Il viaggio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu negli Stati Uniti ha riacceso il dibattito sull'applicazione dei mandati di arresto della Corte penale internazionale. L'aereo del leader israeliano ha infatti attraversato lo spazio aereo di diversi Paesi europei aderenti allo Statuto di Roma senza che venisse disposto alcun intervento, alimentando polemiche.
Netanyahu vola negli Stati Uniti
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è recato il 27 luglio a Washington. Netanyahu si trova negli Stati Uniti per partecipare al funerale del senatore Lindsey Graham, esponente di primo piano del Partito Repubblicano e sostenitore di una linea dura in politica estera, scomparso lo scorso 12 luglio. Nella giornata del 28 luglio 2026, il leader israeliano incontrerà anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Non è però soltanto la visita di Netanyahu a fare notizia ma anche il suo volo verso gli Stati Uniti.
Il caso è nato dal fatto che l'aereo di Netanyahu ha attraversato lo spazio aereo di diversi paesi europei senza che fosse costretto ad atterrare per consentire l'esecuzione del mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti del premier israeliano. Secondo i dati di FlightRadar24, l'aereo del premier israeliano ha sorvolato Grecia, Italia e Francia, tutti stati parte dello Statuto di Roma, prima di raggiungere la capitale statunitense.
Il mancato intervento dei paesi membri ha aperto una discussione sulla concreta applicazione del mandato della Corte penale internazionale e ha riportato al centro del dibattito gli obblighi degli stati aderenti allo Statuto di Roma. Al centro delle polemiche è finita anche la risposta del portavoce dell'Alta rappresentante dell'Unione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza.
Le posizioni dell'Unione europea
Nel corso di una conferenza stampa, il portavoce di Kaja Kallas, Anouar El Anouni, ha affermato:

Noi, in quanto UE, sosteniamo la Corte penale internazionale e i principi sanciti dallo Statuto di Roma. Noi, in quanto UE, rispettiamo l'indipendenza e l'imparzialità della Corte e, in quanto UE, siamo fortemente impegnati nella giustizia penale internazionale e nella lotta contro l'impunità.
Non si è trattato, quindi, di un vero e proprio commento sul caso specifico ma piuttosto di una presa di posizione politica a sostegno della Corte. Anouni ha poi ricordato le conclusioni adottate dal Consiglio europeo nel 2023:

Il Consiglio europeo nel 2023 ha adottato conclusioni in cui si esortano tutti gli stati membri alla piena cooperazione con la Corte penale internazionale, compresa la rapida esecuzione dei mandati di arresto pendenti.
Nel novembre 2024, la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu e dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant con l'accusa di crimini di guerra nella Striscia di Gaza.
Il dibattito sull'obbligo di arresto
In precedenza, nel 2025, l'aereo del primo ministro israeliano aveva attraversato lo spazio aereo greco e italiano ma non quello francese. Anche in quell'occasione il viaggio aveva sollevato polemiche.
Il mandato di arresto della Corte penale internazionale impone agli stati membri di arrestare le persone ricercate quando entrano nel loro territorio sovrano ma non chiarisce espressamente se questo obbligo si applichi anche al sorvolo dello spazio aereo di uno stato da parte di un aereo che trasporta una persona destinataria di un mandato della Corte.
Negli ultimi giorni, anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha affrontato la questione. In un'intervista al New York Times, Mamdani ha affermato che, insieme all'ufficio legale della città di New York, stava valutando se esistessero i presupposti giuridici per procedere all'arresto di Benjamin Netanyahu qualora il premier israeliano si fosse recato in città a settembre per partecipare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Mamdani ha successivamente chiarito che la città non dispone del potere legale per eseguire un mandato della Corte penale internazionale e ha invitato invece il governo federale degli Stati Uniti a farlo rispettare.