Politiche 2027, nelle Marche è già caccia al posto in Parlamento: chi parte in pole, chi rischia di restare fuori e la guerra per i capilista blindati

Politiche 2027, nelle Marche è già caccia al posto in Parlamento: chi parte in pole, chi rischia di restare fuori e la guerra per i capilista blindati
Politiche 2027, nelle Marche è già caccia al posto in Parlamento: chi parte in pole, chi rischia di restare fuori e la guerra per i capilista blindati

di Martina Marinangeli

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mercoledì 14 ottobre 2026, 01:40

Le regole del gioco sono state scritte. Da un emulatore di Azzeccagarbugli, ma comunque messe nero su bianco. Al netto di un intervento massivo della Consulta - chiamata ad esprimersi sulla costituzionalità o meno del documento - le elezioni Politiche del 2027 saranno normate dallo Stabilicum, varato l’8 ottobre alla Camera in terza lettura. Cosa che ha un po’ sparigliato le carte in tavola della politica marchigiana. La circoscrizione unica regionale preoccupa gli aspiranti candidati e il meccanismo dei “panchinari” - il listone che scatta con il premio di maggioranza per chi supera il 42% - rischia di sfavorire chi corre nelle liste proporzionali dei partiti. «Dobbiamo vincere, ma di misura», ragionano i maggiorenti di entrambi gli schieramenti, spiazzati dai meccanismi elettorali.

Dimmi dove e quando

Al netto della data del voto, ultima incognita rimasta e sulla quale ognuno ha la sua opinione - «Se dovessi scommettere un euro, lo punterei su maggio», dice uno. «No, si arriva a scadenza naturale delle legislatura a settembre», replica l’altro - i politici marchigiani hanno già iniziato a valutare se sia il caso o meno di correre per un posto al sole a Roma. Di solito, gli scranni dorati del Parlamento sono i più ambiti e c’è la fila per candidarsi. Ma stavolta rischia di essere un gioco al massacro: riuscire a prendere voti da nord a sud in una circoscrizione su base regionale non è semplice. «Va a finire che si sborsano decine di migliaia di euro per una campagna elettorale lacrime e sangue per poi restare a mani vuote», il ragionamento più diffuso. Per molti partiti non sarà facile trovare 14 nomi (7 per la Camera e 7 per il Senato) da srotolare nelle schede elettorali. Ed è già partita la caccia al posto blindato da capolista, soprattutto in quegli schieramenti che, con ogni probabilità, riusciranno a far scattare solo quello (al netto del listone del premio di governabilità che fa storia a sé): Forza Italia, Lega e Avs, solo per fare gli esempi più altisonanti. Diverso il discorso per Fratelli d’Italia, Partito democratico e (forse) Movimento 5 Stelle, che hanno buone chance di accaparrasi più scranni. Partiamo dal partito con la pattuglia più nutrita alle Camere: FdI. Nel 2022 riuscì a piazzare ben 5 parlamentari, anzi 6 se si conta anche Rachele Silvestri, eletta in Abruzzo: Lucia Albano (diventata poi pure sottosegretaria al Ministero di Economia e Finanza), Antonio Baldelli e Stefano Benvenuti Gostoli alla Camera; Guido Castelli (nominato commissario alla ricostruzione post-sisma) ed Elena Leonardi al Senato.

Chi corre, chi arranca

Tutti al primo mandato (Albano a parte, che era già entrata in Parlamento nel 2020 per sostituire Francesco Acquaroli, eletto governatore) quindi ampiamente ricandidabili. Ma con un sistema proporzionale basato sulle preferenze, ha più possibilità di risultare eletto chi ha giocato meglio le sue carte in questi 5 anni. Alla coordinatrice regionale Leonardi potrebbe spettare uno dei due posti da capolista bloccato, cosa che la farebbe tornare in Parlamento in carrozza. Nella competizione voto a voto, invece, i cavalli di razza sono Guido Castelli e Antonio Baldelli; partono indietro Albano e Gostoli, meno avvezzi alla guerriglia delle preferenze. Tra gli outsider, ha invece ottime chance di ottenere un biglietto per Roma il capogruppo Andrea Putzu, problem solver e fedelissimo di Acquaroli. Il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti ha accarezzato il sogno della candidatura ma, almeno per il momento, il partito non sembra incline a permettergli di lasciare il Comune a metà del mandato.

