“Seminari sull’arte della manutenzione”.
02 agosto 2026 alle 00:49
Protagonisti del dibattito saranno i sindaci di Cagliari e Quartu Massimo Zedda e Graziano MiliaSi apre con alcuni interrogativi l’ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, dei “Seminari sull’arte della manutenzione” che si terrà domani a Cagliari, alle 19, nella Sala Video on line dell’Unione Sarda in viale Regina Elena 14. Curati da Maria Antonietta Mongiu e Diana Zuncheddu nell’ambito del progetto di recupero della Colonia Dux di Ubaldo Badas, divenuta Ospedale Marino nel secondo dopoguerra, gli incontri riprenderanno il terzo lunedì di settembre.
Una domanda, però, li riassume tutti: è possibile concordare una pianificazione paesaggistica del litorale del Golfo degli Angeli? A rispondere, durante il seminario “Il Poetto: un Bene in Comune“, saranno i sindaci di Cagliari e Quartu, Massimo Zedda e Graziano Milia. Le due città condividono la lunga striscia di sabbia compresa tra la Sella del Diavolo e Margine Rosso, parte di «un habitat paesaggistico tra i più rilevanti della Sardegna».
Si tratta, spiega Mongiu, di un compendio vasto che comprende il Poetto, Molentargius, Monte Sant’Elia e San Bartolomeo, a cui si sommano gli stagni di Quartu, e che si trova a ridosso della «più alta concentrazione antropica dell’Isola». Sulla spiaggia dei centomila si riversano migliaia di persone e alle sue spalle si estendono il primo e il terzo comune della Sardegna per popolazione. Nell’insieme, dunque, la zona è qualcosa di unico nel suo genere. Sedersi allo stesso tavolo per pianificarne insieme il futuro è una scelta obbligata.
Cagliari ha atteso a lungo il suo primo strumento urbanistico. Il concorso per il Piano Regolatore Generale fu bandito nel 1929, ma concluso soltanto nel 1938; nel 1941 arrivò il Piano di massima dei Lavori Pubblici, però la prima legge urbanistica italiana è del 1942 e i bombardamenti americani del febbraio 1943: fu necessario il Piano di ricostruzione perché la città avesse finalmente regole scritte per il proprio sviluppo. Fino a quegli anni, il Poetto era ancora un tutt’uno. A definirne il destino, dice Mongiu, saranno le Colonie della Congregazione di Carità della Marina. In particolare, nel 1917, la Beata suor Giuseppina Nicoli allestì una colonia estiva con un piccolo nucleo di tende che, in seguito, per intervento della Croce Rossa americana, divenne una sorta di villaggio in legno. L’opera fu proseguita dalla Beata suor Teresa Tambelli. Entrambe lavoravano nell’Asilo della Marina, dove erano punto di riferimento per i “Piccioccus de crobi“, i bambini poveri del quartiere.
Secondo Mongiu, «la destinazione a spiaggia cagliaritana, alternativa a Giorgino, si fonda su questa esperienza, la stessa che ispirò l’ideazione della Colonia Dux, come avvenne per altre città di mare». Nel frattempo, sulla spiaggia sorgevano stabilimenti balneari, casotti e, tutt’intorno, le prime ville. Oggi, chiosa la studiosa, «la scommessa è restituire al Poetto la sua configurazione unitaria, pur restando diviso tra due amministrazioni, e una traiettoria paesaggistica. Il recupero filologico della Colonia Dux può fare da traino».
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