Tomas Nobili, presidente del ‘Csv’ regionale: "No a divisioni tra buoni e cattivi". Tante le candidature: "Manutenzioni e interventi, in 570 da Pesaro e Urbino".

A destra, i ragazzi fanno volontariato A sinistra, alcuni danni agli stabilimenti balneari della costa pesarese

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Sapete perché le panchine di un grigio cemento che arredavano il parco di via Becci a Pesaro oggi sono tutte coperte di colori energici e sgargianti? "Le hanno ridipinte così alcuni ragazzi pesaresi tra i 14 anni e i 20 che hanno aderito al progetto di educazione civica “Ci sto? Affare fatica“". Tomas Nobili, presidente provinciale del Centro servizi per il volontariato della Regione Marche ha una lista di posti in città, in cui i giovani invece di distruggere, si sono divertiti a costruire. "Posso dirlo a ragion veduta – conferma Nobili –: sono sei anni che coordiniamo una progettualità che impegna l’estate degli adolescenti in lavori socialmente utili". Nobili allontana i fraintendimenti: "Non voglio fare alcuna contrapposizione tra ragazzi bravi e ragazzi non bravi – osserva Nobili evocando i fatti di cronaca che negli ultimi due mesi hanno descritto le notti brave trascorse a rovinare stabilimenti balneari da parte di compagnie di giovanissimi pesaresi –. Così come non è possibile fare di tutta un’erba un fascio e aggiungo che ogni ragazzo è una storia a sé. Quello che però dimostrano i numeri del progetto Csv è che i giovani quando coinvolti in progetti per loro stimolanti sanno essere protagonisti in positivo".
Ma di quanti giovani parliamo? Meravigliosamente tanti. Dai dati del Csv apprendiamo che quest’estate su 2.200 giovani marchigiani che si sono dati da fare, ben 570 si sono impegnati in provincia di Pesaro Urbino. "Dai riscontri dei ragazzi, emerge – osserva Nobili – quanto sia un’esperienza edificante a tutti i livelli. Intanto perché i ragazzi che si autocandidano a prestare il proprio tempo libero sanno che andranno a fare riparazioni, manutenzioni e decoro del bene comune. Ciò nonostante non sono diminuiti anzi abbiamo diversi ragazzi in lista d’attesa che quest’anno non hanno potuto prestare servizio. Il passa parola tra coetanei ha attirato molti amici di chi ha fatto il volontario. E non solo. Gli stessi genitori, visto quanto questa esperienza ha influenzato positivamente i propri figli, l’hanno consigliata ad altri genitori".
Ma come funziona? "Divisi in squadre i giovani sono capitanati da tutor che spesso hanno sotto i 25 anni– precisa Nobili –. Inoltre non vanno allo sbando: sono formati da artigiani in pensione che volontariamente insegnano alle nuove generazioni come si risistema una staccionata in legno, come si imbianca la parete di una scuola per non sprecare energie e ottenere la massima longevità dell’intervento. Questi rapporti che si innescano tra diverse generazioni sono prolifici di relazioni e di un confronto spontaeo, disconnesso dai telefonini, mosso da una idealità di fondo che è quella di rispettare, riqualificandolo, un bene che è di tutti".
Gli aneddoti sullo scatto di consapevolezza espressa da tanti ragazzi che hanno fatto il servizio è la prova del nove per gli educatori di aver inforcato la strada giusta. "I ragazzi cambiano la prospettiva con cui percepiscono gli spazi pubblici: non sono più terra di nessuno – conferma Nobili –. Una ragazza una volta mi ha detto di essere finita nel turno che ha previsto il ritinteggiamento della parete di un centro d’aggregazione dove lei era solita trascorrere i pomeriggi. Dopo aver passato varie mani di tinta ha deciso che non avrebbe mai più preso a pedate il muro. Era solita, infatti accostarsi alla parete incurante di stampare la forma della propria scarpa. Non solo la sua percezione era cambiata rispetto al decoro, ma il fatto di aver fatto fatica nel ripulire il muro le aveva ispirato la riflessione sulla convenienza di non sporcare".
Prevenire è meglio che curare, del resto..."Sì. Per i ragazzi è semplice prima agire e poi pensare. Il progetto evidenzia “il fare fatica“ non certo per scoraggiare i candidati quanto per ispirare una riflessione e rivalutare il significato di impegnarsi, anche fisicamente. Mario Calabresi ha scritto un bel libro in cui si sottolinea il valore di un risultato in base anche agli ostacoli superati: maggiore è stata la fatica per conquistare il risultato e maggiore sarà la soddisfazione per esserci riusciti".
Solidea Vitali Rosati
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