Oltre 3 milioni di donne in Italia hanno subito violenze prima dei 16 anni. Ma la metà di chi viene abusata non parla

Giorgia Gobo
Il 15,3% delle donne italiane e l’11,4% delle straniere residenti ad aver subito una forma di violenza prima dei 16 anni. Foto di repertorio

Il trauma non sparisce con la crescita: si trasforma, si radica e rischia di ripresentarsi a distanza di anni. Lo conferma la terza Indagine sulla sicurezza delle donne, condotta dall’Istat tra marzo 2025 e gennaio 2026 nell’ambito dell’accordo con il Dipartimento per le Pari Opportunità e coordinata con l’indagine europea Eurostat. 

Mentre l'Europa è nuovamente scossa da una storia di violenza inaudita - che ricorda tragicamente il caso di Gisèle Pelicot - con un marito che per 21 anni ha drogato la moglie facendola abusare da decine di sconosciuti, e mentre in Italia non possiamo non pensare al caso del gruppo Facebook "Mia moglie", dove centinaia di uomini condividevano foto intime delle proprie compagne a loro insaputa, la realtà ci impone di guardare all'origine del problema. I dati Istat dimostrano che la violenza non nasce all'improvviso, ma spesso affonda le radici in un'infanzia segnata dagli abusi e dal silenzio.  

Il report rivela una continuità drammatica: vivere o subire abusi prima dei 16 anni raddoppia le probabilità di diventare nuovamente vittime in età adulta. E a subire una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 sono il 15,3% delle donne italiane (circa 3 milioni) e l’11,4% delle straniere residenti (oltre 244mila). 

E in particolare: l’8,2% delle cittadine italiane e il 3,4% delle straniere hanno vissuto episodi di violenza sessuale prima dei 16 anni. Sebbene si registri un calo della violenza sessuale infantile rispetto all’indagine del 2014 per la fascia 16-70 anni (scesa dal 10,6% al 7,8%), la gravità del fenomeno resta elevata. Sul fronte degli abusi fisici, questi hanno riguardato il 9,2% delle italiane e il 9,6% delle straniere.

Sono quasi sempre persone conosciute

L’indagine dimostra con i numeri anche che nella maggior parte dei casi, gli autori sono persone conosciute o familiari, prevalentemente di sesso maschile. Il padre o il patrigno figura tra i responsabili principali sia per le violenze fisiche (27,3% tra le italiane e 36,6% tra le straniere) sia per le aggressioni più gravi. 

Un elemento critico riguarda l’isolamento delle vittime. La violenza sessuale agita da familiari è più rara, ma quando accade si ripete con più frequenza. Più del 58% delle vittime, da piccola, non ha parlato con nessuno delle violenze subite. Le italiane ne parlano di più con familiari o parenti (29,9%) e meno frequentemente con amici, compagni di scuola o vicini (10,8%); tra le straniere le quote sono pari, rispettivamente, al 25% e al 26,9%. Risulta invece molto limitato il ricorso alle istituzioni (polizia o servizi sanitari o sociali). A scuola, parlano con i professori e gli insegnanti circa l’1,9% delle straniere e il 2,6% delle italiane.

Per quanto riguarda la costrizione a subire un rapporto sessuale tra le italiane gli autori più frequentemente indicati sono un conoscente o qualcuno conosciuto di vista (29,1%), un amico, un amico di famiglia o un compagno di scuola (24,9%) e un altro parente (18,4%). Contenuta è la quota di vittime italiane che indica uno sconosciuto (9,0%). Tra le straniere prevalgono gli episodi attribuiti a uno sconosciuto (56,7%) e a un conoscente o qualcuno conosciuto di vista (44,3%), mentre il padre o patrigno è indicato nel 21,7% dei casi (per le italiane scende a 2,3%). Quasi assenti invece le violenze sessuali perpetrate dalle donne.

Il grafico dell'Istat sulla percentuale di donne che non parlano della violenza sessuale subita, foto da Istat-2
Il grafico dell'Istat sulla percentuale di donne che non parlano della violenza sessuale subita, fonte Istat

La violenza assistita e l’impatto sulla vita da adulte

A ciò si aggiungono le umiliazioni psicologiche e la violenza assistita. Circa il 10,4% delle donne ha assistito nell'infanzia a violenze verbali o fisiche tra i genitori o verso i fratelli. Crescere in un clima segnato da svalutazioni agisce da catalizzatore: il 38,1% delle italiane e il 45,9% delle straniere umiliate dai genitori ha subito anche violenze fisiche o sessuali in ambito domestico.

Dati a cui si legano, purtroppo, quelli riguardanti la trasmissione intergenerazionale del fenomeno. Per le donne italiane che hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, la quota di chi subisce abusi anche da adulta sale al 57,2% (rispetto a una media generale del 31,9%). Per le straniere il valore sale dal 27,4% al 56,8%. Il rischio aumenta ulteriormente quando l’aggressore infantile è stato il padre per le italiane (68,2%) o la madre per le straniere (88,1%). Anche il vissuto del partner è determinante: se l'uomo ha subito o assistito a violenze nella propria famiglia d'origine, l'incidenza della violenza nella coppia aumenta considerevolmente.

E queste dinamiche di violenza domestica hanno delle conseguenze anche per i figli: il 62,1% delle madri italiane e il 57,3% delle straniere vittime del partner riferisce che i propri figli hanno assistito alle violenze. I minori manifestano spesso ansia, irrequietezza, disturbi del sonno e difficoltà scolastiche, atteggiamenti violenti a scuola e anche a casa.

Riconoscere che l'origine della violenza affonda quasi sempre le radici nell'infanzia e nel silenzio è il primo, fondamentale, passo per offrire sempre più strumenti per combattere la paura e il disagio, portando alla denuncia.