Vince L'Aurora ma le sorprese sono Rosita Brucoli, Bambina, Mabi e Simona Valente. L'intervista a Gaetano d'Aponte
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Il Premio Bianca d’Aponte congeda ma la sua ventiduesima edizione e da oggi si lavora già per il 2027. Le dieci cantautrici che si sono alternate, per due sere, sul palco del Teatro Cimarosa di Aversa hanno confermato che l’arte della parola accompagnata dalla musica è in ottima salute. Per me è stato il secondo anno in questa popolosa città campana che si è trasformata, grazie alla passione e alla visionarietà di Gaetano D’Aponte, in un baluardo di avanguardie musicali. Una delle grandi bellezze di questo Premio è la dimensione da factory: il tempo è condiviso, non ci sono barriere tra artiste in gara, invitati, giurati e ospiti, sempre nel rispetto dei singoli ruoli. Qui si fanno scoperte e si fanno incontri. Parto dalle prime: sono quattro le cantautrici che per me hanno declinato il loro mondo musicale in maniera assolutamente identitaria e si tratta di Rosita Brucoli, Bambina, Simona Valente (che con la sorella Alessandra e Nicholas Palmieri ha creato il collettivo barese Il Maestrale) e Mabi che hanno portato in finale rispettivamente Fiori Distrutti, Dialogo con la Paura, Le Farfalle e Al Contrario. Aversa è poi luogo di incontri e ritrovamenti, di scoperte e di abbracci. Ovviamente in testa Gaetano D’Aponte e la sua ombra Gennaro Gatto, colui che tesse le fila di tutto. Ho conosciuto musicisti straordinari a partire da Guido Della Gatta e poi Roberta Andreozzi e Alessandro Crescenzo (che durante la serata finale ha ricordato un amico del Premio che non c’è più ed è Pietro Ventrone), coppia di vita e (spesso) di musica sui quali aleggia la leggenda di un corteggiamento durato sei mesi. Finalista l’anno scorso è tornata solo per assistere (e questo dimostra quanto questo Premio crei dipendenza emotiva) la cantautrice Martina Giglio; ho abbracciato Ramiro Levy dei Selton, gruppo tra i innovativi degli ultimi vent’anni con la loro capacità di mescolare cultura e musica, e Veronica Marchi capitana coraggiosa della musica, sia come cantautrice che come fondatrice dell’etichetta Maieutica Dischi. Tra gli ospiti della serata finale Alfina Scorza che ha raccontato un po’ del suo album Vent’Anni, un’altra eccellenza. Infine un pensiero al maestro Ferruccio Spinetti che ha la direzione artistica della rassegna E dulcis in fundo la triangolazione del gusto che quest’anno è stata tra il bar Berenice, l’Hotel Building e il ristorante Pizza & Pasta, dove terminavano le serate perché la cena qui per tradizione è quando si spegne la musica. È L’Aurora a vincere la 22ª edizione del Premio Bianca d’Aponte: a lei va una borsa di studio di 1.000 euro e la partecipazione come ospite alla prossima edizione del Premio; questa artista calabrese si è aggiudicata anche la targa per la migliore interpretazione. Rosita Brucoli porta a casa Premio della Critica Fausto Mesolella (storico direttore artistico dell’evento) con una borsa di studio di 800 euro e la possibilità di esibirsi come ospite al Premio Nilla Pizzi il prossimo novembre; a lei pure il premio dell’etichetta femminile Maieutica Dischi di Veronica Marchi (vincitrice della prima edizione del Premio) per la produzione e pubblicazione di un brano. La giuria generale ha assegnato inoltre la targa al miglior testo (dedicata a Oscar Avogadro) a Mabi e quella alla migliore musica a Bambina, che avrà anche l’opportunità di partecipare al festival “Femminile plurale” di Montella (Avellino). MVR si è meritata invece il “Premio ’Na stella” del Virus Studio, con l’incisione di un brano con la produzione artistica di Ferruccio Spinetti e Alessandro Guasconi, mentre a Natalia Abbascià va una proposta per una possibile collaborazione artistica con l’etichetta Suoni dall’Italia di Mariella Nava. ESplendide finaliste anche Fabula, Miriam Ricordi, Sarai e Simona Valente.
