Pasquale Sergio 11 anni e 45mila euro di multa
Mario Giuseppe Solano 18 anni e 60mila euro di multa
Filippo Strano 9 anni e sei mesi di reclusione e 42mila euro di multa
Michele Serra ASSOLTO

La macchina della cocaina nel porto

L’inchiesta della Dda aveva portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 36 persone e alla ricostruzione di una struttura che, secondo gli investigatori, era in grado di gestire l’arrivo e soprattutto l’esfiltrazione di enormi quantitativi di cocaina dal porto di Gioia Tauro. Durante le indagini erano state sequestrate oltre quattro tonnellate di droga, per un valore al dettaglio stimato allora in circa 800 milioni di euro. Un sistema che nelle carte veniva descritto come organizzato fin nei dettagli: container individuati in anticipo, informazioni sui piani di arrivo delle navi, squadre operative all’interno dello scalo, turnazioni dei portuali e comunicazioni attraverso telefoni criptati. In uno degli episodi ricostruiti dagli investigatori, proprio i turni sarebbero stati adattati alla necessità di intervenire sui container nei momenti ritenuti più favorevoli.
Le indagini avrebbero poi aperto un altro fronte. Nel febbraio 2024 la Guardia di finanza eseguì nuove misure cautelari nell’inchiesta sui presunti favori garantiti all’interno dell’Agenzia delle Dogane. Secondo la ricostruzione investigativa riportata dal Corriere, il funzionario avrebbe messo a disposizione dell’organizzazione le proprie conoscenze tecniche sui controlli e sulle modalità con cui la cocaina poteva essere occultata nei container(f.b.)


Smantellata la logistica del narcotraffico nel porto di Gioia Tauro: 36 arresti, sequestrate 4 tonnellate di cocaina – NOMI E VIDEO


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