Vaiana e Māui meritavano di più.

Aggiornato:: Giovedì 16 Luglio 2026 14:05
Intanto, c'è una curiosità legata al nuovo capitolo dei live action Disney perché Oceania, di Thomas Kail (il regista di Hamilton e ideatore di Fosse/Verdon, per capirci), vanta un primato non indifferente; si tratta, infatti, della prima produzione simile che va ad adattare un Classico animato degli anni duemiladieci. Finora non era mai successo ma, dopo che poco più di un anno fa Lilo & Stitch aveva inaugurato gli anni duemila (il Classico omonimo è del 2002), è lecito immaginare da qui in poi un'ispirazione sempre più recente per gli adattamenti; il tempo scorre, del resto: lo sa bene Disney e lo sappiamo anche noi. Nel caso di Oceania, poi, c'è davvero dell'incredibile, perché non solo è il live action più giovane, ma anche quello con lo scarto di tempo più breve dall'uscita dell'opera animata di riferimento: dieci anni.
Mese più, mese meno perché - ed è forse il primo problema nel parlare del nuovo Oceania - la gestione della distribuzione da parte di Disney è abbastanza inusuale, almeno qui in Italia. Negli Stati Uniti e nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo, infatti, il film è arrivato al cinema il 10 luglio, mentre da noi uscirà il prossimo 19 agosto, con in mezzo la presentazione in anteprima nazionale alla 56esima edizione del Giffoni Film Festival. Un dislivello distributivo dettato probabilmente da due ragioni: una ha a che fare con la contemporanea presenza in sala di quei Toy Story 5 e Minions & Monsters che vanno a coincidere in termini di target di pubblico (senza contare Odissea, in un discorso più ampio); l'altra, più semplicemente, riguarda l'ottenere il massimo dal pubblico italiano, da sempre molto affezionato a Disney. Oceania, purtroppo, non può certo definirsi il più riuscito dei live action, ma in fondo nemmeno l'originale lo era tra i Classici.
Figlio di un Dio minore
La stessa Disney, dal canto suo, nel 2016 lanciò Oceania non come titolo di punta della sua produzione animata, ma come asset aggiuntivo nell'offerta cinematografica annuale, ritrovandosi schiacciato dall'altro Classico, il gemellare Zootropolis, e dal Disney/Pixar Alla Ricerca di Dory. Il film incassò 643 milioni di dollari in un decennio dove soltanto Rapunzel - L'intreccio della torre (592 milioni di dollari) e il dittico di Ralph Spaccatutto (471 milioni di dollari il primo; 529 milioni di dollari il secondo) riuscirono a fare di peggio, ma ebbe il merito di scavare nell'immaginario collettivo più di tanti Classici contemporanei. Ispirato dalla mitologia polinesiana e dalle gesta eroiche del semidio Māui (che in origine doveva essere il focus narrativo, alla maniera di Hercules) e alla tradizione di navigazione secolare delle popolazioni indigene, Oceania racconta di esplorazione e genitorialità, di istinto di conservazione e spirito di avventura.
Dello spingersi oltre il reef come l'andare oltre i confini del nostro terreno abituale per scoprire una forza nuova in sé stessi, a cui non è possibile accedere se non mescolando le carte della tavola che la vita ha imbandito per noi. E in questo fa gioco - e bene - la dimensione narrativa del viaggio come esplicitazione dell'arco di trasformazione; una struttura semplice, pura, lineare, tipica dei western classici e dei road movie e che qui trova una splendida espressione in chiave animata nelle spirituali avventure di Vaiana e Māui. Un film perfetto per sviluppo e ritmo che in live action sarebbe dovuto esplodere in tutti i suoi colori e profumi ma invece, incredibilmente, vede dissipare la propria carica.
L'animazione come medium
Parte dei problemi del nuovo Oceania riguardano l'impianto registico; nonostante l'enorme potenziale delle scenografie paradisiache del concept, infatti, le immagini intessute da Kail sembrano quasi annegare in una CGI raffazzonata – tanto invasiva nelle sequenze ricche di particolari, quanto posticcia in quelle in mare aperto - arrivando all'occhio dello spettatore come configurate per un'estetica televisiva e non cinematografica. Un qualcosa riscontrabile anche nel recente The Mandalorian & Grogu ma, se nel caso del capitolo cinematografico della saga televisiva di Star Wars, si poteva interpretare come scelta di continuità d'immagine, in quello di Oceania rappresenta purtroppo una soluzione priva di qualunque necessità artistica; specie tenendo conto di un budget di produzione ufficiale da 250 milioni di dollari.
A questo va aggiunto il fatto che in termini narrativi, a differenza dei recenti casi del bistrattato Mulan e dell'ottimo Lilo & Stitch – e di DreamWorks/Universal con Dragon Trainer - Oceania non presenta né innovazioni, né occasioni di racconto inedite né, soprattutto, approfondimenti caratteriali di qualunque tipo. Come detto, è un concept perfetto quello del Classico originale, quasi intoccabile, ma non basta adattarlo in copia carbone e carne e ossa mettendo al centro della scena un'inedita (ma molto affiatata) coppia scenica come un Dwayne "The Rock" Johnson perennemente sopra le righe e l'esordiente Catherine Laga'aia, per ricreare la magia.
In simili termini, tra l'altro, l'intera operazione produttiva crolla su sé stessa in preda ad un involontario cortocircuito: se la medesima storia - identica - la puoi raccontare in forma animata come in live action, l'animazione si depotenzia di conseguenza riducendosi, da genere elevato e raffinato, a comune medium. E Disney, che di questo linguaggio è maestra, una cosa simile non può proprio permettersela.
Oceania uscirà nelle sale italiane il prossimo 19 agosto.
Verdetto
I problemi di Oceania sono gli stessi de Il Re Leone del 2019: riadattare la stessa storia, lo stesso concept perfetto, senza sfruttare l'opportunità per aggiungere occasioni di racconto e approfondimenti psicologico-caratteriali, significa riproporre la medesima storia in un tono minore. Nessuno si sarebbe sorpreso di vedere Oceania bypassare la sala per approdare direttamente su Disney+, è vero, ma paradossalmente, in un decennio che ha visto i live action crescere a vista d'occhio, Oceania non è nemmeno il peggiore del filotto: quelli rimangono ancora La Sirenetta e Biancaneve. A brillare è la sola Catherine Laga'aia che, all'esordio assoluto sul grande schermo, non sfigura affatto.
Oceania - La recensione
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Non basta riproporre la stessa storia per ricreare la magia del Classico Disney. Oceania è un'occasione mancata, Vaiana e Māui in carne e ossa meritavano più di un film spento.
