BRENTONICO. Referendum sui vigneti sì? Referendum sui vigneti no? Restano sul tavolo tutte le ipotesi con il Comune che apre la porta: "Cerchiamo un accordo per evitare la consultazione ma non c'è la volontà di dialogare", mentre il Comitato ribatte che non è così, anche se sembra intenzionato a tirare dritto.
Un tema sempre caldo sull'Altopiano di Brentonico che parte da un grosso investimento di un privato a conferma di una dinamica in atto nel settore vitivinicolo: la ricerca di terreni in quota per far fronte al cambiamento climatico. Un arrivo di una grande player che ha sollevato qualche dubbio, anche a livello di amministrazione comunale che dopo le elezioni locali avviato un percorso e un tavolo di confronto con varie realtà per capire i margini di manovra e, se possibile, regolamentare la questione sul fronte anche urbanistico. Tempi, pure di analisi delle normative, giocoforza lunghi e nel frattempo alcuni cittadini si sono riuniti nel Comitato biodiversità e salute con una petizione prima e una raccolta firme per chiedere un referendum. Una situazione che ha portato a qualche botta e risposta tra le parti (Qui un riassunto della vicenda).
Negli scorsi giorni e dopo la trattazione in Consiglio comunale la questione si è arricchita di un nuovo capitolo. Un incontro alla Commissione regolamenti, un invito a partecipare esteso: attività agricole, capigruppo consiliare, alcuni cittadini e al Comitato promotore del referendum sul regolamento comunale. Una convocazione diramata la settimana di Ferragosto per giovedì 20 agosto.
Il giorno prima, mercoledì 19 agosto, il Comitato ha nel frattempo depositato le sottoscrizioni raccolte per l’indizione del referendum propositivo per l’adozione di un "Regolamento comunale per la tutela della salute e dell'ambiente nelle attività agricole": 589 sottoscrizioni.
"Ben più delle 380 necessarie ai sensi dello Statuto comunale per andare al voto", il commento dei proponenti. "Non siamo arrivati a mille come per la petizione consegnata a marzo sullo stesso argomento per due ragioni: da una parte, stavolta le firme andavano autenticate, e questo ha reso molto più complicato raccoglierle; dall’altra, non volevamo attendere oltre per consegnarle e quindi ci siamo fermati. Il territorio richiede un intervento urgente, e purtroppo l’inazione amministrativa finora non lo ha permesso. Quasi 600 sottoscrizioni raccolte in poco più di un mese, però, sono un grande risultato: ora, e finalmente, la parola potrà passare al popolo”.
Ora gli uffici comunali devono verificare la validità delle sottoscrizioni e notificare al sindaco la validità della documentazione. Ipoteticamente il referendum si potrebbe svolgere tra settembre e ottobre per introdurre misure più restrittive di quelle vigenti per l’uso dei prodotti fitosanitari: maggiori distanze di sicurezza da abitazioni, asili, scuole, parchi pubblici, strutture sanitarie, nonché nuove distanze di sicurezza da ricoveri di animali, apiari, colture biologiche e risorse idriche; maggiori limitazioni meteorologiche e orarie per l'irrorazione dei fitofarmaci; barriere vegetali obbligatorie entro le distanze di sicurezza per contenere l’effetto deriva.
A distanza di 24 ore dal deposito, ecco l'incontro. "Avevamo invitato il Comitato a partecipare alla Commissione già venerdì scorso, con l’obiettivo di aprire un confronto prima dell’avvio dell’iter referendario e verificare la possibilità di trovare una soluzione condivisa", spiega il Comune. "Il Comitato ha tuttavia depositato le firme nella giornata di martedì, prima quindi dell’incontro e prima di conoscere le proposte che l’amministrazione intendeva sottoporre al tavolo".
La posizione del Comitato è stata "illustrata attraverso un lungo intervento del primo firmatario della richiesta referendaria - ricostruisce il Comune - con l’esposizione di diversi studi scientifici, ma anche con diversi passaggi critici nei confronti dell’amministrazione e, in particolare, della segretaria comunale, alla quale è stato contestato un presunto 'pregiudizio ideologico' in relazione al parere espresso sulla proposta di regolamento respinta dal Consiglio comunale il 29 luglio".