GAETANO D'APONTE: "SONO PAPA' E NONNO DI TUTTE LE RAGAZZE"
Gaetano abbiamo chiuso la 22ma edizione: quest’anno livello delle finaliste altissimo, il “tuo” Premio è sempre più il racconto di una nuova generazione di cantautrici che attraverso la musica dialoga con la società.
Non sono un addetto ai lavori né ho fatto nulla per diventarlo e questa è una ricchezza perché mi ha tenuto più distaccato dai parametri degli addetti ai lavori. Partirei se no da una reazione emotiva ed emozionale che mi distrarrebbe. Quindi quello che posso dirti è che a livello qualitativo siamo più che dignitosi, non saprei trovare altri aggettivi.
Bianca sarà felice, lassù nel paradiso degli artisti, per quanto tu e il tuo team state facendo per il cantautorato declinato al femminile.
Ti direi di sì anche se c’è un rammarico e mi riferisco proprio al percorso di Bianca: ho la sensazione che oggi tanti ragazzi e ragazze con questa passione sia un po’ lasciati a se stessi, che l’eccesso di visibilità abbia sottratto spazio all’artigianalità che dovrebbe avere questo mestiere. Mi ricordo che un personaggio conosciuto e affascinante quale è stato Lilli Greco mi raccontò il percorso di Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Paolo Conte e tanti altri che venivano seguiti, c’era un investimento su di loro.
Siamo figli della nostra epoca, purtroppo, un’epoca di totale impoverimento culturale.
Oggi vedo i ragazzi trascurati, quello che percepisco è tanta omologazione e ascoltando le circa 250 candidature che ci arrivano ogni anno talvolta ho la sensazione che ci sia un po’ omologazione su temi, sonorità, vocalità.
Concordo, ma restate una Fortezza Bastiani della libertà artistica, tu e le tue ragazze. Sai per loro mi sento sempre un papà anzi un nonno ormai. Se ti guardi indietro e pensi agli albori del tuo Premio, che ricordi hai?
All’inizio mi sono lasciato molto guidare, ero sollevato dal fatto che alla guida ci fosse un musicista come Fausto Mesolella, che ci ha dato delle importanti imbeccate. Va detto anche che all’inizio le richieste di partecipazione avevano numeri più accessibili, ci vedevamo in associazione per quattro sere, una a settimana, è lui aveva una sensibilità speciale.
Come la racconteresti?
Fausto ci diceva questa bellissima ma non per noi. Poi un’altra canzone diceva che faceva viaggiare perché per le immagini testuali portava in giro. Fausto coglieva gli angoli delle canzoni, un artista non deve chiudersi in sé.
Lo scorso anno hai pubblicato un album con le canzoni di Bianca e per altro col singolo Straniero siete arrivati nella cinquina finale del Premio Tenco.
Quel disco è stato un processo inatteso, Bianca aveva già fatto dei provini per la BMG che avevano colpito qualche immaginario, grazie a Oscar Avogadro che la aveva adocchiata. Personalmente lo avrei realizzato fin dall’inizio utilizzando i suoi provini ma l’etichetta non essendoci più lei (Bianca è morta improvvisamente nel 2003, ndr) non erano più interessati e io mi sono detto disposto a vendere la casa pur di pubblicare il disco. Oscar mi ha bloccato e col tempo è iniziato il percorso delle sue canzoni interpretate da altri è ha continuato a farsi conoscere. Tanta gente si è innamorata della sua musica e io per farlo tutto l’archivio. Ti confesso che ci avevo perso la speranza.
Ora che succede?
Si comincia a preparare l’edizione del 2027!