Paris Fashion Week, giorno 2: fuori dal tunnel dorato

È auspicabile che ogni fashion week consegni collezioni pensate con cura, indipendenti dal nastro trasportatore aziendale e dal branding perfettamente oliato dei conglomerati del lusso – di cui, per le ragioni appena citate, pochi parlano. Benché libere di essere bizzarre – e per questo interessanti – il loro essere fuori dal tunnel del mainstream le abbandona in uno spazio poco patinato e meno potente. La loro geniale gioia di essere emancipate dagli ingranaggi omogenei del sistema meriterebbe di essere più di un sussurro.

Model in oversized dark metallic suit on runway.

launchmetrics.com/spotlight

Marie Adam-Leenaerdt, primavera-estate 2027

Model in long black leather coat with matching bag on runway.

launchmetrics.com/spotlight

Marie Adam-Leenaerdt, primavera-estate 2027

È il caso di Marie Adam-Leenaerdt, designer belga che, per sua stessa ammissione, indossa ogni giorno un’uniforme nera – è un modo per concentrare ogni attenzione sui vestiti che sta progettando, piuttosto che su quelli da indossare quotidianamente. Vincitrice lo scorso luglio dell’Andam Grand Prize, è una designer piena di idee per le giovani donne. Apparentemente semplici, spingono in realtà la funzione dei capi oltre la soglia della funzione nota – un trench lungo componibile, ad esempio, può essere indossato corto o diviso in due parti, di cui la seconda compie una metamorfosi in gonna. Per la sua ottava collezione, la primavera-estate 2027 presentata al secondo giorno di Fashion Week parigina, ha lavorato sul concetto di easy chic. L’urto tra semplicità e sciccheria è avvenuto in una sala buia trasformata in un fantasioso supermercato, con frigoriferi sullo sfondo e sculture di vegetali collocate su piedistalli. La proposta era un’interpretazione non banale di un look da supermercato le chic.

Model walking down runway wearing an oversized white shirt and plaid shorts.

launchmetrics.com/spotlight

Marie Adam-Leenaerdt, primavera-estate 2027

Model walking runway in black quilted coat and green shoes.

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Marie Adam-Leenaerdt, primavera-estate 2027


La fantasia della vita che si compie nei giorni feriali è rimbalzata su abiti-grembiule in pizzo nero; su completi traslucidi in taffetà stropicciata un po’ pigiama, un po’ corporate; su abiti in chiffon nero con una trasparenze da night club e carrellino della spesa a completare; su gonne midi con spacco laterale rese funzionali da un pantaloncino nascosto, abbinate a reggicalze; su vestaglie in jersey con body sottostante. Anche le composizioni più semplici – pantaloni sartoriali con blusa; maglia a maniche lunghe aderente con minigonna – avevano un ché di strano, distorto, fuori asse. Nessuno degli ensemble è la prima cosa che verrebbe in mente quando si tratta di uscire per un mazzo di cavolfiori – ma il punto era proprio questo. Avere la sicurezza dell’invitata meglio vestita al matrimonio, ovunque ci si trovi. Il supermercato non era certo il focus.

Model walking runway in oversized gray suit with handbag.

Courtesy of MAME KUROGOUCHI

Mame Kurogouchi, primavera-estate 2027

Model in a black turtleneck and layered plaid dress on runway.

Courtesy of MAME KUROGOUCHI

Mame Kurogouchi, primavera-estate 2027

Maiko Kurogouchi sa bene che il diavolo si nasconde nei dettagli. È per questo che la primavera-estate 2027 della sua etichetta, Mame Kurogouchi (Mamesignifica “fagiolo”, ed era il suo soprannome al Bunka Fashion College di Tokyo) è stata una variazione in 38 termini (o look) dell’uniforme scolastica. È partita dalla memoria, dagli album di famiglia, dall’osservazione dei modi in cui, generazione dopo generazione, si è annodata la cravatta, si è portata la gonna, si è deviata la direzione del colletto. Nella pratica, si è concentrata sulla personalizzazione: cosa succede quando a ogni persona vengono assegnati gli stessi abiti, e ciascuno cerca, con strumenti propri, di renderli unici? La collezione, austera, resistente alla tentazione del vezzoso che sempre attecchisce quando si parla di fiocchi e colletti, non ha trasformato l’uniforme scolastica in costume. Né l’ha romanticizzata.

Model in oversized navy suit carrying a black bag on runway.

Courtesy of MAME KUROGOUCHI

Mame Kurogouchi, primavera-estate 2027

Model wearing a long black coat on a runway.

Courtesy of MAME KUROGOUCHI

Mame Kurogouchi, primavera-estate 2027

La squisita attenzione ai dettagli di Kurogouchi era ravvisabile nei colletti bianchi realizzati come bordi ricamati; nei tessuti da completo impalpabili come chiffon; nei pullover in filato leggero; nella giacca scolastica gakuran rielaborata come fluido abito-cappotto; nei colletti alla marinara variamente applicati su bomber, abiti e maglieria; nei motivi a quadri fatti ondulare attraverso tecniche shibori. Il set della sfilata – la raffinata sala da tè e ristorante giapponese Ogata, nel quartiere Marais della città – ha dato al tutto la serena formalità di una cerimonia.

Model in white dress with sunglasses walking on fashion runway.

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Burc Akyol, primavera-estate 2027

Model wearing a strapless red top and wide beige pants on a runway.

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Burc Akyol, primavera-estate 2027

Qualche anno fa il designer Burc Akyol si è sentito dire che non era abbastanza francese per creare un marchio a Parigi – nonostante in Francia ci fosse effettivamente nato. Da qui è scaturito un impulso vendicativo, ma anche una volontà di riscoprirsi, che ha trovato il miglior compimento nel pomeriggio di martedì, all’Espace Commines, un ex magazzino industriale di fine Ottocento, precedentemente utilizzato da Helmut Lang. Un omaggio a quest’ultimo era fra le idee di Akyol per la collezione, ma ha infine optato per “una sorta di commistione tra quindici pezzi di sartoria e quindici pezzi di flou”. Per “flou” si intende un tipo di silhouette morbida e non strutturata. Ha dunque portato avanti una certa idea di elasticità , con tessuti aderenti alle curve delle modelle come fosse pellicola trasparente.

model in a black headscarf and outfit walks on a runway, with audience seated nearby.

Courtesy of Launchmetrics Spotlight

Burc Akyol, primavera-estate 2027

model wearing a sheer black dress with a strapless top and mesh details on runway.

Courtesy of Launchmetrics/Spotlight

Burc Akyol, primavera-estate 2027

Le idee di Burç Akyol per la stagione prendevano corpo in una serie di silhouette che giocavano sulla costruzione e sull’illusione: uno smoking-jumpsuit intero in trompe-l’œil, una tuta aderente con scollo all’americana in velluto, pantaloni harem lilla drappeggiati con body in pelle costruiti come giacche. Le staffe allungavano otticamente le gambe, spingendo la silhouette verso l’astrazione. Anche l’ironia entrava nella costruzione: un abito rosa cipria, visto da dietro, simulava il segno di un perizoma sulla pelle abbronzata.

Harper's Bazaar Fashion List

Cardigan in maglia

Jeans a gamba larga

Giglio Large Tote Bag

Stivaletti con tacco