Redazione 19 settembre 2026 18:58
La guerra contro l’Iran, giunta ormai all’ottavo mese senza che si intraveda una conclusione, potrebbe essere costata agli Stati Uniti molto più di quanto ammesso finora dall’amministrazione Trump. Non soltanto in termini economici, ma anche di vite umane.
Secondo il Washington Post, che ha raccolto le testimonianze di sei funzionari del Pentagono, i militari statunitensi morti dall’inizio del conflitto sarebbero almeno 22: quattro in più rispetto ai 18 decessi registrati nel database pubblico del dipartimento della Difesa. Al bilancio si aggiungerebbero tre contractor americani, impiegati nella regione e rimasti uccisi durante le operazioni contro Teheran.
Non sono state diffuse informazioni sulle identità delle vittime, sui luoghi o sulle circostanze delle morti. Un’omissione che può avere conseguenze concrete per le famiglie: quando un militare perde la vita, le forze armate devono infatti accertare se il decesso sia avvenuto nell’adempimento del servizio. Dall’esito dell’indagine dipendono anche le indennità e gli altri benefici riconosciuti ai familiari.
Il conto della guerra sale a 45 miliardi
Anche il costo economico dell’operazione "Epic Fury" sarebbe sensibilmente superiore alle stime rese pubbliche nei mesi scorsi. Secondo una fonte del Pentagono citata dalla Cnn, la campagna militare contro l’Iran è già costata 45,1 miliardi di dollari. La cifra non comprenderebbe, peraltro, la riparazione delle basi e degli edifici danneggiati né una serie di costi indiretti legati al conflitto.
Il congressional budget office aveva stimato una spesa di circa 38 miliardi di dollari fino al primo agosto, mentre il dipartimento della Difesa aveva indicato un conto di 37,5 miliardi. Lo stesso ufficio di bilancio del Congresso aveva previsto, per i mesi successivi, un costo compreso fra due e tre miliardi di dollari al mese, destinato ad aumentare nelle fasi di maggiore intensità dei combattimenti.
Trump continua tuttavia a mostrarsi fiducioso in una rapida conclusione della guerra. "Quando finirà, i prezzi della benzina torneranno ai livelli precedenti, forse anche più in basso", ha dichiarato durante un evento alla Casa Bianca. Il rincaro dei carburanti e l’aumento del costo della vita rischiano però di pesare sul consenso del presidente in vista delle elezioni di metà mandato.
Cnn, Politico e Ms Now fuori dalla Casa Bianca
Le rivelazioni arrivano mentre Trump inasprisce lo scontro con i mezzi d’informazione. I giornalisti di Cnn, Politico e Ms Now sono stati esclusi dall’accesso alla Casa Bianca dopo che il presidente aveva accusato le tre testate di diffondere continuamente "false informazioni".
Sabato i badge dei corrispondenti hanno smesso di funzionare. Alla giornalista di Politico Cheyenne Haslett il pass sarebbe stato anche confiscato dagli addetti alla sicurezza. Cnn ha definito il provvedimento una violazione del diritto costituzionale dei giornalisti a svolgere il proprio lavoro senza interferenze governative. La decisione dovrebbe essere contestata davanti ai tribunali.
Secondo Politico, il provvedimento avrebbe colto di sorpresa persino alcuni dei più importanti collaboratori di Trump. La responsabile del personale e l’ufficio stampa avrebbero appreso la notizia dal messaggio pubblicato dal presidente su Truth. Nonostante le perplessità interne, una fonte dell’amministrazione ha assicurato che si tratta di una decisione "reale e definitiva".
Alla Casa Bianca sarebbero inoltre in corso discussioni per estendere l’esclusione ad altre testate. Trump ha indicato esplicitamente anche il New York Times e il Washington Post, proprio il quotidiano che ha rivelato le discrepanze nel bilancio dei militari morti in Iran.