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- Porto, centro di gravità. Ottomila passeggeri al giorno, migliaia di auto. Ma la città non li cattura
Quasi nessuno si ferma: arrivano e s’imbarcano o scendono e se ne vanno. Ancona punto di riferimento internazionale che meriterebbe più attenzione. Panchine sporche e scrostate, servizi carenti e troppa sporcizia.

Quasi nessuno si ferma: arrivano e s’imbarcano o scendono e se ne vanno. Ancona punto di riferimento internazionale che meriterebbe più attenzione. Panchine sporche e scrostate, servizi carenti e troppa sporcizia.

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Nel weekend dopo Ferragosto il porto di Ancona è ancora un via vai di mezzi e persone in partenza o in arrivo da e per mete in Croazia, in Grecia e in Albania, un brulicare continuo che ha il suo centro di gravità permanente nella stazione marittima, l’Ancona Ferries Terminal di via Einaudi, con il suo parcheggio, con l’ombra della bretella del porto sotto cui trovano riparo camper, caravan, furgoni e semplici auto cariche di famiglie. Le destinazioni di arrivo o provenienza sono sei: Zara, Spalato, Durazzo, Igoumenitsa, Corfù e Patrasso. C’è chi va in vacanza, chi torna, gente emigrata tanti anni fa che sfrutta il periodo estivo per tornare nella casa natale fino in Turchia, e poi motociclisti, camionisti, genitori che arrivano a depositare o a recuperare ragazzi partiti con gli amici per la prima esperienza in libertà, lontano dalla famiglia.
C’è tutto questo, ma anche ogni altra declinazione del viaggio e dei possibili disagi conseguenti, come quelli che ha dovuto affrontare una coppia di argentini che prima ha affittato un’autovettura per andare alla scoperta del sud Italia e poi è arrivata ad Ancona con destinazione Spalato per scoprire in ritardo che la nave Dalmacija della compagnia Jadrolinija è guasta e riprenderà a collegare la città croata ad Ancona e Bari soltanto da settembre. Targhe albanesi, tedesche, francesi, olandesi, turche e, naturalmente, italiane, si alternano ordinatamente nella zona della stazione marittima, prima di ricomporsi in file pronte a salire sulle navi delle diverse compagnie che collegano il porto del capoluogo con le destinazioni al di là dell’Adriatico. C’è il profumo della vacanza che comincia, oppure il cruccio per quella che finisce, un processo che per molti si rinnoverà tra un anno circa, e Ancona quasi sempre è il mezzo, ma non il fine, pronta o meno pronta a fare da tramite tra la sua terra e il suo mare, cercando nel contempo di accogliere nel modo migliore possibile le migliaia di turisti che ogni giorno circolano intorno al porto: le statistiche parlano di 7mila, 8mila al giorno, con punte di 18mila a Ferragosto, senza parlare delle navi da crociera. Una missione difficile, quella di provare a conquistare la folla di passeggeri che attraversa il capoluogo, complicata anche quella di attrarla con la qualità dei servizi. D’altra parte basta fare un giro alla stazione marittima, o intervistare i suoi frequentatori, per rendersene conto. A pochi passi dal parcheggio auto, infatti, c’è quello dei camion con il suo misero bagno chimico a servire centinaia di camionisti di ogni nazionalità, a fianco una sorta di discarica abusiva. Dall’altra parte della recinzione un ordinato parcheggio in cui l’ombra è solo un’utopia, oppure un caso, come quella della bretella stradale che passa sopra il piazzale retrostante e che funge da riparo per tantissimi mezzi. Le panchine fuori dalla stazione sono sudicie e scrostate, il bar esterno a poche decine di metri è altrettanto sporco, le sigarette sono ovunque, lungo il perimetro un tavolino di plastica rotto è stato abbandonato a se stesso, rovesciato per terra, mentre i turisti bevono il caffè a pochi metri. Anche all’interno del terminal-biglietteria le sedute di metallo forato non hanno un bell’aspetto e attendono che qualcuno ci passi almeno uno straccio bagnato per poter essere pronte ad accogliere l’orda di turisti del weekend. Eppure c’è anche chi arriva dal Sudafrica con un cappello di paglia e una chitarra in spalla, pronto a trascorrere giornate spensierate dall’altro lato dell’Adriatico. Gente che merita qualcosa di più, insomma.
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