25 luglio 2026, 07:43
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Una vita col pallone tra i piedi, iniziata nel Gremio. Fino alla tappa che Douglas Costa sta vivendo adesso, all’Al-Ittifaq dell’ambizioso Pietro Laterza. L’esterno brasiliano ha ancora fame di calcio. E quando ripensa al passato cerca di catturare tutta la felicità che gli ha regalato la Juve in Italia. Dalla vicina Bardonecchia, sede del ritiro pre-campionato, scava tra i ricordi bianconeri più belli. Douglas Costa, come sta? È felice di ripartire dall’Al-Ittifaq dopo i sei mesi trascorsi al Chievo in Serie D? «Sono felicissimo, sto bene, voglio far vedere ancora il mio valore». Ora è Bardonecchia per il ritiro pre-campionato. È passato dalla sua vecchia Torino? «No, non sono riuscito a fermarmi lì, ma ho dei bellissimi ricordi di Torino, perché ho vissuto tra i momenti più belli della mia carriera. Ho imparato ad amare l’Italia».
Il ruolo di Alex Sandro
La trattativa che l’ha portata dal Bayern Monaco alla Juve nell’estate 2017 se la ricorda? «È stata una cosa veloce, ma è nata qualche tempo prima. Agnelli e Paratici mi parlarono già al termine di Juve-Bayern Monaco di Champions League del 2016. Poi sono andato in Australia con Alex Sandro, a fare un’amichevole col Brasile. Lui aveva sentito che l’Inter voleva portarmi in Italia, in effetti sapevo che fossero interessati a me. Così Alex Sandro mi chiese: “Ma tu verresti alla Juve?”. Io non ho mai avuto dubbi, anche perché con Ancelotti al Bayern Monaco avrei giocato meno, il mister era stato molto chiaro con me. Così mi chiamò Paratici e fu tutto molto rapido, ma del resto quando chiama la Juve non puoi dire di no».
Douglas Costa: Juve, Allegri, Cristiano Ronaldo
Ci sono altri aspetti che l’hanno spinta a vestire la maglia bianconera? «L’anno dopo ci sarebbe stato il Mondiale in Russia e volevo esserci a tutti i costi. A quella Juve stellare mancava solo un giocatore che saltasse l’uomo. C’erano Mandzukic, Higuain e Dybala, ma mancava uno con le mie caratteristiche». Come sono andati i primi tempi con Max Allegri? «All’inizio ho fatto un po’ di panchina, poi mi ha messo dentro quando ho capito il calcio italiano. Mi sono trovato e mi sono innamorato dell’Italia, anche i compagni sono stati veramente di supporto. Allegri mi ha fatto capire che per giocare dovevo restare sempre sul pezzo, non staccare mai la spina, è stato molto prezioso per farmi cambiare mentalità».
Tra i grandi compagni, impossibile non parlare di Cristiano Ronaldo. «Da quasi 15 anni era già una garanzia per i gol che faceva. Era un giocatore troppo facile da gestire: scherzava tanto quando era il momento, ma in campo era una macchina. Sono felicissimo di aver avuto l’opportunità di giocare con lui. Sicuramente è stata una grande fortuna». Se il suo Brasile nel 2018 fosse arrivato in fondo al Mondiale in Russia, lei avrebbe potuto sognare anche il Pallone d’Oro? «Anche nel 2015 ero reduce da una stagione eccezionale con Guardiola al Bayern Monaco. Non so se avrei potuto vincere il Pallone d’Oro, ma di sicuro potevo avvicinarmi ai primi tre (ride, ndr)».
Douglas Costa e la Juventus di oggi: Vlahovic, Spalletti e...
La sua Juve faceva fuoco e fiamme, oggi invece si sta ricostruendo dopo il mancato approdo in Champions League. Cosa si aspetta dal nuovo corso? «Vorrei che la Juve tornasse a far paura a tutti. Bisogna sistemare un po’ le cose e ritrovare da subito lo spirito vincente». La Juve, soprattutto davanti, sta trattando tanti giocatori: Kolo Muani, Vlahovic, Sorloth e Pellegrino. Chi prenderebbe per primo? «Vlahovic, per quello che ha già dimostrato con la Juve. Quando sta bene può fare veramente la differenza».
La certezza bianconera dell’estate, in questo momento, è Luciano Spalletti. «Le sue squadre giocano un bel calcio: mi sarebbe piaciuto essere allenato da uno come lui». A proposito di grandi allenatori, Pep Guardiola ha rifiutato l’incarico in Nazionale. «Un vero peccato, mi sarebbe piaciuto vederlo da commissario tecnico azzurro. E tra Mancini e Pirlo avrei preferito il primo, ma faccio un grande in bocca al lupo ad Andrea».
Una vita col pallone tra i piedi, iniziata nel Gremio. Fino alla tappa che Douglas Costa sta vivendo adesso, all’Al-Ittifaq dell’ambizioso Pietro Laterza. L’esterno brasiliano ha ancora fame di calcio. E quando ripensa al passato cerca di catturare tutta la felicità che gli ha regalato la Juve in Italia. Dalla vicina Bardonecchia, sede del ritiro pre-campionato, scava tra i ricordi bianconeri più belli. Douglas Costa, come sta? È felice di ripartire dall’Al-Ittifaq dopo i sei mesi trascorsi al Chievo in Serie D? «Sono felicissimo, sto bene, voglio far vedere ancora il mio valore». Ora è Bardonecchia per il ritiro pre-campionato. È passato dalla sua vecchia Torino? «No, non sono riuscito a fermarmi lì, ma ho dei bellissimi ricordi di Torino, perché ho vissuto tra i momenti più belli della mia carriera. Ho imparato ad amare l’Italia».
Il ruolo di Alex Sandro
La trattativa che l’ha portata dal Bayern Monaco alla Juve nell’estate 2017 se la ricorda? «È stata una cosa veloce, ma è nata qualche tempo prima. Agnelli e Paratici mi parlarono già al termine di Juve-Bayern Monaco di Champions League del 2016. Poi sono andato in Australia con Alex Sandro, a fare un’amichevole col Brasile. Lui aveva sentito che l’Inter voleva portarmi in Italia, in effetti sapevo che fossero interessati a me. Così Alex Sandro mi chiese: “Ma tu verresti alla Juve?”. Io non ho mai avuto dubbi, anche perché con Ancelotti al Bayern Monaco avrei giocato meno, il mister era stato molto chiaro con me. Così mi chiamò Paratici e fu tutto molto rapido, ma del resto quando chiama la Juve non puoi dire di no».