Oltre la pillola quotidiana: la sfida dell’aderenza terapeutica e della continuità di cura nell’HIV

Quasi la metà delle persone in cura dimentica di prendere i farmaci o fa fatica a essere costante nel tempo

ViiV Healthcare Italia 11 settembre 2026 10:00

La terapia antiretrovirale ha cambiato profondamente la vita delle persone con HIV. Ma il fatto che i farmaci siano efficaci non significa che sia sempre facile assumerli con regolarità, giorno dopo giorno. Accanto all’efficacia delle terapie, resta quindi fondamentale riuscire a seguirle con continuità nel tempo: l'aderenza. È proprio su questo tema che ViiV Healthcare Italia ha realizzato una nuova sezione del proprio sito che fornisce a clinici e persone con HIV uno spazio di approfondimento e coniuga raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e percezioni reali di medici e pazienti.

Le difficoltà che incidono sulla continuità

Quando la terapia consente di mantenere la carica virale a livelli non rilevabili, il virus non può essere trasmesso per via sessuale. Si tratta del principio U=U, non rilevabile (Undetectable) uguale non trasmissibile (Untrasmittable). Tuttavia, per mantenere nel tempo la soppressione virale è necessario assumere la terapia in modo continuativo.

I dati, riportati nello studio Positive Perspectives 3, mostrano però che seguire la terapia con regolarità non è sempre facile. Dietro la routine quotidiana possono emergere anche fattori psicologici e sociali: per alcune persone, prendere una compressa ogni giorno può diventare un promemoria della propria condizione. Quasi una persona su due riferisce di dimenticare occasionalmente la compressa o di incontrare, nel corso dell’anno, qualche difficoltà nel seguire la terapia.

Lo studio evidenzia inoltre alcune differenze significative: l’aderenza subottimale risulta associata al sesso femminile assegnato alla nascita e a un avvio tardivo del trattamento.

"Nel nostro campione italiano abbiamo osservato che, pur in presenza di ottimi risultati virologici, quasi una persona su due vive un’aderenza subottimale e percepisce margini di miglioramento nella propria assistenza", osserva Davide Moschese del Dipartimento di Malattie Infettive dell'Ospedale Luigi Sacco e co-autore dello studio Positive Perspectives 3. "Questo ci dice che non basta avere terapie efficaci: dobbiamo rendere il percorso di trattamento e cura più vicino ai bisogni reali delle persone, superando, laddove necessario, i limiti della quotidianità".

Seguire la terapia e restare in cura: due aspetti diversi

Nel parlare di aderenza, però, è utile distinguere due aspetti: da un lato l’assunzione delle dosi prescritte, dall’altro la continuità del percorso di cura, fatta di controlli e visite regolari.

Tra medici infettivologi e pazienti italiani, però, non c’è sempre la stessa percezione di cosa costituisca una mancata aderenza alla terapia. Se per un medico il problema emerge soprattutto di fronte a salti frequenti delle dosi, per la persona assistita anche una dimenticanza occasionale può essere vissuta con ansia e senso di colpa.

"L’indagine ci mostra con chiarezza che l’aderenza non è solo un tema di pillole prese o dimenticate, ma il risultato di un percorso di cura che coinvolge il sistema sanitario, le persone con HIV e le loro reti di supporto", dichiara Stefano Rusconi, primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Civile Legnano e co-autore della pubblicazione a commento dell’indagine che analizza la capacità di mantenere i pazienti aderenti al trattamento terapeutico (retention in treatment) e di garantire la loro continuità di presa in carico all'interno del sistema sanitario (retention in care) nell'ambito dell'HIV in Italia. "Se quasi una persona su due riferisce dimenticanze, anche occasionali, significa che dobbiamo lavorare di più sulla continuità di relazione, sull’ascolto dei bisogni e su modelli organizzativi che facilitino la retention in care".

La relazione con il medico e il ruolo delle nuove terapie

Anche il rapporto con il medico può fare la differenza, soprattutto quando emergono dubbi, effetti collaterali o difficoltà nella vita quotidiana. Accanto alla qualità del dialogo assistenziale, la ricerca scientifica ha aperto nuove strade per ridurre l'impatto della cura quotidiana.

“Con i farmaci antiretrovirali a lento rilascio iniettabili abbiamo ora tutti gli elementi per ridurre in modo significativo la circolazione del virus: la partita si gioca nel coinvolgimento attivo delle persone vulnerabili, cioè di chi non trova una risposta completa nella terapia orale”, sottolinea Antonella Castagna, primario di Malattie Infettive dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. “È in questo contesto che bisogna intervenire proattivamente offrendo opzioni farmacologiche che garantiscano aderenza”.

Uno spazio informativo dedicato alla continuità di cura

A questi temi è dedicata anche la nuova sezione Aderenza in HIV sul sito di ViiV Healthcare Italia. La pagina riunisce le raccomandazioni della Strategia Globale contro l'AIDS 2026-2031 di UNAIDS, i dati delle indagini italiane e le testimonianze raccolte sul tema della regolarità terapeutica.

“L'aderenza è il punto in cui la qualità della ricerca incontra i risultati del mondo reale: senza aderenza si riduce l'efficacia, si disperde valore e si indebolisce l'impatto dell'innovazione”, evidenzia Fabio Vecchio, Market Access, Government Affairs and Communications Director di ViiV Healthcare Italia.

L’Aderenza in HIV offre quindi un punto di accesso ai dati e agli approfondimenti sul tema, con l'obiettivo di aiutare a comprendere meglio cosa può favorire la continuità della cura. “Garantire che ogni terapia venga assunta in modo corretto e continuativo significa tutelare sia le persone sia l’efficacia dei trattamenti stessi”, conclude Sonia Franzese, Head of HIV Medical Scientists di ViiV Healthcare Italia.