Olivier Mourgue, designer francese di fama mondiale, si è spento il 5 ottobre a 87 anni nella sua casa di Keralio in Bretagna. Le sue poltrone rosse entrarono nella storia del cinema quando il regista Stanley Kubrick le scelse per gli interni della stazione spaziale del film «2001: Odissea nello spazio».
Progettista visionario, interprete dello spirito Pop degli anni Sessanta e sostenitore di un'estetica al servizio della vita quotidiana, Mourgue ha lasciato un segno che va ben oltre le celebri sedute Djinn: dai mobili agli allestimenti sperimentali, dagli interni all'industria automobilistica, la sua opera ha contribuito a ridefinire il rapporto tra forma, colore e funzione. La fama arrivò proprio grazie al film cult di Kubrick, uscito nel 1968, ma il suo percorso professionale era cominciato alcuni anni prima, nel clima di rinnovamento che investì il design europeo nel secondo dopoguerra. Insieme a figure come Pierre Guariche e Pierre Paulin, aveva contribuito a portare nelle case un linguaggio nuovo, fatto di linee morbide, colori vivaci e materiali adatti alla produzione industriale.
La carriera
Nato a Parigi nel 1939, aveva manifestato fin da giovane una spiccata inclinazione per il disegno e la creazione. Si era formato alla École Boulle, dove aveva studiato design d'interni, e successivamente alla École nationale supérieure des arts décoratifs di Parigi, specializzandosi nella progettazione degli arredi. Terminati gli studi, aveva maturato le prime esperienze professionali nel Nord Europa, lavorando in Finlandia e in Svezia e frequentando a Stoccolma Nordiska Kompaniet sotto la guida di Maurice Holland. Il confronto con la tradizione scandinava, attenta alla semplicità delle forme, alla qualità dei materiali e alla funzionalità degli oggetti, avrebbe contribuito a consolidare il suo approccio progettuale. Nel 1963 aveva avviato la collaborazione con Airborne International, azienda francese specializzata nell'arredamento, destinata a diventare una delle esperienze decisive della sua carriera.
Le poltrone di “Odissea nello spazio”...
Tra il 1964 e il 1965 disegnò la serie Djinn, il progetto che avrebbe definito la sua fama.
Il nome richiamava il genio della tradizione araba, una creatura fantastica capace di assumere sembianze diverse. Un riferimento coerente con l'identità di sedute che sembravano trasformarsi sotto lo sguardo, allontanandosi dalle geometrie rigide del mobilio convenzionale per assumere un carattere quasi antropomorfo.

Le poltrone, caratterizzate da strutture leggere, imbottiture avvolgenti e rivestimenti colorati, esprimevano una concezione del design in cui l'oggetto non era più soltanto un elemento funzionale, ma diventava protagonista dello spazio. La loro forma sinuosa e il rosso intenso delle versioni entrate nell'immaginario cinematografico contrastavano con gli ambienti bianchi e asettici di “2001: Odissea nello spazio”. Kubrick le inserì negli interni della stazione spaziale, trasformandole in un dettaglio essenziale dell'estetica del film.
...e non solo
Ridurre Mourgue alle poltrone rese celebri da Kubrick significherebbe trascurare la varietà di una produzione che attraversò quasi tutti gli ambiti della progettazione. Parallelamente alla collaborazione con Airborne, il designer aveva lavorato per l'Agence d'Architecture Intérieure Gautier-Delaye e nel 1966 aveva aperto un proprio studio. Da lì aveva sviluppato progetti per aziende come Disderot, Prisunic e Renault, oltre a realizzare arredi per il Mobilier national, l'istituzione francese impegnata nella produzione e nella conservazione di mobili destinati al patrimonio pubblico. Negli anni Sessanta la sua attività si era distinta per la capacità di coniugare sperimentazione estetica e attenzione all'uso quotidiano. Tra le creazioni più note figurano la sedia Whist con il relativo poggiapiedi, disegnata nel 1964, la serie Montreal del 1967 e la sedia Cubique del 1968, premiata con un AID International Design Award. A queste si aggiungono la poltrona Joker, la sedia Bouloum, realizzata per Airborne nel 1969, e la lampada Flower, progettata per Disderot nel 1970.
Il progetto “Visiona 3”
Il suo interesse per i materiali e per il rapporto tra architettura e ambiente trovò una delle espressioni più significative in Visiona 3, il progetto realizzato nel 1971 per la multinazionale tedesca Bayer, nell'ambito della Fiera del mobile di Colonia. L'iniziativa prevedeva che un designer trasformasse uno spazio espositivo a bordo di un'imbarcazione in un ambiente capace di anticipare le forme dell'abitare futuro.

Dopo le precedenti esperienze affidate a progettisti come Verner Panton e Joe Colombo, Bayer aveva scelto Mourgue per immaginare un mondo in cui gli interni non fossero più organizzati secondo la tradizionale separazione delle stanze e delle funzioni. Il designer aveva creato un paesaggio artificiale ispirato alla natura, utilizzando tappeti e tessuti per evocare prati, fiumi e superfici del terreno.
La partenership con Renault
Nel corso della carriera il designer aveva affrontato anche incarichi lontani dall'arredamento tradizionale. Aveva lavorato alla trasformazione stilistica della Renault 4, la popolare 4L, progettato appartamenti e una chiesa in legno e realizzato una valigetta da viaggio per la cantante maliana Rokia Traoré.
Le sue opere avevano raggiunto un pubblico internazionale, con progetti sviluppati e apprezzati da New York fino al Giappone. Alcune creazioni erano entrate nelle collezioni permanenti del Centre Pompidou di Parigi, riconoscimento del valore storico di una produzione che aveva saputo coniugare cultura artistica e progettazione industriale. Ancora oggi, nonostante la scomparsa di Airborne International, alcuni dei modelli disegnati per l'azienda continuano a essere prodotti su licenza da altre manifatture.
Il trasferimento in Bretagna
Nel 1976 Mourgue aveva scelto di lasciare Parigi e chiudere il proprio studio per trasferirsi in Bretagna, stabilendosi a Plouguiel, nella regione del Trégor. Una decisione che segnò una svolta personale, ma non l'abbandono del lavoro. Nella regione era diventato docente all'École des beaux-arts di Brest, dove aveva insegnato fino al 2004, continuando parallelamente a progettare e a collaborare con istituzioni come il Mobilier national. Ogni oggetto doveva corrispondere ad una funzione concreta, migliorando l'esperienza di chi li utilizza. Un approccio che lui stesso aveva riassunto in una semplice frase: «Lo scopo del design è fare cose pratiche».
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