PIAZZOLA SUL BRENTA (PADOVA) - Da “lupo” inavvicinabile ad agnello adottato. Un caso considerato disperato quello di Pepe, cane di razza chow chow di 5 anni che il 2 dicembre 2025 era stato ceduto dal proprietario, un privato di Borgoricco, al canile di Presina, in quanto l’animale era diventato aggressivo e ingestibile. Tuttavia, nonostante la complessità del caso, grazie a un percorso rieducativo, Pepe si è ammansito ed è andato in adozione a una nuova famiglia, dopo mesi di lavoro costante e di un legame di fiducia costruito con pazienza morso dopo morso, nel senso buono del termine.
L’AGGRESSIVITÀ
«Quando Pepe varcò i cancelli del rifugio San Francesco, non prometteva nulla di buono – ricorda il direttore della struttura, il cittadellese Giovanni Tonelotto. Il cane era mordace verso chiunque tentasse anche solo un contatto delicato. Da nostra esperienza sappiamo che è un comportamento che spesso tradisce una diffidenza profonda, pregressa e difficile da decifrare, ma non da affrontare, cosicché abbiamo raccolto la sfida dedicandoci a lui pienamente. E il risultato è stato vittorioso». È stato Davide Battaglia, educatore cinofilo, a prendersi cura di Pepe in questi otto mesi, con un cammino riabilitativo attento, paziente e costante, portato avanti in sinergia con tutta la squadra di Presina con l’obiettivo di scardinare l'ostilità di Pepe e ricostruire in lui la fiducia nell'essere umano.
IL CAMBIAMENTO
«Non è stato un percorso lineare, né semplice» – commenta Tonelotto, che in 20 anni ha accolto 6mila cani, dandone in adozione il 90%. «Il carattere del cane e la disciplina necessaria per placarlo, sono valsi a Pepe un soprannome scherzoso e rispettoso: "Shaolin", in omaggio alle origini cinesi della sua razza. Un nomignolo che racconta bene lo spirito di quei mesi: determinazione convinta e un pizzico di ironia per affrontare le giornate più dure». Mese dopo mese, però, il lavoro ha dato i suoi frutti: Pepe, abbandonate le risposte aggressive, ha cominciato a tollerare le persone, trasformandosi in un cane mansueto e finalmente adottabile, tanto che da qualche settimana vive in una famiglia di Tezze sul Brenta.
«Pepe, da lupo ad agnello è la sintesi perfetta di una metamorfosi che è insieme cinofila e umana – conclude Giovanni Tonelotto, e che racconta il senso più profondo del lavoro: non arrendersi mai davanti a un ringhio, perché dietro può nascondersi solo paura in attesa di essere ascoltata. Siamo partiti nel 2003 in mezzo ai campi, dando attuazione alla legge 281/91 che intercettava la nuova sensibilità delle persone per porre fine al massacro dei cani randagi raccolti che venivano uccisi a tre giorni dalla cattura, se nessuno si fosse presentato a richiederli. Una vera e propria strage di innocenti, un impegno portato avanti con responsabilità con chi dimostra amore per gli animali».