Pontormo, Michelangelo, Tiziano e le Maddalene di Vittoria Colonna - Libri - Altre Proposte - Ansa.it

(di Francesca Chiri) ANDREA DONATI, NEL RAGGIO DI APOLLO.
SCRITTI DI STORIA DELL'ARTE (ETGRAPHIAE EDITORE; 375 PAGINE; ILLUSTRAZIONI A COLORI; 200 EURO) Una Maddalena "bellissima, lagrimosa più che si può". E' attorno a questa commissione impartita da una delle donne più affascinanti e importanti del Rinascimento italiano, Vittoria Colonna, che si intreccia una di quelle vicende che a volte rendono la storia, e quella dell'arte, un romanzo intrigante. E che ora, in coincidenza con la mostra che si aperta alle Scuderie del Quirinale a Roma si lega con la pubblicazione di un nuovo libro, riaccendendo un faro su quella triangolazione che collega Vittoria a Tiziano e Michelangelo e, attraverso di lui, a Pontormo.
A raccontare questa storia è uno dei 31 capitoli del nuovo libro dello storico dell'arte indipendente Andrea Donati, 'Nel raggio di Apollo', una raccolta di saggi, alcuni editi, ma aggiornati, ed altri inediti, che coprono circa tre secoli di storia dell'arte. Nel corposo volume l'autore riporta tra l'altro i risultati dei suoi studi sulla figura della Maddalena, e sulla bellissima trasposizione che ne fece per primo Tiziano quando in un momento di felice creatività dipinse un quadro per Vittoria Colonna.
"Da allora - scrive Donati - la Maddalena penitente ha colpito l'immaginario erotico, piuttosto che il sentimento religioso, stimolando generazioni di artisti". E segnando allo stesso tempo una delle fortune di Tiziano che su quella intuizione alimentò larga parte del suo successo, arrivando a dipingere versioni del quadro per decine e decine di committenti.
Tutto ebbe inizio nel 1531: la nobile poetessa, cultrice delle arti, vedova del celeberrimo Marchese di Pescara, Ferrante d'Avalos, morto circa 5 anni prima, dopo la battaglia di Pavia, risiedeva allora nell'isola di Ischia, nel castello che fu al centro di una splendida corte rinascimentale, frequentata da dame, cavalieri e artisti. La marchesa di Pescara era particolarmente devota a santa Maria Maddalena di cui già collezionava alcune rappresentazioni, ma il culto per la Santa divenne quasi ossessivo durante la vedovanza. Fu allora che la marchesa, che conosceva Tiziano e Michelangelo solo di fama, li incaricò di dipingere una Maddalena "provocando una competizione a distanza che desta meraviglia per l'audacia di chi la espresse, per la congiuntura storica in cui avvenne e per il differente carattere e condizione personale dei due artisti chiamati in causa".
Tiziano, infatti, si dette subito da fare e, nel giro di due mesi, consegnò l'opera. Contemporaneamente la stessa richiesta era stata fatta pervenire a Firenze a Michelangelo Buonarroti che invece tergiversò a lungo: Firenze era stata appena riconquistata dalle truppe imperiali, capitanate da Alfonso d'Avalos, dopo che era capitolata la Repubblica Fiorentina che Michelangelo aveva sostenuto. L'artista si trovava quindi in difficoltà per aver tradito il Pontefice: ottenuto il suo perdono era però obbligato a servire unicamente il Papa. Messo alle strette dalla marchesa si decise infine a disegnare un cartone preparatorio della Maddalena che fece però dipingere ad un'altra mano, ma nel suo studio, dove poteva seguire passo passo l'evoluzione dell'opera. Il pittore a cui affidò questo compito si chiamava Jacopo Pontormo.
Ma se Tiziano aveva ottemperato alla richiesta della marchesa di dipingere una Maddalena "lagrimosa più che si può", realizzando quel capolavoro che univa insieme il tema sacro del pentimento e la prorompente carica erotica della Maddalena dalla pelle chiarissima e dai folti capelli biondo-rame, l'interpretazione di Michelangelo fu altrettanto stupefacente ma di tutt'altro tenore. Aveva infatti deciso di rappresentare la Maddalena nel momento in cui le appare il Cristo risorto e le dice: 'non mi toccare', "Noli me tangere", perché non è più un corpo fisico quello che le appare ma è il corpo risorto. Un modo, osserva Donati, che stava quasi a significare la ritrosia di Michelangelo che desiderava avvicinarsi alla marchesa ma non poteva in quel momento soddisfare a pieno la sua richiesta, "noli me tangere", in quanto doveva unicamente lavorare per il Pontefice. Il suo timore era quello di tradire nuovamente il Pontefice e così perdere definitivamente la sua fiducia.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA