Questo Rolex vintage è considerato l'orologio perfetto

Rolex può vantarsi di avere creato l'orologio perfetto? Prima di rispondere a questo strano quesito, permettimi di farti un domanda che presuppone uno scenario in grado di provocare un vero e proprio infarto ai miei colleghi appassionati di orologi: se dovessi scegliere un solo segnatempo da indossare per il resto della tua vita, quale sarebbe la tua preferenza? Ricorda che deve essere un modello abbastanza sobrio da non attirare l’attenzione indesiderata del tuo capo, ma al contempo elegante da abbinarsi a giacca e cravatta. Un esemplare resistente da affrontare un’avventura tra le Alpi, ma anche raffinato da essere scambiato per un orologio pensato appositamente per un look elegante a Parigi. Hai a disposizione un solo segnatempo. Esiste davvero qualcosa di così versatile?

Cos'è il 1016?

Gli appassionati di Rolex sostengono che l’orologio “definitivo” esista già, e porta un nome quasi mitologico: 1016. È la declinazione più pura dell’Explorer, il modello che incarna la filosofia della Corona, introdotto nel 1960. Non è stato il primo Explorer, ma per molti è l’archetipo del segnatempo da polso, l’idea platonica di ciò che un orologio dovrebbe essere.

Racchiuso in una cassa in acciaio da 36 mm, con corona a vite e lunetta liscia, il 1016 ha attraversato tre decenni di produzione senza tradire la sua identità: il quadrante nero, con la celebre triade di indici 3-6-9, gli indici a bastone e il triangolo a ore 12, le lancette Mercedes/lollipop, la dicitura cronometro sopra le ore 6 e la firma Rolex Oyster Perpetual Explorer sotto la corona a ore 12. Una grammatica visiva talmente riconoscibile da essere diventata un linguaggio. Non a caso, questa disposizione è oggi universalmente nota come quadrante Explorer, anche quando compare su modelli che con l’Explorer hanno poco a che fare, o addirittura su orologi di altri marchi.

Nel corso della sua lunga vita, Rolex ha modificato tecniche di stampa e materiali del quadrante, ma l’essenza del 1016 è rimasta intatta. Che si tratti della versione “dorata”, più brillante, o di quella “opaca”, più austera, un 1016 si riconosce immediatamente. Non ha complicazioni, non ha lancette aggiuntive, non cerca di stupire. È un orologio che, come una t-shirt bianca perfetta, sembra assorbire la personalità di chi lo indossa.

«Esistono molti Rolex vintage più espressivi, ma è proprio questo il fascino dell’Explorer: è il Rolex ridotto alla sua essenza, e ti chiede di contribuire con il tuo modo di interpretare la moda», osserva Stephen Pulvirent, fondatore di Rime & Reason e proprietario di un 1016. «Per molti versi è una destinazione, ma è anche la mappa per arrivarci». In fondo, il 1016 è un Explorer, e come tale è nella sua natura più profonda un orologio da campo. Nasce per segnare l’ora con precisione nei grandi spazi aperti, al polso di chi si avventura dove le mappe finiscono. La sua genealogia risale alla conquista dell’Everest da parte di Sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay nel 1953. Da quell’impresa è nato un Oyster Perpetual pensato per funzionare ovunque, in qualsiasi condizione, senza mai tradire il proprio compito. Da lì, lentamente, è emerso l’Explorer, un modello che non racconta l’avventura, ma la rende possibile.

Perché il 1016 è considerato l’ideale platonico di un orologio?

Il 1016 è considerato l’ideale platonico dell’orologio perché incarna una semplicità talmente perfetta da diventare forma. È essenziale, ma non minimale, sobrio e mai anonimo. Il suo quadrante nero, pulito e inequivocabilmente elegante, si adatta a qualsiasi contesto, dal denim quotidiano al completo sartoriale. Le dimensioni compatte della cassa gli permettono di scivolare sotto il polsino con naturalezza, mentre il bracciale Oyster, parte integrante della sua identità, gli conferisce quella doppia anima fatta di una robustezza sufficiente ad affrontare l’esterno, ma abbastanza raffinata per essere adatta a un ambiente formale.

L’assenza di lunetta girevole, pulsanti o complicazioni non è una mancanza, ma una dichiarazione d'intenti. Il 1016 non vuole stupire, ma durare. La cassa Oyster e il movimento a carica perpetua garantiscono affidabilità anche in condizioni avverse, trasformandolo in un compagno silenzioso e instancabile. Non sorprende, dunque, che Rolex lo abbia prodotto ininterrottamente dal 1960 al 1989, uno dei cicli più lunghi nella storia della Corona. L'estetica e le sue caratteristiche hanno conquistato gli acquirenti fin dall’inizio, contribuendo a rendere l’Explorer uno dei modelli più amati e longevi di sempre. Se si dovesse scegliere un solo orologio da indossare ogni giorno, un Explorer, e in particolare il 1016, sarebbe una delle scelte più sensate.

