Palinuro, l’Arco ritrovato ma il paradiso è violato tra degrado e abbandono

Per oltre dieci anni quella spiaggia è rimasta ai margini, quasi fosse un luogo da osservare soltanto da lontano. Oggi, invece, l’Arco Naturale di Palinuro, nel Salernitano, è tornato ad accogliere i bagnanti dopo la riapertura a settembre dello scorso anno. La spiaggia è nuovamente fruibile e, con l’arrivo dell’estate, e soprattutto del mese di agosto, si riempie ogni giorno di famiglie, turisti e frequentatori abituali. Un ritorno atteso, quasi una riconquista. Ma basta fermarsi qualche minuto per capire che la riapertura non coincide ancora con una vera rinascita. Quello che per decenni è stato uno dei simboli più riconoscibili del Cilento, conosciuto ben oltre i confini regionali e legato anche alla storia del turismo internazionale di Palinuro, oggi appare lontano dall’antico splendore. La grande struttura naturale dell’Arco, modellata dal mare e dal vento, rimane lì, imponente e fragile allo stesso tempo, mentre intorno si avverte la sensazione di un luogo lasciato troppo a lungo senza una strategia di valorizzazione e tutela. Il cartello che fino allo scorso anno vietava l’ingresso alle automobili non c’è più. E quella che potrebbe sembrare una piccola modifica racconta, in realtà, molto della situazione attuale.

IL DEGRADO

L’accesso conduce verso uno sterrato che arriva praticamente a ridosso della foce del fiume e della spiaggia. Auto e camper occupano gli spazi disponibili, anche in aree dove la presenza dei veicoli appare quantomeno discutibile. Nei momenti di maggiore afflusso, famiglie e bambini si ritrovano a camminare tra mezzi in movimento e parcheggiati, mentre il passaggio delle automobili solleva nuvole di polvere. È una scena che stride con l’immagine che ci si aspetterebbe davanti a un sito di tale valore paesaggistico. La strada di accesso è solo in parte asfaltata e, per chi arriva da fuori, non è neppure particolarmente facile da individuare. Una volta raggiunta l’area, però, la possibilità di arrivare in auto praticamente davanti al mare rappresenta una comodità enorme per i bagnanti. Forse persino eccessiva per un luogo che dovrebbe fare della tutela ambientale il proprio principale biglietto da visita.

Sulla cartina del Parco, che ricorda ai visitatori di trovarsi all’interno di un sito di interesse comunitario, compaiono indicazioni che sembrano quasi sommerse dalla provvisorietà. Alcuni cartelli di carta segnalano l’area parcheggio e l’ingresso alla spiaggia. Un’accoglienza decisamente poco adeguata alla fama del luogo. E poi c’è il decoro. Vengono segnalati rifiuti, strutture di accesso poco curate e una generale sensazione di disordine. Lungo la spiaggia si incontrano, inoltre, venditori ambulanti, in una situazione che alimenta interrogativi sui controlli e sulla gestione complessiva dell’area.

A raccontare il cambiamento è anche un turista che qui viene da oltre trent’anni. Conosce ogni angolo della spiaggia, ne ricorda stagioni molto diverse e soprattutto conserva il ricordo di quando l’Arco rappresentava una delle immagini più preziose di Palinuro. Oggi il suo giudizio è amaro: «È un sito abbandonato dalle istituzioni, qui ognuno fa quello che vuole». Una frase che, al di là delle responsabilità da accertare, restituisce il sentimento di chi vede un patrimonio naturale straordinario senza una gestione all’altezza. Perché riaprire un luogo non significa semplicemente consentire alle persone di entrarvi. Significa anche renderlo sicuro, ordinato, pulito e riconoscibile per quello che è: un patrimonio. E Palinuro, in questo senso, porta ancora una seconda ferita.

LA SPIAGGIA INTERDETTA

A pochi chilometri, infatti, resta chiusa e interdetta la spiaggia del Buondormire. Sabbia dorata, acqua verde e trasparente, una piccola baia che negli anni è diventata quasi una fotografia da cartolina del Cilento. Sono due facce della stessa domanda: quanto vale davvero il patrimonio naturale di Palinuro? La risposta dovrebbe essere nei fatti, nella cura quotidiana, nei controlli, nella programmazione e nella capacità di amministrare la bellezza senza consumarla. Perché il Cilento non ha bisogno soltanto di essere raccontato come terra di mare, natura e paesaggi. Ha bisogno che quei paesaggi vengano custoditi. L’Arco Naturale è tornato a vivere. Ora bisogna evitare che venga semplicemente lasciato vivere nel caos. Palinuro merita di più. Il Cilento merita di più.