Per anni alcuni prodotti in plastica tradizionale sono stati commercializzati come “riutilizzabili”, sfruttando una zona grigia normativa che ha reso più difficile distinguere le alternative realmente riutilizzabili dagli articoli concepiti per un uso limitato. Ora il quadro normativo si evolve: nuove disposizioni introducono criteri tecnici più precisi e chiamano produttori, distributori e utilizzatori professionali a verificare con maggiore attenzione le caratteristiche dei prodotti e la documentazione che ne attesta la conformità.
Dal 21 aprile 2027, secondo quanto indicato nel quadro normativo richiamato dal settore, chi commercializza un prodotto come riutilizzabile dovrà dimostrare il rispetto dei requisiti previsti. A questo si aggiunge il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che introduce ulteriori disposizioni per il packaging, con obblighi e scadenze differenti in base alle tipologie di prodotti e alle applicazioni.
GDO e ristorazione, cosa cambia

La transizione riguarda da vicino la grande distribuzione organizzata (GDO), dove negli ultimi anni è cresciuta l'offerta di stoviglie in plastica presentate come riutilizzabili. In questo contesto, le criticità legate alla documentazione e alle certificazioni di alcuni prodotti sono state oggetto anche di approfondimenti da parte di Legambiente. Per le aziende diventa quindi importante non affidarsi soltanto alle dichiarazioni commerciali riportate sulle confezioni, ma verificare che le caratteristiche promesse siano sostenute da prove tecniche adeguate e che le certificazioni si riferiscano effettivamente ai prodotti acquistati.
Anche il comparto HoReCa, che comprende hotel, ristoranti e catering, dovrà prestare attenzione alle nuove disposizioni. Delivery e asporto, in particolare, richiedono una valutazione delle soluzioni di packaging che tenga conto della destinazione d'uso, delle prestazioni e dei requisiti normativi applicabili.
Tracciabilità e documentazione al centro della transizione

Per produttori e distributori, l'adeguamento non riguarda soltanto la scelta dei materiali. Diventano centrali anche la tracciabilità delle forniture, la disponibilità di documenti tecnici aggiornati e la verifica delle caratteristiche dichiarate dai fornitori. Secondo SignorBIO, azienda italiana attiva nella distribuzione di stoviglie e packaging alimentare, anticipare i controlli può aiutare gli operatori a gestire le scadenze e a ridurre il rischio di acquistare prodotti non adeguatamente documentati. “Per le aziende - afferma a Gamechangers Andrea Zanini, CEO di SignorBIO - non si tratta soltanto di scegliere un materiale diverso, ma di poter dimostrare concretamente la conformità dei prodotti che acquistano e distribuiscono”.
La questione riguarda un mercato in cui sostenibilità e conformità normativa devono essere valutate sulla base di caratteristiche verificabili, evitando che termini come “riutilizzabile” o le dichiarazioni ambientali diventino semplici argomenti promozionali. Per la filiera del packaging alimentare si apre così una fase in cui la verifica preventiva di prodotti e fornitori assume un peso crescente. Per GDO e HoReCa, prepararsi alle nuove regole significa programmare gli acquisti, esaminare le certificazioni e individuare le soluzioni più adatte ai diversi utilizzi, tenendo conto sia delle prescrizioni ambientali sia delle esigenze operative.