Il 1016 oggi

L’eredità del 1016 continua a risuonare nel mercato contemporaneo, sia vintage sia moderno. Alcuni Submariner d’epoca, rarissimi, montano quadranti Explorer e lo stesso vale per modelli più piccoli come il 5500, tecnicamente un Air-King, ma dotato di quadrante Explorer e della dicitura Oyster Perpetual. Un piccolo paradosso: un orologio “Frankenstein” perfettamente ufficiale, nato in casa Rolex. Anche il Tudor Ranger attuale riprende l’impostazione del suo antenato vintage, l’equivalente dell’Explorer nella famiglia Tudor. Il quadrante è di chiara ispirazione Explorer, pur con differenze significative: lancette a pala invece delle Mercedes, proporzioni riviste, e persino una variante “Dune” color sabbia, una tonalità mai apparsa sull’Explorer.

Allargando lo sguardo, marchi come Nivada Grenchen e Vaer propongono modelli che riecheggiano la filosofia del 1016: proporzioni equilibrate, quadranti leggibili, spirito da campo. È la prova che l’idea originaria dell’Explorer continua a generare eredi. Nel 2021, Rolex stessa ha riportato in catalogo una versione da 36 mm dell’Explorer (ref. 124270), un gesto che suona come un omaggio diretto al 1016. La Corona, insomma, riconosce apertamente che quell’equilibrio formale resta ancora oggi un punto di riferimento.

Le versioni più pregiate del 1016

All’interno della referenza 1016 esiste un universo di varianti, ciascuna con una propria identità. I quadranti dorati lucidi e quelli opachi successivi vengono spesso classificati in “Mark” (Mark 0, Mark 1, e così via) anche se, in molti casi, i collezionisti preferiscono descriverli invece di incasellarli. A questo si aggiungono le versioni con doppia firma di celebri rivenditori, i quadranti “tropicali” e persino un esemplare rarissimo con quadrante bianco. Tra le varianti più ambite, tre spiccano per fascino e unicità.

Matte Dial Mark 1 “Frog Foot”

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Il Mark 1 opaco è celebre per un dettaglio che i collezionisti considerano quasi un vezzo estetico: la corona Rolex, le cui cinque punte assumono una forma che ricorda vagamente le dita di una zampa di rana. Da qui il soprannome “Frog Foot”. Trovarne uno con una bella luminescenza al trizio, significa avere tra le mani un pezzo da asta, un orologio che racconta la storia del tempo attraverso la sua stessa patina.


Tiffany & Co.

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Un 1016 con doppia firma Tiffany & Co. è considerato il jackpot degli Explorer. Molti degli esemplari più celebri provengono dalla collezione di Rachel Lambert Mellon, orticoltrice e filantropa americana, e sono passati all’asta per cifre sorprendentemente contenute nel 2014, spesso sotto i 20.000 euro. Oggi, però, il mercato racconta un’altra storia: esemplari simili raggiungono valori sensibilmente più alti, talvolta il doppio.


The “Albino”

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Il caso più enigmatico è quello dell’Albino, un 1016 dal quadrante bianco venduto da Phillips nel 2007 per 49.000 euro. Presenta un quadrante a “punto esclamativo”, così chiamato per la forma dell’indice luminescente a ore 6, e una corona Rolex più corta del normale. È l’unico esemplare conosciuto con questa configurazione. Quando Phillips lo ha rimesso all’asta nel 2023, il prezzo è salito a 109.600 euro. Un incremento che testimonia quanto la rarità, nel mondo Rolex, sia una forza gravitazionale.


Un’eredità duratura

Tutte queste varianti contribuiscono a rendere l’Explorer ref. 1016 uno dei capitoli più ambiti della storia Rolex. Pur essendo stato prodotto per trent’anni in milioni di esemplari, il 1016 rimane incredibilmente ricercato e gli esemplari meglio conservati raggiungono facilmente cifre a cinque zeri. Un 1016 non è soltanto una referenza classica. È l’idea platonica dell’orologio da polso moderno, un oggetto progettato alla perfezione già a metà Novecento, che oggi non richiede alcuna revisione.

Articolo originariamente pubblicato su GQ US