(di Paola Del Vecchio)
"Siamo qui orgogliosi e felici di celebrare la nuova vita del Museo de Bellas Artes". Norman Foster sceglie parole limpide per esprimere soddisfazione per la nuova icona che ha realizzato a Bilbao, dopo la metropolitana progettata nel 1988. Con il suo 'Agravitas', che sarà ufficilmente inaugurato e aperto al pubblico domani, la pinacoteca aggiunge una terza architettura alle due costruzioni storiche, del 1945 e degli anni Settanta, creando un nuovo spazio, anche di proiezione internazionale, senza rinunciare all'identità che lo ha definito nei suoi 118 anni.
"La ristrutturazione del Museo de Bellas Artes è stata una lotta assolutamente eroica, come lo è l'edificio stesso", sorride l'architetto britannico, che insieme al bilbaino Luis Maria Uriarte ha aggiornato al XXI secolo uno dei luoghi simbolo della città.
Il nuovo volume, lungo 55 metri, sostenuto da grandi pilastrii a V - spiega l'artefice nella presentazione ai media - è "uno spazio etereo, sospeso", che "sembra galleggiare sul complesso, senza gravità", nonostante le tonnellate di acciaio che lo ancorano al suolo. Ma la "lotta" non è soltanto quella della complessità tecnica di un intervento di questa scala. La sfida più ambiziosa era realizzare "un intervento assolutamente sostenibile", che è quello "che aggiunge, rispettando ciò che esiste già, senza demolire", sottolinea Foster. Rispettare gli edifici presistenti "semplicemente aggiornandoli e mettendoli in connessione". E' questa la premessa di 'Agravitas': aggiungere un nuovo strato alla sua storia.
Il Bellas Artes è infatti una sorta di palinsesto della Bilbao contemporanea in cui si staglia la struttura di Foster, che compone una successione di epoche architettoniche e racconta la metamorfosi della città, dal suo passato industriale. "Per me è stato un privilegio e un onore aver contribuito a Bilbao", dice Foster, ricordando l'opportunità di essere stato scelto atraverso un concorso. "La scelta deifinitiva è stata guardare verso l'alto", verso il cielo, assicura, rispettando le diverse stratificazioni dell'edificio. L'architetto britannico e il suoo team hanno recuperato l'ingresso principale del Museo de Bella Artes, decidendo di "evitare lo scavo sotterraneo, sia per ridurre i costi e i rischi, sia per preservare la luce naturale".
Il nuovo volume accoglie due nuovi grandi spazi espositivi: una galleria e un grande spazio di 1500 metri quadrati, che accoglieranno le esposizioni temporanee.
"In un luogo che vuole ospitare ed esibirfe l'arte, la grande sfida è nascondere tutte le tubature e gli impianti", .ha spiegato Foster. "Dietro la leggerezza della struttura, c'è infatti una macchina tecnica complessa, realizzata senza interrompere completamente le visite al museo".
Anche l'antico patio esterno è stato inglobato e trasformato nell'Atrio Arriaga, con la fontana dedicata a Juan Crisostomo de Arriaga al centro della piazza iterna, il cuore sociale del museo. Una hall "permeabile" dalla quale i visitatori possono raggiungere le diverse sale espositivie "Una soglia fra la città e le collezioni" che costituiscono il Museo de Bellas Artes, evidenzia l'architetto.
La nuova struttura non è però un monumento autoreferenziale.
«La sfida principale è stata guadagnare spazio per ospitare ed esporre l'arte». La grande sala superiore, completamente libera da colonne, diventa una galleria di 1.500 metri quadrati destinata alle mostre temporanee, con una terrazza per la scultura. Al piano inferiore trovano posto la collezione di Design e Architettura e gli spazi educativi; viene inoltre recuperato l'auditorium, mentre biblioteca e archivio ampliano i propri depositi.
La relazione di Foster con Bilbao risale a quasi quarant'anni fa, al progetto della metropolitana. Ventisei anni fa partecipò inoltre alla giuria che scelse l'ampliamento del Bellas Artes firmato da Luis María Uriarte, con il quale oggi torna a lavorare. La continuità non è casuale: Agravitas non cancella quelle architetture, ma le mette in comunicazione.
Anche l'acciaio appartiene a questa continuità. "Qui si vede il lavoro fatto con l'acciaio, lo si può vedere e quasi toccare: è locale", ha spiegato ancora Foster. Una materia che appartiene alla memoria industriale di Bilbao diventa così il dispositivo con cui la città si proietta oltre la propria storia senza rinnegarla. La riapertura porta con sé anche nuove opere: tre sculture donate da Foster e dalla moglie Elena — Sappho di Anselm Kiefer e Toronto Flats e Low Line Flats di Anthony Caro — che dialogano con la terrazza e con gli spazi pubblici del museo.
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