Odissea di Nolan, oltre che di ascolti è boom di truffe online: così funziona il sistema

Non servono attacchi informatici di livello militare per derubare il cittadino del 2026: basta fare leva sul suo senso di impunità e su una pretesa quasi infantile di accesso illimitato e gratuito a qualsiasi prodotto dell'ingegno umano, streaming in primis

C’è qualcosa di profondamente grottesco nel modo in cui il pubblico contemporaneo si rapporta ai grandi eventi culturali. Prendete Odissea, l’ultimo monumentale lavoro di Christopher Nolan arrivato nelle sale di tutto il mondo. Da mesi non si parla d’altro: la pellicola in 70 millimetri, il cast stellare, la ricostruzione filologica e visionaria del mito omerico, l’hype pompato ad arte da campagne di marketing milionarie.

Eppure, nel momento preciso in cui il film calca i red carpet di mezzo pianeta una fetta considerevole di spettatori non pensa a comprare un biglietto per la sala Imax più vicina, quella che assicura un’esperienza immersiva senza precedenti, ma a come vederlo gratis sul divano di casa, possibilmente in alta definizione e con il doppiaggio italiano già pronto a poche ore dalla prima mondiale.

È su questo cortocircuito che si consuma il “caso Odissea”, trasformatosi in queste ore nell’ennesimo teatro d’incroci tra pirateria d’accatto e criminalità informatica. Il fenomeno è diventato d’impatto globale: migliaia di utenti, divorati dall’ansia di prestazione da social network per cui occorre aver “visto” e “commentato” l’evento del momento prima degli altri, si sono riversati sui motori di ricerca digitando combinazioni improbabili di parole chiave. Il risultato? Una trappola collettiva.

E a denunciarne gli esiti nefasti è la società di cybersecurity Kaspersky, peraltro dai natali russi.

La scenografia del raggiro

La dinamica del raggiro descrive alla perfezione il livello di alfabetizzazione digitale del consumatore medio. Il percorso inizia quasi sempre su siti “civetta” creati in decine di lingue diverse e confezionati per apparire come piattaforme di streaming indipendenti. Ci sono i loghi patinati, i finti contatori di utenti connessi e perfino le recensioni fasulle di spettatori entusiasti che giurano di essersi goduti il capolavoro di Nolan senza tirare fuori un centesimo.

Quando il malcapitato clicca su “Play”, parte il primo secondo di un filmato generico e poi lo schermo si blocca: per proseguire, viene spiegato con tono rassicurante, basta una rapida registrazione gratuita di un minuto.

Qui la messinscena si fa sfacciata. Dopo aver raccolto nome, cognome e indirizzo e-mail, il modulo richiede la creazione di una password e, immancabilmente, l’inserimento degli estremi della carta di credito con il pretesto di attivare una “prova gratuita” o verificare la maggiore età dell’utente.

Una richiesta che in un mondo dotato di un minimo di senso critico farebbe scattare qualsiasi allarme: perché mai una piattaforma sconosciuta dovrebbe regalare un kolossal ancora in programmazione nelle sale di tutto il mondo chiedendo in cambio i dati bancari?

Il risveglio dopo l’illusione

Eppure la trappola funziona. Migliaia di persone consegnano le proprie credenziali senza porsi domande, per poi ritrovarsi con il conto corrente alleggerito da addebiti automatici, le caselle e-mail inondate di spam e le password compromesse su decine di altri servizi. Quando la delusione si trasforma in rabbia le vittime prendono d’assalto i forum e le chat lamentandosi del disservizio, ancora convinte di essere state “truffate da un sito di cinema” e non di essere cadute nel più classico dei raggiri.

La verità che questo caso mette a nudo non riguarda la presunta sofisticazione tecnologica dei truffatori ma la fragilità psicologica e culturale di chi ci casca. Non servono attacchi informatici di livello militare per derubare il cittadino del 2026: basta fare leva sul suo senso di impunità e su una pretesa quasi infantile di accesso illimitato e gratuito a qualsiasi prodotto dell'ingegno umano. C’è un’arroganza di fondo nel pensare che il lavoro di centinaia di maestranze, costato centinaia di milioni di dollari, debba essere a disposizione a portata di clic su un sito di terz’ordine.

Nolan ha impiegato anni per dirigere una grandiosa riflessione sull’ingegno umano, sulla tracotanza e sul viaggio di Ulisse contro le forze del destino. La realtà quotidiana, invece, ci restituisce una parodia molto più prosaica: un’umanità iperconnessa ma sprovveduta che, pur di non pagare dieci euro alla cassa di un cinema, consegna le proprie chiavi di casa al primo corsaro digitale incontrato sulla rotta.

Il Cavallo di Troia, alla fine di questo viaggio, non lo hanno costruito gli hacker: lo abbiamo spalancato noi con un clic.

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Mila Fiordalisi

Mila Fiordalisi

Mila Fiordalisi

Giornalista professionista, esperta di telecomunicazioni, space economy e innovazione digitale è stata Direttrice di CorCom e Spaceconomy360. Nel 2023 si è aggiudicata il premio come miglior giornalista digitale dell’anno nell’ambito della prima edizione del Premio Nazionale “Comunicazione costruttiva”, ideato e assegnato dalla Fondazione Pensiero Solido. Nel 2017 il Riconoscimento speciale nell’ambito della Campagna sull’efficienza energetica “Italia in Classe A” promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Enea, nel 2011 il Premio giornalistico Anfov, nel 2002 il Cisco Web Award per la categoria settimanali e periodici di informazione e nel 1999 il Premio Giornalistico Smau. Laurea in Lingue e letterature straniere si è successivamente diplomata alla Scuola di Giornalismo Luiss “Guido Carli”.