Il 29 luglio il verdetto AgCom sulle frequenze
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Tim vince il primo round del braccio di ferro con Inwit, la società delle torri a cui paga un canone per posizionare i propri ripetitori. Ieri Il tribunale di Milano ha respinto la richiesta di sospensiva presentata da Inwit, riguardo al recesso del contratto di servizio (detto Msa) da parte di Tim, previsto per il 2030.
Il giudice non si è pronunciato nel merito della questione, ma ha respinto la necessità di interrompere la procedura con urgenza. Secondo quanto raccolto, il magistrato non avrebbe ravvisato i criteri dell'urgenza dal momento che Inwit non rischia di fallire nell'immediato essendo il recesso attivo dal 2030 e avendo la società distribuito dividendi. Il gruppo guidato da Pietro Labriola (in foto) e Fastweb+Vodafone (sul cui caso però i giudici non si sono ancora pronunciati) hanno in corso una disputa con il gruppo delle torri nel tentativo di ridurre il prezzo del canone, con Inwit a difendere le attuali condizioni sostenendo che il contratto è in vigore fino al 2038. Una posizione che ha portato Tim e Fastweb+Vodafone ad annunciare una joint venture per costruire una nuova rete proprietaria di torri.
In Borsa, il titolo di Inwit è scattato del 2,5% a 6,6 euro. Il mercato vede nella pronuncia del tribunale una spinta delle parti a trovare un accordo reciprocamente vantaggioso. Il tutto in attesa che l'AgCom si pronunci il 29 luglio sul rinnovo delle frequenze in scadenza al 2029, in cambio di investimenti per sviluppare la rete esistente.
Tim ha diffuso una nota spiegando che il giudice ha escluso «sia la sussistenza dei motivi di urgenza, sia dei presupposti per sostenere l'abuso di dipendenza economica da parte di Tim nei confronti di Inwit» ed auspicando una «rapida soluzione
della vicenda. Dal canto suo, Inwit «prende atto» della decisione ma evidenzia che «l'ordinanza non si è pronunciata sulla corretta interpretazione delle clausole contrattuali oggetto di controversia né sulla durata del Msa».
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