Odissea in Calabria, tra hybris omerica e le profezie di Ferlinghetti

Pubblicato il: 15/08/2026 – 19:00

Violenza, prepotenza, arroganza: è il concetto greco di “hybris” che ben si attaglia alla Calabria in questa estate “odisseica”. Non c’è solo l’Odissea di chi viaggia per le nostre strade ma anche quella regina di incassi di Christopher Nolan. Il racconto dell’estate – se 12 mesi fa era tutto incentrato sul rischio botulino – in questo 2026 restituisce però una regione che si avviluppa sui suoi casi di cronaca che “conquistano” una copertura nazionale.

Il sole di Ferragosto in Calabria non scalda, incendia. Sulla statale 106, l’asfalto tremola per il caldo come un miraggio stradale e la conta delle vittime resta tristemente stabile (una morte al mese). Quello di Ferragosto non è solo un giorno di vacanza. È un rito collettivo che mescola il sacro, il profano e una sottile, strisciante violenza.

I recenti fatti di cronaca nera che hanno insanguinato la regione – dalla rissa mortale fuori dalla discoteca agli omicidi tentati e riusciti – parlano una lingua antica. È la hybris dei greci. La tracotanza di chi pensa di poter dominare il tempo, lo spazio e gli altri uomini. “Incarnano ogni tipo di eccesso: morale, sociale e civile”: la parole di Barbara Castiglioni (in “Alfabeto dell’Odissea”, Mondadori 2026) sono riferite ai Proci ma non sfigurano se associate ai tetri protagonisti di una cronaca locale che si trasforma in un’Odissea moderna: se i turisti in coda sotto i 40 gradi sono i marinai di Ulisse, stremati e nervosi, i mostri oggi non sono nelle profondità marine bensì si trovano al volante di SUV lanciati a folle velocità o specchiati negli occhi di chi cerca la rissa per un banale pretesto sulla spiaggia o nei luoghi della movida.

Nello Stretto, Scilla e Cariddi continuano a ruggire a modo loro. Nel 2012, il poeta della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti espose a Rocca Imperiale i suoi dipinti dedicati all’Odissea e i suoi versi lisergici per l’Ulisse calabrese (qui l’inedito pubblicato sul Corriere della Calabria). Ferlinghetti vide in queste coste il cuore pulsante di un mito mai sbiadito: i suoi quadri, densi di pittura nera e riga bianche, ritraevano Scilla e Cariddi non come mostri omerici, ma come metafore delle forze distruttive della modernità. Oggi, nel 2026, quelle tele sembrano profezie. Il mare dello Stretto è splendido, ma l’imbarbarimento della cronaca recente rivela che i veri mostri li abbiamo portati a riva.

Quindici estati fa il folletto morto 101enne nel 2021 mostrò a modo suo il contrasto surreale in questa terra. Contrasto che negli anni non è venuto meno. Da un lato la violenza primitiva della cronaca, dall’altro la bellezza cinematografica che la trasforma in un set espressionista, un luogo dove il confine tra realtà e finzione, tra paradiso naturale e inferno sociale è sottilissimo. Una terra bifronte dove le scogliere a picco, i paesi fantasma dell’entroterra e la luce accecante dello Stretto sarebbero il perfetto sfondo per una storia di ossessione e dualismo. Magari Nolan sceglierà proprio questi scenari – cupi e assieme maestosi – per ambientare le riprese del suo prossimo film nella Calabria che continua a scontare la sua eterna condanna: essere bellissima, tragica ma disperatamente umana. ([email protected])