L’alleato che non ti aspetti

E dire che la fascia tricolore ha un sostenitore a dir poco inaspettato: il consigliere regionale della Lega Andrea Antonini. Se Fioravanti si candidasse e venisse eletto in Parlamento, lui scenderebbe in campo ad Ascoli per raccogliere il testimone da sindaco. Il resto del Carroccio è invece proiettato sulle Politiche: si entrerà più nel merito dopo il Congresso del 24 e 25 ottobre, ma il leader Salvini ha già fatto sapere che nelle liste vuole gente che porta voti, non tappabuchi. Quindi largo a sindaci - come Luca Paolorossi di Filottrano - e a chi si è già contato alle Regionali, consiglieri in primis. Un posto da capolista bloccato spetta con ogni probabilità alla segretaria regionale Giorgia Latini, deputata uscente. Resta l’incognita Mauro Lucentini, che in Parlamento vorrebbe anche tornarci, ma dipende dalle condizioni della campagna elettorale. Restando nel centrodestra, Forza Italia ha poco margine di manovra: il deputato uscente Francesco Battistoni si è ritagliato la riconferma su misura: nel 2022, da commissario, si era fatto piazzare nel collegio blindato Fermo-Ascoli, nonostante sia laziale; ora si è fatto eleggere segretario azzurro delle Marche così da ricandidarsi senza sbavature e per lui si apre la posizione di capolista bloccato alla Camera, dove i forzisti hanno più chance di far scattare qualcuno. Le altre rischiano di essere per lo più candidature di servizio: prende quota il nome del sindaco di Numana e segretario provinciale FI di Ancona Gianluigi Tombolini, così come quello della capogruppo regionale Jessica Marcozzi. Difficile definire le quotazioni di Futuro Nazionale di Vannacci, ma nelle Marche si candiderà di sicuro il sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, coordinatore regionale del movimento.

L’altra metà del cielo

Virando a sinistra, nel campo progressista sarà il Pd a fare la parte del leone con le preferenze. Tolta la pattuglia dei panchinari, può piazzare due nomi sicuri alla Camera e uno al Senato. Alla deputata uscente Irene Manzi - che ha anche un posto nella segreteria nazionale - spetterà quasi sicuramente lo spot da capolista bloccato alla Camera e l’altro parlamentare dem eletto nel 2022, Augusto Curti, con ogni probabilità verrà candidato nel listino. Tra chi spera nella candidatura, ci sono i consiglieri regionali Micaela Vitri, Maurizio Mangialardi e Antonio Mastrovincenzo, anche se la nuova legge elettorale con circoscrizione unica ha un po’ smorzato gli entusiasmi, Diverso il discorso per la capogruppo Valeria Mancinelli, che alle Regionali del 2025 ha sbancato con oltre 8mila voti: un posto in Senato, se lo vuole, non glielo toglie nessuno.

Forse pure da capolista blindata. Improbabile una discesa in campo dell’eurodeputato Matteo Ricci: con le traversie giudiziarie in corso, su di lui si riaccenderebbero i riflettori nazionali e ripartirebbe il tiro al piccione visto alle Regionali. Un bagno di sangue evitabile.

Alessia Morani resta alla finestra, in attesa di capire si qualcuno tra gli eletti a Bruxelles (leggi: Nardella o Laureti) si candiderà a Roma, lasciando a lei lo scranno europeo. Poi deciderà. In casa Avs, l’unico che ha i numeri per correre seriamente nella gara capitolina è il capogruppo regionale Andrea Nobili e potrebbe anche decidere di scendere in campo portando in dote voti al partito. Ma solo se, come capolista bloccato, ci fosse un maggiorente nazionale (tipo Bonelli, Fratoianni o Piccolotti, che è pure originaria delle Marche) candidato anche in altri collegi e pronto a lasciargli il posto. Per il Movimento 5 Stelle i due parlamentari uscenti - Giorgio Fede e Roberto Cataldi - sono già al secondo mandato; stesso problema per l’altro volto noto tra i pentastellati marchigiani, quello della capogruppo regionale Marta Ruggeri. A tutti e tre servirebbe una deroga del leader Conte per potersi candidare. A questi nomi, nelle liste dei candidati potrebbero aggiungersi anche quello del sindaco di Castelfidardo Roberto Ascani - in scadenza di mandato - e degli ex parlamentari Mirella Emiliozzi e Sergio Romagnoli. Non c’è ancora la data, ma tutti stanno già scaldando i motori.

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