Polo commerciale Simonetti a Piediripa, la palla ripassa ai consiglieri: la pratica approderà in Aula ad ottobre

MACERATA La questione del nuovo centro commerciale che l’azienda Fratelli Simonetti vuol realizzare a Piediripa andrà all’esame del Consiglio comunale del prossimo ottobre. Una posizione emersa in questi ultimi giorni in Comune a fronte di una richiesta avanzata dall’azienda. Dunque si tornerà a parlare della vicenda a tre mesi di distanza dalla pubblicazione della sentenza con la quale il Tar ha annullato la delibera del Consiglio comunale del 15 maggio 2025 con cui era stata bocciata (15 voti contro 14) la proposta di variante al Prg. La sentenza è stata firmata dalla presidente del Tar Marche Concetta Anastasi e dai giudici Gianluca Morri e Fabio Belfiori, mentre il ricorso della Fratelli Simonetti era stato presentato dagli avvocati Giuseppe Domenella e Maria Lalla contro il Comune di Macerata.

 La sentenza

I giudici hanno detto in sintesi che la Fratelli Simonetti ha un titolo edificatorio dal lontano 2015, che la pronuncia ultima del Consiglio comunale doveva semmai limitarsi all’esame delle varianti proposte rispetto al progetto originario e che comunque la bocciatura della delibera non è suffragata da motivazioni. Dunque ora si riparte dall’aula consiliare, da capire con quale riferimento. La Fratelli Simonetti ha autorizzato il progetto iniziale legato al parco commerciale (una serie di capannoni non collegati tra loro, in base alle norme dell’epoca) e aveva chiesto una variante per ridurre la volumetria accorpando però le unità immobiliari. Questo progetto era naufragato in Consiglio grazie anche a qualche franco tiratore in maggioranza. Ora non è ancora dato sapere quale proposta sarà presentata all’esame dell’aula: il sindaco Sandro Parcaroli e la sua amministrazione vogliono prima fare il punto della situazione e spiegare il tutto ai consiglieri per poi arrivare a una posizione condivisa, Possibile che ci possa essere una riunione di maggioranza alla ripresa dell’attività politica, cosa che tradizionalmente avviene in città dopo la festività patronale di San Giuliano. Il sindaco Sandro Parcaroli ha sempre detto e ribadito di essere favorevole al nuovo progetto presentato da Simonetti perché rende attrattivo l’intero territorio, ha un riflesso occupazionale positivo e una non trascurabile ricaduta tributaria sulle asfittiche casse comunali (specie in vista della chiusura dello storico contenzioso multimilionario con la Nuova via Trento). Il centrodestra si è presentato alle elezioni ribadendo la posizione favorevole all’insediamento commerciale ma ci sarà sicuramente qualcuno che marcerà in direzione ostinata e contraria rispetto alla sua maggioranza e alle indicazioni dei partiti. Insomma c’è il solito problemino dei conti finali: conti per approvare la delibera e conti da fare per pagare gli eventuali danni.

La partita

Partita complessa quella che si annuncia in questo avvio di Parcaroli bis. Vale la pena riprendere alcune dichiarazioni di Alberto Simonetti, amministratore delegato della società, poco dopo la sentenza del Tar: «Per anni il nostro progetto è stato raccontato come il problema. Oggi una sentenza del Tar ci dice che forse il problema era altrove. I giudici hanno accolto il nostro ricorso e annullato il provvedimento che aveva bloccato l’iter. Un pronunciamento che dovrebbe indurre a una riflessione seria e a un’assunzione di responsabilità. La domanda che oggi molti cittadini si pongono è semplice: chi risarcirà gli anni perduti? Chi risponderà alle centinaia di lavoratori che avrebbero potuto trovare occupazione? Un progetto capace di generare centinaia di occupati avrebbe meritato una valutazione basata esclusivamente sui fatti e sulle regole. Non sulle convenienze politiche, non sulle contrapposizioni di schieramento. La sentenza del Tar non assegna medaglie a nessuno, ma certifica una realtà: chi ha scelto la strada del blocco a tutti i costi dovrà spiegare alla città perché. Perché se un progetto è sbagliato, lo si dimostra nel merito. Se un progetto non rispetta le regole, lo si dimostra nelle sedi competenti. Ma quando quelle stesse sedi competenti smentiscono le decisioni assunte, il problema non è più l’investimento. Diventa la qualità delle scelte politiche compiute».