“Immaginiamo di entrare in una sala operatoria per un intervento di cardiochirurgia e scoprire che a mancare è proprio il cardiochirurgo”. Con questa potente e paradossale metafora, il mondo della cultura siciliano lancia un duro grido d’allarme al governo regionale. Al centro della protesta c’è una clamorosa e ripetuta assenza nella nuova Matrice Professionale della Regione Siciliana: l’azzeramento del profilo del funzionario tecnico storico dell’arte.
L’Associazione Nazionale Storici dell’Arte (AStArte) ha fatto fronte comune con Legambiente Nazionale, Legambiente Sicilia e la consulta universitaria SISCA (Associazione Italiana di Storia della Critica d’Arte). Insieme hanno inviato una lettera formale all’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica, indirizzata per conoscenza anche all’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana. La richiesta è perentoria: inserire immediatamente questo profilo professionale prima che sia troppo tardi.
Il paradosso nella “Nota Metodologica”: c’è l’archeologo, manca lo storico dell’arte
Il caso esplode proprio alla vigilia di un cruciale incontro tra l’Assessorato della Funzione Pubblica e le organizzazioni sindacali per la revisione del Sistema Professionale (in attuazione del vigente CCRL del personale non dirigenziale). Esaminando i documenti, le associazioni hanno scoperto l’amara sorpresa: per l’area dei funzionari del Dipartimento Beni culturali – un comparto ad altissima specializzazione – la Regione prevede come unica figura tecnica quella dell’archeologo.Della figura dello storico dell’arte, invece, non c’è traccia. Un vuoto normativo e operativo inspiegabile, considerando che le competenze richieste a questo profilo sono regolate da leggi precise (dalla legge regionale 80/77 al Decreto Ministeriale 244/2019) e risultano vitali per la sopravvivenza quotidiana degli uffici e delle Soprintendenze.
Mansioni a rischio: dalle perizie antiriciclaggio alla collaborazione con i Carabinieri
Senza storici dell’arte interni all’amministrazione, chi gestirà i musei e i restauri dell’isola? La lettera delle associazioni elenca una serie di mansioni tecniche insostituibili che rischiano di rimanere senza un titolare qualificato:
- Restauri e vincoli: Progettazione, direzione scientifica e alta sorveglianza sui cantieri di restauro dei beni mobili e immobili.
- Perizie ed esportazioni: Rilascio di expertise e autorizzazioni cruciali per concedere o negare l’esportazione di opere d’arte fuori dai confini nazionali.
- Legalità e sequestri: Collaborazione sistematica e quotidiana con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri per il riconoscimento delle opere d’arte rubate o contraffatte.
- Gestione dei musei: Redazione dei piani scientifici per mostre, inventariazione, catalogazione dei beni e attività didattiche.
Un’amnesia che dura da anni: “Storici dell’arte non pervenuti”
Le sigle firmatarie sottolineano con amarezza che non si tratta di una svista isolata, ma di una vera e propria “amnesia” sistematica. Già nella delibera di Giunta del 2020 il profilo era stato escluso. Inoltre, lo scorso dicembre, la Regione ha bandito il primo concorso dopo ben 25 anni di blocco per assumere dieci archeologi a tempo indeterminato. Anche in quell’occasione, gli storici dell’arte sono risultati “non pervenuti”. Un isolamento istituzionale che – come denunciato di recente anche da Confprofessioni – colpisce a tappeto l’intero settore, escludendo sistematicamente anche archivisti, bibliotecari, antropologi e restauratori.
Il primato della Sicilia (ma senza specialisti)
L’allarme suona ancora più forte se incrociato con i dati economici e statistici. Secondo il rapporto “Sistema Cultura Sicilia” condotto da THEA Group, l’isola è la prima regione del Sud Italia per numero di istituti culturali. Un primato straordinario che rischia di essere svuotato dall’interno. “Pensare che la Regione possa fare a meno degli storici dell’arte – concludono le associazioni – è un danno diretto alla tutela e alla conservazione del nostro immenso patrimonio culturale”. La palla passa adesso alla Funzione Pubblica: la Matrice Professionale va corretta prima della firma definitiva.