Il Comitato ha ritenuto legittima la scelta dell’amministrazione di acquisire i diversi pareri, ma "sostenendo tuttavia che rivolgersi alla Provincia equivalga a 'chiedere all’oste se il vino è buono' e che sarebbe stato opportuno acquisire valutazioni anche da altri soggetti indipendenti", prosegue il Comune. "Da parte dell’amministrazione è stata ribadita la volontà di ricercare una soluzione condivisa, anche alla luce dei pareri della Commissione referendaria, dell’Azienda sanitaria, del Dipartimento enti locali, agricoltura e ambiente della Provincia di Trento e di Coldiretti, che evidenziano margini molto limitati per l’introduzione a livello comunale di disposizioni significativamente più restrittive rispetto alla normativa provinciale".
Nel corso della Commissione sono state quindi "avanzate diverse ipotesi per provare a costruire un percorso alternativo e condiviso", si legge ancora nella nota dell'amministrazione. "L’assessore Alessio Bertolli ha illustrato, tra queste, la possibilità di lavorare alla costituzione di un biodistretto biologico, fondato sull’adesione volontaria degli operatori e orientato alla valorizzazione del territorio e delle sue produzioni. Nessuna delle proposte avanzate nel corso dell’incontro ha tuttavia trovato, al momento, la disponibilità del Comitato nel voler approfondire un percorso comune".
Anche dai consiglieri di minoranza sono arrivati inviti al dialogo e alla ricerca di una soluzione capace di evitare una contrapposizione nella comunità. "Il consigliere Mauro Dossi ha proposto, in particolare, di aprire un tavolo coinvolgendo anche gli operatori del settore vitivinicolo. Alla richiesta di valutare il ritiro del referendum, il primo firmatario ha infine risposto che 'il dado ormai è tratto'. Allo stato attuale, dunque, il percorso sembra indirizzato verso il referendum. L’Amministrazione comunale, la Commissione Regolamenti e i capigruppo hanno invece confermato la volontà di mantenere aperto il confronto fino all’ultimo, nella convinzione che su un tema così delicato per Brentonico sia preferibile ricercare una soluzione condivisa, capace di tutelare salute, ambiente e lavoro senza creare nuove divisioni nella comunità", si conclude la nota del Comune.
A stretto giro la replica dei promotori al referendum. "Il Comitato finalmente convocato per essere udito, ha esposto ai consiglieri, ringraziandoli per l’opportunità fornita, le fondamenta scientifiche e giuridiche della richiesta di tutelare salute e ambiente in agricoltura, introducendo norme più stringenti per l’uso dei prodotti fitosanitari. In particolare, sono stati illustrati i risultati di numerosi studi scientifici recenti e autorevoli che evidenziano l’insufficienza dell’attuale regolamentazione, e ribadito la piena percorribilità giuridica delle proposte avanzate, sancita dall’ammissione del quesito referendario da parte della Commissione per i procedimenti referendari".
Il Comitato ha poi ricordato ai consiglieri, "che è il passaggio fondamentale omesso dall’amministrazione nel suo comunicato stampa, cosa prevede lo Statuto comunale in presenza di un quesito referendario giudicato ammissibile: sulla materia oggetto di referendum il Comune non può approvare alcun atto fino allo svolgimento della consultazione popolare, a meno che si tratti di un atto che recepisca le richieste del quesito referendario medesimo. Il Comitato, contrariamente a quanto sostenuto nel suo comunicato dall’amministrazione, non ha affatto chiuso la porta al dialogo, ma chiesto il rispetto di queste regole fissate dallo Statuto, in modo che il dialogo possa reggersi su di esse in piena legittimità. Riguardo a questo, il Comitato attende di conoscere la posizione del Comune".
Il Comitato non sente di aver chiuso la porta al dialogo quanto il rispetto delle regole. "Si smentisce anche la presunta contestazione di 'pregiudizi ideologici' o qualsivoglia altro rilievo nei confronti di ruoli o persone dell’amministrazione: il Comitato, nel legittimo esercizio della libertà di espressione, ha rivolto le sue critiche esclusivamente alle decisioni prese dall’amministrazione nelle settimane precedenti, mantenendo nei confronti dell’istituzione, del Consiglio comunale e di ogni ruolo o persona dell’amministrazione medesima il profondo rispetto che può avere chi, da mesi, sta semplicemente utilizzando gli strumenti di partecipazione messi a disposizione dallo Statuto comunale, non senza incappare in intimidazioni e minacce di vario genere", conclude il Comitato.