Nel Pacifico è nato un ecosistema impossibile che vive su un oceano di plastica

Nel Pacifico settentrionale, a migliaia di chilometri dalla costa più vicina, bottiglie, cassette e reti da pesca abbandonate sono diventate la base di un ecosistema inatteso. Anemoni di mare, idroidi, crostacei e altri animali tipici delle zone costiere stanno vivendo accanto a organismi adattati all’oceano aperto.

I ricercatori hanno analizzato 105 oggetti di plastica raccolti tra novembre 2018 e gennaio 2019 nel vortice subtropicale del Pacifico settentrionale. Su 103 campioni è stata individuata almeno una forma di vita invertebrata. Le specie pelagiche erano presenti sul 94,3% dei detriti, mentre quelle costiere comparivano sul 70,5%.

Great Pacific Garbage Patch e habitat mobile

La Great Pacific Garbage Patch è una vasta zona grande come gli USA nella quale le correnti concentrano frammenti di plastica, boe e attrezzature da pesca. Dal punto di vista ecologico, questi oggetti possono funzionare come un arcipelago mobile, offrendo superfici solide sulle quali gli animali riescono a fissarsi.

Gli organismi marini hanno sempre viaggiato su tronchi, alghe, semi e pomice, ma questi materiali finiscono per deteriorarsi o affondare. La plastica, invece, può restare a galla per anni o decenni, concedendo agli animali il tempo necessario per crescere e riprodursi.

Specie costiere e ciclo vitale in mare aperto

Gli studiosi hanno osservato crostacei con uova e giovani esemplari, idroidi con strutture riproduttive e anemoni in diverse fasi di sviluppo. Alcune specie, quindi, stanno completando parte del proprio ciclo vitale in mezzo all’oceano.

Molti degli organismi identificati sono legati alle coste del Giappone. Alcuni potrebbero discendere dalle specie trascinate in mare dallo tsunami del 2011, che riversò nel Pacifico milioni di oggetti. Negli anni successivi, diversi detriti raggiunsero le Hawaii e il Nord America trasportando centinaia di specie costiere.

La comunità neopelagica e i rischi della plastica

Questa comunità, definita “neopelagica”, non rende però la plastica meno pericolosa... la natura ha semplicemente iniziato ad adattarsi all’inquinamento, costruendo un ecosistema che nessuno aveva previsto. Per questo l'isola di spazzatura viene pulita da barche speciali ogni giorno.

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